Energia, sì condizionato della Ue a spese fino allo 0,3% del Pil
La Commissione pronta ad annunciare un margine nell’ambito della clausola di emergenza già attivabile per la difesa (1,5% del Pil). Ma il denaro dovrà essere usato per investimenti nel settore ambientale
dal nostro corrispondente Beda Romano
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BRUXELLES – La Commissione europea annuncerà oggi nuova flessibilità di bilancio per consentire ai paesi membri di rispondere allo shock energetico. L’esecutivo comunitario ha però deciso di condizionare l’uso del denaro a nuovi investimenti nel settore ambientale e climatico. L’attesa decisione giunge dopo che alcuni paesi membri, tra cui l’Italia, avevano chiesto maggiore libertà di manovra. Con ogni probabilità, alcuni partner storceranno la bocca.
Secondo le informazioni circolate qui a Bruxelles, il meccanismo ideato dalla Commissione europea si basa sulla clausola d’emergenza che i governi possono attivare per finanziare l’acquisto di armamenti. La clausola permette di deviare dell’1,5% del prodotto interno lordo dal percorso di spesa pubblica deciso a livello europeo. L’esecutivo comunitario presenterà oggi l’opzione di consentire ai governi di spendere una quota dello 0,3% nel settore dell’energia.
Come detto, il denaro andrà utilizzato per ridurre strutturalmente la dipendenza nei carburanti fossili, sotto forma quindi di investimenti. Il meccanismo dovrebbe essere valido per tre anni – 2026-2027-2028 – per un totale cumulato pari allo 0,6% del PIL. L’opzione che verrà illustrata ufficialmente oggi, in occasione della presentazione delle annuali raccomandazioni-paese, dovrà essere fatta propria dal Consiglio.
Come detto, la proposta di Bruxelles giunge dopo che alcuni paesi avevano chiesto a gran voce nuova flessibilità di bilancio per rispondere allo shock energetico. In maggio la premier italiana Giorgia Meloni aveva scritto una lettera alla Commissione chiedendo giust’appunto di estendere all’energia la clausola riservata alla difesa, in modo da finanziare «investimenti e misure straordinarie» e permettere alle «imprese di continuare a produrre» e alle «famiglie di coprire i costi dell’energia».
Bruxelles ha accolto l’idea italiana, vale a dire l’uso della clausola dedicata alla difesa, ma condizionando l’utilizzo del denaro agli investimenti, piuttosto che alla spesa corrente. Ciò detto, è pur vero che il maggiore margine di spesa consente di liberare risorse nel bilancio statale, e può permettere ai ministeri delle Finanze di rivedere le poste di finanza pubblica. La discrezionalità delle capitali dipenderà dai provvedimenti attuativi del provvedimento comunitario.








