Il summit di Erevan

Europa chiama Canada per costruire un’alternativa agli Usa di Trump

Per la prima volta al vertice della Comunità politica europea ha partecipato il Canada di Mark Carnery, un Paese con cui l’Unione europea sta stringendo legami sempre più stretti. Per l’Altra rappresentante Kallas, gli annunci e le scelte Usa in ambito militare dimostrano «che dobbiamo davvero rafforzare il pilastro europeo all’interno della Nato».

dal nostro corrispondente Beda Romano

Da sinistra a destra, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen , il primo ministro canadese Mark Carney, il segretario generale della Nato Mark Rutte, il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelenskyy e il primo ministro finlandese Petteri Orpo durante l'ottavo vertice della Comunità politica europea a Erevan, in Armenia APN

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BRUXELLES – Mai come ieri a Erevan l’Europa si è posta come alternativa politica ed economica all’America di Donald Trump. In un contesto internazionale segnato da conflitti militari e guerre commerciali provocate scientemente da Washington, i Ventisette si sono riuniti in Armenia con i paesi del grande vicinato europeo, e non solo. Per la prima volta ha partecipato anche il Canada, un paese con cui l’Unione europea sta stringendo legami sempre più stretti.

«In un mondo sempre più caotico (…) l’Europa deve essere in prima linea nella difesa dell’ordine internazionale basato sulle regole, e fondato sulla Carta delle Nazioni Unite quale pilastro principale del multilateralismo», ha spiegato da Erevan il presidente del Consiglio europeo António Costa. Peraltro, ha aggiunto l’ex premier portoghese, «la crescente instabilità richiede un partenariato multipolare per promuovere una pace sostenibile e garantire una prosperità condivisa».

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La difesa del presidente Costa del «modo europeo» di comportarsi sulla scena internazionale è giunta in occasione dell’ottavo incontro della Comunità politica europea, un consesso che due volte all’anno raggruppa i capi di Stato e di governo dell’intera Europa. Questa volta la riunione si è svolta in Armenia, alla frontiera con l’Asia. Il momento è delicato. Oltre alle guerre in Ucraina e in Iran, l’Unione europea deve fare i conti con decisioni americane sempre più anti-europee.

Nel fine settimana scorso, il presidente Donald Trump ha annunciato un inatteso aumento dei dazi sulle auto importate dall’Europa, dal 15 al 25% (ancora ieri sera mancavano tuttavia dettagli legali sul nuovo provvedimento). Nel contempo, ha avvertito che vi sarà un ritiro di 5mila soldati americani dalla Germania. Il disimpegno, ha spiegato il Dipartimento alla Guerra, avrà luogo nel giro di 6-12 mesi.

Da Erevan le reazioni si sono volute diplomatiche. A proposito della scelta militare americana, l’Alta Rappresentante Kaja Kallas ha spiegato: «Ciò dimostra che dobbiamo davvero rafforzare il pilastro europeo all’interno della Nato e che dobbiamo davvero impegnarci di più». Il ritiro parziale dei soldati americani – di stanza in Germania ci sono 30mila militari, giunge mentre gli Stati Uniti hanno anche deciso di non inviare in Europa un battaglione armato di missili a lunga gittata.

Nel valutare le scelte della Casa Bianca va tenuto presente che il numero di soldati americani di stanza in Europa è dettato da una legge del Congresso che per ora stabilisce la presenza totale a 76mila militari. Sempre da Erevan, il segretario generale della Nato Mark Rutte ha voluto giustificare la decisione di Washington: «Da parte americana, c’è delusione per la reazione europea» dinanzi alla guerra degli Stati Uniti contro l’Iran. Gli alleati europei hanno per ora escluso qualsiasi coinvolgimento.

L’instabilità internazionale rafforza indirettamente il ruolo europeo nel mondo. Alla riunione di ieri a Erevan ha partecipato il vicepresidente turco Cevdet Yılmaz. La sua presenza è interessante per vari motivi. Solitamente agli incontri partecipano i capi di Stato e di governo. Per la Turchia si è fatta una eccezione, a conferma dell’importanza che viene attribuita al rapprochement tra Bruxelles e Ankara. Inoltre, è significativa la presenza di un alto dirigente turco in Armenia (visti i trascorsi storici).

La presenza del Canada ieri a Erevan è altrettanto, se non più interessante. I legami tra Ottawa e Bruxelles si sono rafforzati molto in questi mesi, non solo da un punto di vista economico, ma anche militare. Entrambi i paesi sono nel mirino del presidente Trump; ed entrambi stanno facendo quadrato. Ha affermato il premier Mark Carney: «La mia forte convinzione personale è che, mentre l’ordine internazionale sarà ricostruito, lo sarà a partire dall’Europa».

Malgrado le molte incertezze del processo decisionale bruxellese (e le molte dipendenze europee nei confronti degli Stati Uniti), l’Unione europea si sta rivelando agli occhi di molti paesi terzi una possibile alternativa all’America del presidente Trump. Ha ammesso il premier inglese Keir Starmer da Erevan: «Non possiamo negare che alcune delle alleanze su cui abbiamo imparato a fare affidamento in questi decenni non siano al livello che vorremmo».

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