Il colloquio

Energia, la Sardegna mette in cantiere un’agenzia regionale

L’assessore all’Industria Emanuele Ciani spiega la strategia per superare il divario con le altre regioni e rafforzare i poli industriali

di Davide Madeddu

Portovesme insieme a Sider Alloys e Glencore aspettano gli investimenti necessari per il rilancio

4' di lettura

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La sfida più importante è quella dell’energia. E, sopratutto, della società energetica regionale giacché, ancora oggi, l’isola deve superare il gap che limita attività industriali e manifattura. Non a caso proprio la questione energetica e i costi elevati dell’energia sono al centro di importanti vertenze che interessano il polo metallurgico del Sulcis, dove ci sono in ballo investimenti e interventi che superano il miliardo di euro. A disegnare il quadro energetico e industriale della Sardegna per i prossimi anni è l’assessore dell’Industria Emanuele Cani, alle prese con i dossier più spinosi che riguardano il settore produttivo dell’isola. Primo passo, annunciato da tempo è proprio il progetto per l’Agenzia sarda per l’energia. Un nuovo organismo (è in fase di valutazione la formula giuridica che potrebbe essere agenzia o società controllata) «per dare risposte alle imprese e alle famiglie dell’isola», superando il divario con le altre regioni determinato anche dalla mancanza del gas.

«Cosi come altre regioni d’Italia la Sardegna si candidata ad avere la sua agenzia energetica – dice Cani –. Diciamo che dovrà essere lo strumento attraverso cui diamo ai sardi quello che devono giustamente avere e non hanno mai avuto dallo sfruttamento delle loro risorse propedeutiche alla produzione di energia da fonti rinnovabili».

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E in proposito, l’esponente dell’esecutivo regionale fa un esempio concreto, guardando proprio alla produzione di energia attraverso il sistema delle centrali idroelettriche. «La questione legata all’idroelettrico da cui i sardi, ma soprattutto i territori che ospitano gli impianti, non traggono nessun beneficio: ebbene, questo quadro dovrà essere rivisto e modificato anche attraverso un intervento sulle concessioni». Questo sistema si inserisce in un mosaico più ampio e tutto sarà inquadrato nel Piano energetico regionale, «fermo dal 2016 e su cui l’intero sistema deputato è al lavoro per un nuovo disegno». «La stesura del nuovo piano prevede il coinvolgimento del mondo universitario, il sistema delle partecipate regionali con le relative competenze e chiaramente – chiarisce l’assessore – tutte le associazioni datoriali e di professionisti, i sindacati, senza dimenticare gli Enti locali e le loro associazioni oltre ai rappresentanti delle diverse realtà che possono dare un contributo alla stesura del piano che ha una valenza di alto rilievo».

Ci sono poi le vertenze aperte da anni cui è appeso il futuro di lavoratori e investimenti in gran parte privati. Le più significative interessano il polo metallurgico di Portovesme che mette assieme sia la filiera dell’alluminio sia la produzione di piombo e zinco. Anche in questo caso a dettare la linea sono i costi energetici che frenano una partita di investimenti che vale circa settecento milioni di euro tra Eurallumina, Sider Alloys e Portovesme srl Glencore.

«Dal nostro insediamento abbiamo avviato le interlocuzioni con imprese e sindacati per sostenere tutte le attività – argomenta Cani –. Siamo convinti che la Sardegna non possa rinunciare all’attività industriale». Proprio per questo motivo, anche nei giorni scorsi, l’esponente dell’esecutivo ha sollecitato la convocazione di una riunione del tavolo di crisi al ministero delle Imprese e del Made in Italy. «Stiamo portando avanti una serie di interlocuzioni anche con il Governo per le vertenze aperte come quella che riguarda Glencore che ha fermato la linea piombo e ora si appresta a fermare lo zinco, un’attività verso cui noi abbiamo espresso tutto il nostro disappunto». Non è tutto. Nel quadro generale che riguarda il mondo produttivo c’è da sistemare il tassello relativo alla chimica. Quella di nuova generazione che ha preso il posto di quella pesante. «Siamo al lavoro anche per dare gambe al progetto chimica verde del nord Sardegna, da troppi anni al palo e su cui in tanti hanno aspettative».

In questo scenario complesso si inserisce anche la vertenza metano, necessario per il rilancio della manifattura, compresa quella delle ceramiche. «In questo quadro rientrano le importanti interlocuzioni e i passi in avanti fatti sul Dpcm del 2022 energia che ci rendono ottimisti sull’arrivo del metano in Sardegna». C’è poi la partita del Just transition fund, che vale 367 milioni di euro (su un totale di oltre un miliardo assegnato a Sulcis e Taranto) per avviare una serie di progetti che, all’insegna della giusta transizione, possano dare corso a nuova occupazione e competenze. «Purtroppo a oggi non è stato speso nulla – dice Cani –, e su questo aspetto si deve lavorare molto perché è stata intensificata l’attività di spesa delle risorse che per il 75% devono essere rendicontate al 2026».

Per il momento sono stati pubblicati i bandi per le bonifiche che valgono 150 milioni di euro e a cui hanno manifestato interesse una decina di progetti. Tra questi c’è quello che riguarda la valle del Rio San Giorgio ricco di elementi provenienti dalle lavorazioni minerarie interrotte alla fine del Novecento. «I progetti sono stati presentati dai Comuni – aggiunge – e una volta espletate tutte le procedure i soggetti assegnatari dovranno procedere a ritmo spedito per evitare ulteriori ritardi perché sino a oggi si è perso parecchio tempo e, invece, è necessario rispettare il cronoprogramma dell’Europa e risanare al più presto il territorio».

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