Le cause

Energia, l’esperto: perché il prezzo del gas ad aprile scende nonostante la crisi di Hormuz

Il costo del gas è diminuito del 7,6% rispetto a marzo. Ma l’inflazione continua a crescere e lo stretto di Hormuz rimane bloccato. Secondo Alessandro Lanza - direttore esecutivo della Fondazione Eni Enrico Mattei e docente di Energy and Environmental Policy alla Luiss le ragioni della flessione sono da ricercare nella differenza tra il prezzo della materia prima sul mercato all’ingrosso e quello presentato ai consumatori

di Pietro Menzani

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Ad aprile, nonostante la crescita dell’inflazione e il blocco dello stretto di Hormuz, il prezzo del gas per gli utenti vulnerabili è calato del 7,6% rispetto a marzo, attestandosi su 121,05 centesimi per metro cubo. Ad annunciarlo è l’Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente. La flessione è arrivata dopo il netto rialzo del 19,2% registrato a marzo, seguito a un aumento della materia prima del 49,6%.

Per comprendere il motivo per cui i costi del gas si sono abbassati malgrado l’instabilità del contesto internazionale e la difficoltà nell’approvvigionamento, secondo Alessandro Lanza - direttore esecutivo della Fondazione Eni Enrico Mattei e docente di Energy and Environmental Policy alla Luiss - è necessario tenere a mente che i «prezzi pubblicati dall’Arera e quelli del mercato all’ingrosso, come il Ttf, non sono direttamente confrontabili perché rappresentano cose diverse, costruite in modo diverso e riferite a momenti diversi della filiera del gas».

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Unità di misura differenti

Il Ttf (Title Transfer Facility) è il principale mercato virtuale di scambio del gas naturale in Europa e la sua è una quotazione all’ingrosso che rappresenta il valore della materia prima scambiata tra operatori. I dati rilasciati dall’Arera, invece, riflettono il prezzo per il cliente finale tutelato. Quello del Ttf, come ricorda Lanza, è quindi il costo «alla sorgente del mercato. L’Arera, invece, usa una media mensile ex post dei prezzi effettivi di approvvigionamento e smussa, dunque, la volatilità giornaliera del Ttf».

Il mercato e l’Arera, quindi, usano unità di misura differenti - rispettivamente €/MWh e €/Smc - e per confrontare queste grandezze occorre una conversione tecnica. «Ci sono diversi punti di divergenza tra i due. Innanzitutto - spiega il professore - il Ttf è un mercato continuo, che varia ora per ora. È una borsa aperta. I dati rilasciati dall’Arera, invece, sono il risultato di una media dei prezzi praticati nel mese passato».

L’influenza del decreto bollette

Se quindi il costo della materia prima dipende dalle logiche di domanda e offerta che regolano il mercato, la tariffa del gas in bolletta risente di tutte le misure «che il Governo adotta in questo momento storico per cercare di far pagare meno il consumatore».

Il provvedimento principale messo in campo dall’Esecutivo è stato il decreto bollette - varato a febbraio in Cdm e diventato legge ad aprile - che ha introdotto bonus sociali diretti per le famiglie a Isee basso (proprio a gennaio, l’Arera ha portato la soglia per questi benefici a 9.796 euro). Il decreto, come chiarisce Lanza, ha reso «il prezzo praticato dall’Arera disconnesso da quello internazionale».

Le previsioni per il prossimo mese

Ed è proprio la differenza tra il costo della materia prima e il prezzo finale che paga il consumatore a rendere difficile prevedere l’andamento futuro delle bollette: «Un analista parla solo del Ttf, cioè del mercato, perché l’Arera è nelle mani del Governo, mentre lo spot è in mano al mondo. È facile immaginarsi un incremento del prezzo spot se persisterà questa condizione di difficoltà nell’approvvigionamento legata alla crisi di Hormuz. Per quanto riguarda il mercato nazionale, il costo del gas dipende dall’azione di Palazzo Chigi ed è dunque meno prevedibile».

Se la tariffa del gas in bolletta diminuisce, infatti, «significa che il Governo è intervenuto e l’ha tenuto basso manu militari (cioè forzatamente, ndr), anche se la dinamica internazionale andava in un’altra direzione», conclude il professore.

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