Entrare nel meccanismo di una favola: il cortometraggio di Pierfrancesco Favino
L’attore ha intrapreso un viaggio a Le Brassus, nel mondo magico dei microscopici movimenti di precisione, fra rotori, martelletti, lancette e mani artigiane che misurano il tempo.
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Facile introdurre Pierfrancesco Favino. Interprete di tanti ruoli in film italiani e stranieri entrati nell’immaginario collettivo, gli mancava ancora di essere il protagonista di un cortometraggio come The Testimonial in cui, con ironia, viene celebrata la storia di Audemars Piguet che nel 2025 ha compiuto 150 anni.
Che esperienza è stata girare questo cortometraggio?
Bellissima. Essere lì, a Le Brassus, e girare nel museo di Audemars Piguet mi ha fatto toccare con mano qualcosa che mi sembrava quasi irraggiungibile. Per quanto sia appassionato di orologi e sappia quanto sia un mondo fatto di dettagli e lavoro manuale, è difficile immaginare di trovare così tanta artigianalità in un’azienda con questa lunga storia. Ho trovato un ambiente quasi da favola che mi ha emozionato: mi sono sentito un po’ come il protagonista di uno di quei film che improvvisamente diventa piccolissimo e intraprende un viaggio…
Cos’hai scoperto che ti ha colpito di più?
Mi piacciono gli orologi, ma non ho mai studiato la storia dei pionieri di questa industria. Venire a conoscenza che il marchio è nato perché i contadini della valle de Joux, non potendo fare altro in inverno e con del tempo in eccesso, avevano cominciato a occuparsi proprio del tempo che avevano a disposizione realizzando degli strumenti in grado di leggerlo, trovo sia una storia molto bella e poetica. E poi, il fatto che il marchio abbia rischiato nel lanciare come modello di lusso un orologio in acciaio (il Royal Oak, ndr.), denota una grande visione.










