Al Consiglio europeo informale di Cipro

Energia e conti, Meloni all’Ue: «Più coraggio. Non escludo lo scostamento»

Il pressing della premier per una risposta europea all’altezza della crisi: fuori dal calcolo del Patto di stabilità gli aiuti antirincari

di Manuela Perrone

Italy's Prime Minister Giorgia Meloni arrives to attend an informal European leaders' summit in Ayia Napa, Cyprus April 23, 2026. REUTERS/Yiannis Kourtoglou REUTERS

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«Serve più coraggio sull’energia: tenere a bada l’inflazione non era una priorità europea?». Giorgia Meloni è appena atterrata a Cipro per la cena di lavoro dei Ventisette riuniti dalla presidenza cipriota nel Consiglio europeo informale. Si ferma con i cronisti e fa capire la «posizione determinata» dell’Italia: una sveglia all’Europa. Perché lo shock energetico causato dalla guerra in Iran e la chiusura di Hormuz va combattuto con misure più drastiche di quelle messe in campo con il pacchetto AccelerateEU.

«Sulla crisi energetica passo avanti ma non sufficiente»

Al punto stampa all’ingresso del summit pomeridiano ad Agia Napa, Meloni è esplicita: sulla crisi energetica «penso che l’Europa deve essere molto più coraggiosa. Apprezzo quello che è stato fatto dalla Commissione con il piano sull’energia, è un passo in avanti ma non sufficiente». Per Meloni, gli aiuti per contenere il caro energia non devono essere conteggiati ai fini del rispetto del Patto di stabilità. «Come avviene per le spese militari con i prestiti di Safe», aggiunge. Nel frattempo, la premier non smette di negoziare con la Commissione una sospensione almeno temporanea dell’Ets sul termoelettrico. Un punto caro agli industriali che però si scontra con l’ostilita della presidente Ursula von der Leyen, del commissario all’Energia e di molti Paesi, dai nordici alla Spagna.

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Emergenza autotrasporto, inflazione va tenuta a bada

«Noi abbiamo un’emergenza che è legata all’autotrasporto», afferma la premier. «Tutti capiscono ovviamente che di fronte a una situazione che sfugge di mano su quel settore noi ci ritroviamo con un aumento che rischia di impattare su tutti i beni di consumo e quindi diventa un problema di inflazione. Allora tenere a bada l’inflazione non era una priorità dell’Unione Europea?». Poi punge: «Siamo venuti qui a portare ovviamente la nostra posizione determinata, non per fare semplicemente l’interesse italiano, che è come sempre la cosa che per noi è più importante di tutte, ma per fare l’interesse europeo. Perché se non si risponde per tempo su questi temi rischia di farci molto male».

Scostamento? «Non escludiamo niente»

Meloni, reduce dall’amarezza di non aver potuto festeggiare il deficit sotto il 3% e dunque l’uscita anticipata dalla procedura europea di infrazione per disavanzo eccessivo, ha ovviamente un problema in più rispetto ai Paesi meno indebitati: contrastare lo shock energetico con una coperta cortissima, poco aiutata dall’allentamento delle regole degli aiuti di Stato. Per questo non chiude all’ipotesi di uno scostamento di bilancio: «Noi dobbiamo vedere intanto quali sono le regole che abbiamo e poi nelle prossime settimane ovviamente decidiamo come muoverci a livello nazionale, ad oggi non stiamo escludendo niente». La priorità è rappresentata dalle risposte alla crisi energetica, «però preferiremmo farlo in una cornice più confortevole».

L’esigenza di flessibilità sui conti

L’allusione è all’altra richiesta che Roma avanza ai Ventisette e alla Commissione proprio nel tentativo di evitare lo scostamento: allentare le regole del Patto di stabilità e crescita per affrontare le priorità. E farlo scorporando, appunto, le spese per contrastare gli effetti dei rincari. «Secondo me, bisogna ragionare con maggiore apertura, efficacia ed efficienza. E questo riguarda anche il tema del Patto di stabilità. Si parla di aiuti di Stato nella proposta della Commissione, di una flessibilità sugli aiuti di Stato: è ragionevole e corretto ma noi sappiamo che, quando si parla di aiuti di Stato, lo spazio fiscale non è lo stesso per tutti. E quindi, ovviamente, bisogna ragionare su un modello per cui anche queste spese non vengono conteggiate». Già il 22 aprile a Roma, illustrando il Documento di finanza pubblica appena approvato, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha esortato all’introduzione di elementi di flessibilità adeguati al momento, paragonando i titolari dei conti pubblici a «medici nell’ospedale da campo che vedono arrivare feriti da tutte le parti» mentre allo «stato maggiore» ( i vertici Ue) hanno «problemi diversi». La premier ora rilancia.

Superbonus, «finirò di pagare i debiti alle elezioni»

Ma Meloni si innervosisce quando le viene chiesto dei «conti in disordine». Ricorda che all’insediamento del Governo il deficit-Pil era all’8,1% e che le stesse previsioni dell’Esecutivo parlavano per il 2025 di un 3,3%. «Abbiamo fatto meglio», rivendica. «Abbiamo fatto tutto quello potevamo. Avrei voluto scendere sotto il 3%, certo avrei voluto fare ancora meglio, ma nessuno può dire che l’Italia oggi non ha i conti in ordine». A seguire, una nuova stoccata contro il Superbonus 110%: «Si può dire che li aveva molto in disordine ieri e purtroppo quel disordine ancora pesa, perché io finirò di pagare i debiti del Superbonus quando arriveranno le elezioni politiche. Qualcuno ha lasciato dei debiti che il Governo successivo doveva per cinque anni ripagare». Centoquaranta miliardi, specifica, «40, 35 miliardi l’anno, mentre io ho fatto manovre da 18 miliardi».

Ucraina, sì al prestito ma no accelerazioni sull’adesione

Il prevertice arriva anche nel giorno in cui l’Ue ha dato il via libera al 20° pacchetto di sanzioni alla Russia e al prestito di 90 miliardi all’Ucraina, grazie alla caduta del veto ungherese e slovacco seguita alla chiusura dell’era Orbán a Budapest con l’avvento di Péter Magyar. A Cipro è infatti giunto anche Volodymyr Zelensky, che ha tenuto un trilaterale con Antonio Costa e Ursula von der Leyen. «Il prossimo passo è aprire il primo capitolo dei negoziati per l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea», aveva detto Costa da Bruxelles. Ma su questo punto l’Italia, e non solo l’Italia, predica prudenza: anche il 15 aprile, ricevendo il presidente ucraino a Palazzo Chigi, Meloni ha detto di auspicare l’ingresso di Kiev, «al pari delle altre nazioni europee che hanno da tempo avviato questo cammino» (il riferimento è ai Balcani occidentali).

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