Sul set

Entrare nel meccanismo di una favola: il cortometraggio di Pierfrancesco Favino

L’attore ha intrapreso un viaggio a Le Brassus, nel mondo magico dei microscopici movimenti di precisione, fra rotori, martelletti, lancette e mani artigiane che misurano il tempo.

di Paco Guarnaccia

Pierfrancesco Favino è uno dei più famosi attori del cinema italiano. Nato a Roma nel 1969, in carriera ha ottenuto diversi riconoscimenti, tra i quali la Coppa Volpi nel 2020 per la migliore interpretazione maschile alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografia di Venezia per il film Padrenostro. Nel cortometraggio The Testimonial realizzato da Audemars Piguet, racconta la storia della maison svizzera. ©PABLO ARROYO

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

Facile introdurre Pierfrancesco Favino. Interprete di tanti ruoli in film italiani e stranieri entrati nell’immaginario collettivo, gli mancava ancora di essere il protagonista di un cortometraggio come The Testimonial in cui, con ironia, viene celebrata la storia di Audemars Piguet che nel 2025 ha compiuto 150 anni.

Che esperienza è stata girare questo cortometraggio?

Loading...

Bellissima. Essere lì, a Le Brassus, e girare nel museo di Audemars Piguet mi ha fatto toccare con mano qualcosa che mi sembrava quasi irraggiungibile. Per quanto sia appassionato di orologi e sappia quanto sia un mondo fatto di dettagli e lavoro manuale, è difficile immaginare di trovare così tanta artigianalità in un’azienda con questa lunga storia. Ho trovato un ambiente quasi da favola che mi ha emozionato: mi sono sentito un po’ come il protagonista di uno di quei film che improvvisamente diventa piccolissimo e intraprende un viaggio…

Cos’hai scoperto che ti ha colpito di più?

Mi piacciono gli orologi, ma non ho mai studiato la storia dei pionieri di questa industria. Venire a conoscenza che il marchio è nato perché i contadini della valle de Joux, non potendo fare altro in inverno e con del tempo in eccesso, avevano cominciato a occuparsi proprio del tempo che avevano a disposizione realizzando degli strumenti in grado di leggerlo, trovo sia una storia molto bella e poetica. E poi, il fatto che il marchio abbia rischiato nel lanciare come modello di lusso un orologio in acciaio (il Royal Oak, ndr.), denota una grande visione.

Qual è l’idea dietro al cortometraggio?

La volontà era di riuscire a raccontare l’enormità della storia della maison e di quello che rappresenta. Ma anche di comunicare qualcosa di estremamente concreto, legato al lavoro manuale, alla passione, alla pazienza e alla sfida, sia verso la natura, sia verso la tecnologia. E, ovviamente, al piacere di realizzare dei bei prodotti. Sono felice di essere associato a questa ricorrenza.

Quanto tempo ci metti ad entrare nella parte?

Nel mio lavoro devi essere pronto al minuto. Dipende proprio dalla parte e, per rimanere in tema orologiero, dipende dalle complicazioni... Ci sono ruoli e sceneggiature che magari senti più vicini e ti permettono di entrare più in sintonia con i pensieri e le emozioni che devi trasmettere. Altri in cui hai bisogno di preparati e con più dovizia. E poi, quando si tratta di interpretare persone realmente esistite entra in gioco la personalità e non solo l’aspetto fisico: essendo già conosciute, non puoi tradirle.

A novembre è uscito al cinema Il Maestro in cui interpreti un coach di tennis. Tempismo perfetto, visto che è lo sport sulla bocca di tutti gli italiani...

Si, ma in realtà è la prima sceneggiatura che Andrea Di Stefano (anche regista, ndr.) aveva scritto: parliamo di oltre 15 anni fa, quindi quando il tennis italiano non viveva un periodo d’oro. Quello che mi piace è che in un momento storico in cui sono richieste, a tutti, grandi performance, in questo film si racconti l’elogio dell’imperfezione. È una commedia come forse si facevano qualche tempo fa, che prima di tutto è divertente e poi garbatamente riflessiva.

Nelle foto, Pierfrancesco Favino indossa il Royal Oak Perpetual Calendar, lanciato quest’anno, con cassa e bracciale in oro sabbiato e un inedito movimento automatico che rivisita la complicazione del calendario perpetuo (170 mila euro). Lo scorso 13 novembre, questo orologio ha vinto l’Iconic Prize al Grand Prix d’Horlogerie de Genève.

Con quali registi italiani contemporanei con i quali non hai ancora lavorato ti piacerebbe farlo?

Con Matteo Garrone, Paolo Sorrentino e Paolo Virzì…

E con quali stranieri, invece?

Christopher Nolan, David Fincher, Justine Triet, Joachim Trier, Xavier Dolan, Damien Chazelle... poi ovviamente con i grandi tipo Martin Scorsese: la lista potrebbe essere troppo lunga. Poi però mi chiedo: mi prenderebbero mai? Sarei adatto al loro cinema?

Un film cult?

Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore.

Sei stato presente in tante produzioni estere...

È molto bello farne parte. Ad esempio, sul set di Maria (uscito nel 2024 sulla storia di Maria Callas, ndr.) eravamo circa 12 nazionalità diverse, ognuna con la sua tradizione, la sua lingua: lavorare così insieme, soprattutto in questo momento storico, è qualcosa che mi commuove.

L’ultimo film uscito in sala di Pierfrancesco Favino è Il Maestro, diretto da Andrea Di Stefano, in cui interpreta un maestro di tennis. ©PABLO ARROYO

Una curiosità. Che tipo di impegno è stato doppiare un mostro sacro, tre volte premio Oscar, come Daniel Day-Lewis?

Nel film Lincoln, sia lui sia Steven Spielberg, ascoltavano ogni volta il rullo che doppiavo e poi dicevano se andava bene. Se lo si vede in originale, si capisce che Day-Lewis aveva tentato di ricostruire la voce di Lincoln che si sa non fosse proprio piacevole. Mi sono reso conto che per farlo muoveva la bocca in un certo modo. Gli ho mandato delle domande e ha confermato la mia intuizione. È stata un’esperienza molto formativa perché lui è un attore incredibile.

Dalla meccanica dell’alta orologeria alla tecnologia: usi i social?

Alla mia età e con le abitudini che fanno parte del mondo precedente, percepisco la realtà in modo diverso e credo di essere in grado di distinguere. Non parlo solo di leggere un giornale o di informarsi. Chi non ha questi strumenti, secondo me si trova in grande difficoltà oggi perché, lo si voglia o meno, i social stanno diventando il luogo della bugia, del successo anche quando non c’è, e dell’imposizione di un’immagine di un certo tipo. Li trovo molto urlati. Almeno questa è la mia impressione. Certo, non puoi non guardarli se vuoi capire cosa sta succedendo, però quando ne esco non ho una sensazione di grande piacere: è un po’ come se me ne sentissi spinto fuori. Non so se quello che ho detto mi fa rientrare in quella categoria chiamata con quella brutta parola, tanto abusata, che inizia con la B e finisce con la R...

Riproduzione riservata ©
Loading...
Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti