Green economy

Esg, sono ancora poche le Pmi che si rivolgono alla finanza agevolata

Emerge da uno studio Tinexta Innovation Hub e Studio Fieschi su 8mila Pmi. Soltanto il 23% chiede di accedere alla finanza agevolata legata alla sostenibilità

di Niccolò Gramigni

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La sostenibilità è ancora un miraggio per diverse imprese italiane, soprattutto piccole e medie. E’ un problema di mentalità, dal momento che secondo il Climate Transition Barometer 2025 il 65% delle aziende europee vorrebbe calcolare la propria impronta di carbonio nel prossimo triennio e quindi ha ben chiaro l’importanza del concetto della sostenibilità. E allora cosa frena le aziende? Spesso l’aspetto economico perché troppo spesso i bilanci non permettono di allocare risorse per diminuire l’impatto di processi e prodotti. Dunque, c’è un problema di costi.

L’analisi Studio Fieschi-Tinexta Innovation Hub

I bandi ci sono, così come i programmi. Per far sì che il concetto di sostenibilità non sia solo sulla carta ma sia qualcosa di concreto. In questo scenario Tinexta Innovation Hub e la sua società controllata Studio Fieschi hanno condotto un’analisi qualitativa delle richieste di accesso ai programmi di finanziamento pubblico su un campione delle oltre 8mila Pmi clienti, da cui emergono considerazioni che inquadrano bene la situazione. Intanto molte imprese non sanno di poter finanziare gli investimenti negli ambiti Esg: solo il 23% delle aziende che si rivolgono a Tinexta Innovation Hub per iniziative di finanza agevolata, infatti, includono nei propri desiderata iniziali azioni che ricadono negli ambiti Esg. In generale circa il 35-40% dei fondi dedicati alle aziende è orientato a iniziative che includono la sostenibilità ambientale come elemento chiave.

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Le aziende che si rivolgono a Tinexta Innovation Hub stanno usando i benefici che derivano da Transizione 5.0 e Simest, arrivando a finanziare il 55% degli investimenti.

La distribuzione geografica

Secondo elaborazioni basate sui dati del ministero per il Sud e la Coesione Territoriale e contenute nel report, la missione 2 “Rivoluzione verde e transizione ecologica” del Pnrr ha assegnato circa il 66% dei finanziamenti al Nord e al Centro e circa il 34% al Sud Italia.

La Lombardia è la regione che guida la classifica con la più alta allocazione in progetti di sostenibilità ambientale: l’importo è di circa 5,4 miliardi di euro. Seguono Emilia-Romagna (3,8 miliardi), Campania e Lazio (3 miliardi). Fra i settori produttivi destinatari di finanziamenti e incentivi per lo sviluppo sostenibile ci sono quelli responsabili di quote maggiori di emissioni di gas a effetto serra, quelli che producono impatti ingenti sui territori e quelli trasversalmente strategici per la transizione ecologica.

La misura principe per il 2025 per finanziare un investimento legato alla sostenibilità ambientale è la Transizione 5.0, che accomuna la digitalizzazione e la sostenibilità. Vi possono accedere tutte le imprese residenti in Italia, che fino al 31 dicembre effettuano determinati investimenti tecnologici che portano a una riduzione – certificata – dei consumi energetici, maggiore del 3-5% a seconda dei casi. La seconda per importanza è la Simest Transizione Digitale ed Ecologica, rivolta alle imprese di tutte le dimensioni con vocazione internazionale, anche se non esportatrici.

«La sostenibilità non è entrata nel tessuto delle Pmi del nostro Paese»

Secondo Roberto Davico, direttore generale dello studio Fieschi, «per quanto sembri che se ne sia parlato a sufficienza, la sostenibilità non è ancora entrata capillarmente nel tessuto delle Pmi del nostro Paese».

«Spesso, infatti, gli investimenti di tempo e risorse che richiede possono disincentivare chi non sa che proprio quegli investimenti non solo portano benefici consistenti nel medio periodo in termini di resilienza e risparmi, ma possono anche essere recuperati grazie a diversi programmi di finanza agevolata», ha aggiunto.

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