«Inoltre Umbria, Marche, Toscana e Lazio sono in proporzione meno esposte nei confronti del mercato russo, le contrazioni di vendite verso questo paese, a seguito delle sanzioni dovute alla guerra con l’Ucraina, hanno avuto un impatto abbastanza ridotto».
Il fattore energia
Se lo shock energetico viene avvertito in tutta Italia da famiglie e imprese, è anche vero che in queste quattro regioni la situazione è più gestibile che altrove. A parte l’industria siderurgica in Umbria, mediamente il tessuto imprenditoriale del centro è costituito dalla cosiddetta industria leggera, meno energivora per definizione: si va dall’agroalimentare alla moda al legno-arredo, soprattutto. In Toscana (e in parte anche nelle Marche) ci sono le cartiere che hanno un problema accentuato sul fronte energetico, ma si tratta di alcune realtà non diffuse. «In quest’area si sono sentiti meno i contraccolpi della crisi internazionale e del caro energia», sottolinea Esposito.
Turismo e occupazione
Il turismo ha avuto un vero e proprio boom post pandemia, complice il fatto che gli italiani hanno dimostrato in questi due anni di apprezzare di più le mete nazionali.
Sul fronte delle presenze, rispetto a giugno-agosto 2021, nello stesso periodo del 2022 la Toscana è cresciuta del 17,6%; le Marche del l’11,8%; l’Umbria del 12,4%. Roma è addirittura esplosa: da gennaio a ottobre 2022, rispetto allo stesso periodo del 2021, l’aumento delle presenze è stato del 250,9 percento.
Per quanto riguarda l’occupazione, c’è stata una tenuta. Le imprese che hanno usato la cassa integrazione la stanno progressivamente abbandonando, e va detto che solo il 6-7% ne ha fatto uso.