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Strategie nell’area Mena
Eredità Non Allineate. Balcani pragmatici guardano al Golfo in ordine sparso
Sfruttando la neutralità geopolitica ereditata dal secolo scorso, la Serbia ha costruito un rapporto preferenziale con gli Emirati Arabi Uniti. In scia il Montenegro. Rapporti tra Croazia e Israele. L’Albania e il nodo dei dissidenti iraniani
Nel 1961, a Belgrado, la Jugoslavia di Josip Broz Tito, insieme all’Egitto di Nasser e all’India di Nehru, battezzava il Movimento dei Paesi Non Allineati. Per tre decenni, la federazione balcanica è stata molto più di un vicino geografico per il Medio Oriente e il Nord Africa (MENA): è stata un ponte diplomatico, un partner ideologico e un gigante infrastrutturale le cui aziende costruivano dighe dall’Eufrate al Maghreb. Oggi, a trentacinque anni dalla fine della Jugoslavia, i Paesi nati dalla sua dissoluzione raccolgono, ognuno a modo suo, i frammenti di quel capitale storico. Non più uniti sotto un’unica bandiera ideologica, ma divisi, concorrenziali e mossi da un pragmatismo economico stringente, i Paesi dell’ex Jugoslavia – insieme alla vicina Albania – ridisegnano i confini della cooperazione euro-mediterranea.
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Se la Jugoslavia socialista guardava al mondo arabo in chiave anti-imperialista, la Serbia odierna guarda al Golfo Persico attraverso la lente del realismo finanziario. Belgrado è il perno di questa metamorfosi. Sfruttando la neutralità geopolitica ereditata dal secolo scorso, la Serbia ha costruito un rapporto preferenziale con gli Emirati Arabi Uniti, culminato nell’entrata in vigore del Comprehensive Economic Partnership Agreement (CEPA).
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Gli Emirati Arabi Uniti
L’impatto di questa intesa si misura in terra e cieli. Nel settore dell’aviazione, la storica partnership con Etihad Airways ha permesso alla compagnia di bandiera Air Serbia di rinnovare flotta e rotte, trasformando Belgrado nell’hub aereo leader della regione balcanica prima che lo Stato ne riassumesse il pieno controllo. Ma è nell’agricoltura che si gioca la partita più strategica: il colosso emiratino Al Dahra ha rilevato la storica azienda PKB, acquisendo circa 17.000 ettari di terreno agricolo vicino alla capitale. Un investimento da oltre 400 milioni di dollari che ha ridefinito la sicurezza alimentare del Golfo.
D’altra parte, nonostante un momentaneo raffreddamento delle relazioni avvenuto nel 2020 a causa del riconoscimento del Kosovo da parte di Israele, la vicinanza tra Israele e Serbia è stata recentemente riconfermata con il lancio di un dialogo strategico formale e con l’avvio dei negoziati per la firma di un accordo di libero scambio che abbatta le barriere doganali all’interno di un quadro che vede Israele una delle principali destinazioni dell’export serbo fuori dai confini europei.
Israele
Più a Ovest, la Croazia gioca la carta dell’integrazione europea. Membro Ue e Nato, Zagabria si muove nel solco delle strategie dell’Unione per il Mediterraneo, ma con un forte focus logistico. L’asse tra il porto croato di Fiume e quello egiziano di Alessandria è diventato un corridoio cruciale per le merci che risalgono dal Canale di Suez verso l’Europa centrale. Parallelamente, la storica presenza della compagnia energetica INA in Egitto garantisce stabilità agli approvvigionamenti, mentre il mercato del lavoro croato si apre a migliaia di lavoratori nordafricani. Tuttavia, la geopolitica croata verso l’area MENA vive di tensioni interne: se il governo mantiene solida la cooperazione con Israele sui trattati fiscali e sulla difesa, le forti critiche del Presidente Zoran Milanović alla condotta israeliana a Gaza hanno portato al congelamento diplomatico del nuovo ambasciatore di Tel Aviv a Zagabria.
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Il quadro si completa con le repubbliche minori dell’ex spazio jugoslavo. Il Montenegro ha focalizzato la sua proiezione euro-mediterranea sul turismo di lusso. Il fondo sovrano di Dubai (ICD) ha investito oltre 500 milioni di euro a Tivat per creare Porto Montenegro, il principale porto turistico per superyacht della regione. La Macedonia del Nord, priva di sbocchi al mare, punta invece sulla connettività del Corridoio 10, esportando prodotti agricoli di nicchia verso il Nord Africa e importando idrocarburi raffinati.
Dissidenti iraniani
L’Albania invece – pur non essendo ex jugoslava, ma pienamente integrata in questa dinamica regionale – utilizza la diplomazia confessionale per attrarre i capitali del Golfo. Il volto di Tirana e Durazzo sta cambiando grazie a Eagle Hills, la società di Abu Dhabi guidata da Mohamed Alabbar. Con una joint venture al 67%, gli emiratini stanno investendo 2 miliardi di euro nel progetto Durrës Yachts & Marina, trasformando lo storico porto commerciale in un polo turistico d’élite. Ma il Paese delle Acquile è anche il teatro di una complessa partita d’intelligence: a Manëz, nel campo fortificato Camp Ashraf 3, risiedono circa 3.000 dissidenti iraniani del MEK (Mojahedin del Popolo Iraniano). Evacuati dall’Iraq sotto egida Usa e con il sostegno di Israele, la loro presenza ha reso l’Albania il bersaglio di pesanti attacchi cyber da parte di Teheran, trasformando l’Adriatico in una linea del fronte della guerra fredda mediorientale.
A più di sessant’anni dalla conferenza di Belgrado, il Mediterraneo e i Balcani continuano a parlarsi. La solidarietà ideologica del passato ha lasciato il posto a joint venture, rotte commerciali e investimenti sovrani. Ma la geografia non si cancella: i Balcani occidentali rimangono l’anello di congiunzione insostituibile tra l’Europa e la sponda Sud del mondo.
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