Idrocarburi

Eni firma contratto strategico in Venezuela e diventa operatore del maxi giacimento Junin-5

Sottoscritta una intesa della durata di 25 anni con la compagnia di Stato Pdvsa. L’ad Descalzi: «È un nuovo pilastro per il rilancio del settore oil&gas nel Paese»

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Un passaggio chiave nella mappa delle forniture energetiche globali e un tassello cruciale nel risiko dell’America Latina. Eni ha siglato a Caracas un accordo strategico con la compagnia di Stato Pdvsa per assumere il ruolo di operatore esclusivo dello sviluppo del super giacimento a olio pesante Junín-5, situato nella ricca Faja dell’Orinoco. Il valore politico e geopolitico dell’operazione è sottolineato dalla nutrita schiera di vertici istituzionali presente alla firma, a cominciare dall’ad del Cane a sei zampe, Claudio Descalzi, che ha sottoscritto l’intesa con l’omologo di Pdvsa, Héctor Obregón, alla presenza della presidente incaricata venezuelana Delcy Rodriguez, della ministra degli Idrocarburi Paula Henao e del Segretario all’Energia americano Chris Wright, la cui partecipazione testimonia la rinnovata centralità del dossier venezuelano nel panorama energetico di Washington a valle dell’accordo annunciato nei giorni scorsi dal presidente Usa, Donald Trump.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il contratto della durata di 25 anni

L’intesa assume la forma di un “Contrato de Participación Productiva de Hidrocarburos” (CPPH) della durata di 25 anni (estendibile), il nuovo schema giuridico introdotto dalla riforma della Legge Organica degli Idrocarburi approvata dall’assemblea di Caracas. Il contratto segna il definitivo superamento del vecchio modello della “empresa mixta” Petrojunín, che vedeva Eni al 40% e Pdvsa al 60 per cento, e assegna al gruppo guidato da Descalzi assume la piena e diretta responsabilità della gestione tecnica, finanziaria e commerciale di un giant field accreditato di riserve per 35 miliardi di barili in posto.

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Attualmente Junín-5 produce circa 12 mila barili al giorno, ma la nuova governance punterà ad accelerare e razionalizzare la fase di ramp-up in modo da raggiungere 400mila barili di produzione giornaliera entro la fine della decade con un investimento di circa 1,5 miliardi di dollari l’anno che dovranno essere sostenuti dalla jv. Considerando, invece, tutte le produzioni petrolifere in capo al gruppo, l’Eni sarebbe in grado di raggiungere nel lungo termine 1 milione di barili al giorno secondo fonti di mercato. L’accordo formalizza l’intesa di massima (head of terms) sottoscritta a fine aprile. Per Eni si tratta di un ulteriore tassello sulla strada del consolidamento industriale in Venezuela dove il gruppo è attivo dal 1998 e non ha mai abbandonato la presenza locale, neppure nelle fasi di maggiore criticità geopolitica.

Descalzi: l’accordo è un nuovo pilastro del rilancio del settore oil&gas nel Paese

«Questo accordo rappresenta un nuovo pilastro per il rilancio del settore oil&gas nel Paese, in una fase in cui la sicurezza energetica basata su abbondanza di risorse e diversificazione risulta vitale per l’equilibrio mondiale», ha evidenziato Claudio Descalzi, sottolineando come la stabilità operativa di Eni permetterà di estrarre e valorizzare risorse cruciali sia per i consumi interni sia per i mercati esteri. «L’operatorship di un’area importante come Junin-5 è il riconoscimento della nostra capacità di realizzare in modo rapido ed efficiente progetti complessi, e valorizza la nostra presenza storica nel Paese, che non abbiamo mai abbandonato continuando a fornire energia alla popolazione locale anche nei momenti più difficili».

Il ruolo centrale di Eni nel Paese

Oltre all’impatto sul comparto oil, la mossa su Junin-5 - dove Eni è presente dal 2010 e che è distinta dall’intesa siglata dall’amministrazione Usa - riafferma il ruolo centrale di San Donato nel mix energetico della regione. Nel 2025 Eni ha registrato in Venezuela una produzione di circa 64 mila barili equivalenti/giorno. Un apporto sostenuto principalmente dall’altra grande gamba delle operazioni italiane nel Paese: il giacimento a gas di Perla (nella licenza offshore Cardón IV, in joint venture paritetica al 50% con la spagnola Repsol), che copre circa il 35% del fabbisogno di gas naturale venezuelano. Proprio per Cardón IV è stato recentemente siglato il Sustainability Agreement volto a incrementare i volumi per il mercato interno e porre le basi per future quote da destinare all’export. Completano il perimetro delle attività italiane la quota del 26% nel campo offshore Corocoro (tramite la società PetroSucre) e la partecipazione nella petrolchimica Supermetanol. Con il controllo diretto su Junín-5, il gruppo italiano si posiziona così in prima linea nel processo di riapertura ed efficientamento dell’upstream venezuelano verso i mercati internazionali.

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