L’auto non è uno smartphone su ruote, ma un oggetto tecnologico molto più complesso, tra i più sofisticati in assoluto. Nonostante lo storytelling di molte case automobilistiche, resta un mezzo che si muove e va guidato: la guida autonoma, infatti, non esiste ancora. Oggi parliamo solo di sistemi di assistenza alla guida, gli Adas, alcuni già obbligatori e altri in arrivo, che però non sono ancora abbastanza evoluti da sostituire davvero il conducente.
Nelle vetture di ultima generazione la vera rivoluzione, oltre all’elettrificazione, riguarda la connettività, l’infotainment e la diffusione di schermi touch e strumentazione digitale. La maggior parte dei modelli, con poche eccezioni soprattutto giapponesi, adotta interfacce uomo-macchina sempre più scenografiche: veri e propri tablet che controllano tutte le funzioni dell’auto. Tuttavia, questo approccio rischia di diventare eccessivo. Se l’innovazione è positiva, l’abuso del touch non lo è altrettanto: dover navigare tra menu e sottomenu anche per operazioni semplici, come regolare la climatizzazione, può risultare scomodo e poco sicuro. Ovviamente le case traggono vantaggi economici dal tutto touch: meno pulsanti e meno cavi significano risparmi milionari in produzione
Loading...
Il problema principale è la distrazione: queste interfacce costringono a distogliere lo sguardo dalla strada. Non si tratta di nostalgia per il passato o di resistenza alla tecnologia, ma di un tema concreto di ergonomia. Le auto di provenienza cinese tendono a spingere molto sui comandi touch, mentre quelle europee, soprattutto tedesche, mantengono ancora qualche comando fisico. Dietro questa scelta c’è anche una logica industriale: concentrare tutto su uno schermo consente di ridurre costi di cablaggi, pulsanti e interruttori, ma spesso a scapito della facilità d’uso. Alcuni modelli introducono anche un terzo schermo per il passeggero, ampliando ulteriormente la dimensione digitale dell’abitacolo.
Ad esempio, la Mercedes CLA, eletta Auto dell’anno, ha questa caratteristica opzionale che è particolarmente utile per intrattenere un passeggero. Ma non solo, altri marchi come Audi parlano di un vero e proprio “palcoscenico digitale”, con plance dominate da superfici vetrate e display multipli. Anche Bmw sta lavorando su interfacce evolute, cercando però di adattare il digitale alle specificità dell’auto, che non può essere trattata come uno smartphone o un tablet da usare da fermi.
Il tema dell’ergonomia diventa ancora più rilevante nel mondo delle flotte aziendali, dove spesso gli utenti non è un appassionato né ha il tempo (o la voglia) di apprendere logiche complesse di interazione. In questo scenario, un sistema basato esclusivamente su touch screen e menu stratificati può diventare un ostacolo: operazioni semplici come regolare la climatizzazione, impostare la navigazione o gestire una chiamata rischiano di richiedere troppi passaggi e, soprattutto, di distogliere l’attenzione dalla guida.
Loading...
Nel frattempo, anche il governo cinese sta introducendo nuove regole per limitare le distrazioni causate dagli schermi touch, favorendo un parziale ritorno ai comandi fisici e a soluzioni più equilibrate. L’eccesso di digitalizzazione, infatti, ha in parte fatto perdere la rotta alle case automobilistiche, che hanno iniziato a proporre anche modelli di business basati su abbonamenti per funzioni accessorie, come audio avanzato o Adas di livello superiore.
Questa strategia, per quanto innovativa, rischia di risultare poco gradita agli utenti, soprattutto nel contesto delle flotte e del noleggio a lungo termine, dove può generare costi aggiuntivi poco trasparenti. In definitiva, il digitale in auto è un valore importante, ma quando diventa eccessivo rischia di trasformarsi in puro marketing, perdendo di vista sicurezza, ergonomia e reale utilità.
Perché alcuni studiosi definiscono oggi il Regno Unito “la nuova Italia”? Un viaggio tra Brexit, crisi delle appartenenze politiche e fine del mito della governabilità britannica all’indomani delle dimissioni...