Sardegna

Eurallumina, due giorni per salvare il programma di investimenti

di Davide Madeddu

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Due giorni per “salvare” il piano di investimenti da 300 milioni di euro e rilanciare gli impianti del polo industriale di Portovesme dell’Eurallumina. L’azienda che, sotto il controllo della russa Rusal, si occupava della raffinazione della bauxite e trasformazione in allumina nello stabilimento di Portovesme.

Il pressing dei sindacati

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Il pressing parte dai sindacati, dopo l’incontro con i vertici di Eurallumina e Confindustria per fare il punto sullo stato della vertenza. Al centro il fatto che l’azienda debba, ancora, fare i conti con il congelamento delle azioni e dei conti nell’ambito delle procedure sanzionatorie contro la Russia. Proprio per questo motivo dallo scorso settembre, nonostante gli appelli e le prese di posizione, la Rusal ha deciso di non anticipare ulteriori risorse per la gestione della raffineria di Portovesme.

Risposta entro il 12 novembre

Entro il 12 novembre l’azienda attende risposte proprio in merito all’istanza relativa al blocco dei fondi. A ricostruire la vicenda, partendo dall’incontro dei giorni scorsi è un lungo documento firmato da Filctem, Femca e Uiltec, in cui si annuncia anche l’avvio della mobilitazione.

«Nonostante l’auspicio espresso dal Ministro Adolfo Urso a valle della riunione del 16 settembre scorso» il problema non ha ancora soluzione. «Allo stato attuale la vicenda non è stata ancora risolta né pare possa delinearsi positivamente nel breve termine - scrivono i sindacati -. È dunque indispensabile garantire la continuità finanziaria all’Eurallumina per scongiurare l’eventuale scenario della liquidazione societaria, con tutte le implicazioni a cascata che ciò comporterebbe dopo tanti anni di attività produttiva sul territorio».

In questo periodo, come rimarcano i sindacati, «l’Agenzia del Demanio ha adempiuto ai propri obblighi e comunicato prontamente e formalmente la situazione critica al Comitato di Sicurezza Finanziaria e ha richiesto allo stesso Csf di autorizzare la messa a disposizione dei fondi necessari tramite il Mef, come già previsto dalla normativa vigente sugli asset soggetti a congelamento». Risultato? «Ad oggi, invece, il Comitato di sicurezza finanziaria non ha ancora trasmesso l’esito della richiesta di attivazione fondi e il Mef, ministero titolare delle risorse, non ha ancora autorizzato lo stanziamento indispensabile per garantire la continuità della gestione aziendale - proseguono i sindacati -. Il Mimit è pienamente e costantemente informato dell’evoluzione della vertenza, ma non è ancora intervenuto politicamente in maniera adeguata per sbloccare l’impasse del Mef».

L’energia non basta

I sindacati, ricordando che, da tempo l’Eurallumina, che grazie al Dpcm energia potrà giovarsi di misure energetiche richieste, ha «definito il piano industriale di rilancio possiede le relative autorizzazioni». «Non mancano né la volontà industriale né quella territoriale per dare seguito al rilancio produttivo - argomentano -: manca solo un atto amministrativo di sblocco dei fondi già previsti per legge per gestire asset congelati. Su tale presupposto, la Società ha informato le organizzazioni sindacali di aver formalmente rappresentato al Demanio le attuali prospettive di cassa, evidenziando la situazione di progressiva riduzione delle risorse e richiedendo una risposta formale entro il 12 novembre prossimo in merito all’intervento finanziario da parte dello stesso Demanio, come previsto dalla normativa vigente».

Cda convocato per il 14 novembre

Non è tutto: «È stato altresì precisato che, in assenza di un riscontro positivo da parte del Demanio sull’intervento di finanziamento, la Società riporterà la situazione al Consiglio di Amministrazione, il quale sarà chiamato a valutare il 14 novembre le conseguenti determinazioni in merito alla sostenibilità della prosecuzione della gestione aziendale. È stata inoltre rimarcata la forte preoccupazione per i possibili risvolti e le conseguenze che la limitata disponibilità di cassa aziendale potrebbe ingenerare nei confronti dei lavoratori, qualora non dovessero intervenire tempestivi elementi di soluzione». A ruota anche una altro aspetto, dato che il 31 dicembre scadrà anche la Cigs. Da qui l’avvio della mobilitazione e la richiesta di un intervento «immediato del Mimit».

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