Un settore dinamico ma sempre più concentrato. Si presenta così il comparto Energy & Natural Resources dai dati del Global M&A Report 2026 di Bain & Company, che evidenzia come negli ultimi dieci anni, infatti, i primi 20 acquirenti del comparto oil & gas hanno rappresentato il 53% del valore complessivo delle operazioni di M&A.
«La creazione di valore in questo segmento si sta concentrando sempre più nelle mani di un numero ristretto di aziende in grado di guidare il consolidamento del mercato» osserva Alessandro Cadei, senior partner e responsabile Emea Energy & Utilities di Bain & Company, che prosegue: «Pochi operatori realizzano una quota crescente delle operazioni e catturano una parte ancora maggiore del valore generato. I risultati premiano chiaramente chi acquisisce con continuità: già tra il 2000 e il 2010, le aziende che effettuavano acquisizioni regolari garantivano ai propri azionisti rendimenti superiori del 57% rispetto a quelle rimaste inattive. Nel periodo dal 2012 al 2022, questo vantaggio non solo si è confermato, ma si è ampliato in modo significativo, arrivando al 130%. Questi “acquirenti seriali” mostrano come costruire un vantaggio competitivo duraturo, ricercando le opportunità in modo sistematico e quindi più efficace e tempestivo e usando le acquisizioni come leva di trasformazione del business. Il successo, però, non dipende solo dal numero di operazioni, ma più ancora dalla continuità strategica delle scelte».
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A guidare questa ondata di consolidamento sono stati grandi operatori indipendenti, integrati e ben capitalizzati, protagonisti di operazioni lungo l’intera catena del valore – upstream, midstream e dowstream, secondo quanto emerge dal report. L’obiettivo dei deal è duplice: da una parte integrare maggiormente le attività industriali in ottica di piattaforma industriale sinergica e dall’altra aumentare le dimensioni aziendali per produrre economie di scala per ridurre i costi. «Le aziende leader - prosegue Cadei - utilizzano l’M&A per avviare iniziative trasversali e su larga scala, capaci di ridefinire il profilo finanziario, operativo e strategico dell’organizzazione nel suo complesso».
Italia, boom di deal in ambito energetico negli ultimi 2 anni
L’Italia non fa eccezione e partecipa alla vivacità del trend internazionale. Negli ultimi due anni il mercato italiano dell’M&A nel settore ha registrato, infatti, una crescita significativa rispetto alle tendenze storiche, con un valore complessivo delle transazioni di oltre 15 miliardi di dollari nel 2024 e di circa 9 miliardi nel 2025, a fronte di una media annua di circa 3,5 miliardi nel periodo 2019-2023.
I fondi chiusi continuano a svolgere un ruolo centrale nel settore, rappresentando circa il 90% del valore delle operazioni nel 2025 e partecipando ad oltre 70 società energetiche in Italia, per un Ebitda pro-quota complessivo superiore a 2,1 miliardi di euro. Anche in Italia, poi, il mercato degli investimenti energetici sta progressivamente evolvendo verso operazioni di scala, con un focus su piattaforme integrate in grado di massimizzare sinergie e potenzialità di crescita, facendo leva sulla frammentazione presente in diversi sotto-settori.
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Guardando al futuro da Bain, inoltre, prevedono una crescita degli investimenti infrastrutturali in ambiti quali energie rinnovabili, soluzioni Btm e di flessibilità, servizi idrici, gestione dei rifiuti, biometano e altre nuove infrastrutture, con rilevanti opportunità di creazione di valore, mentre si stanno avviando processi interessanti nel settore della chimica su aziende ad alta specializzazione.
I fattori di successo nell’M&A
Le aziende di maggior successo nell’M&A non si limitano a cogliere opportunità, ma contribuiscono a generarle partendo da una strategia chiara e utilizzando le acquisizioni come leva di progressiva trasformazione, osservano da Bain. Definiscono di fatto “le regole del gioco” del comparto, anticipando dinamiche competitive e attivando scenari di M&A potenzialmente dirompenti, ad esempio attraverso integrazioni verticali o la creazione di player integrati.
Non solo. Operano in modo proattivo, mantenendo una short list aggiornata di target prioritari, sviluppando analisi e tesi di investimento “inusuali” e avviando direttamente il dialogo con le controparti, incluse le società in portafoglio ai fondi di private equity. Non ultimo, l’uso crescente dell’intelligenza artificiale rafforza l’ampiezza e la qualità delle valutazioni, arrivando ad esempio a modellare con maggiore precisione sinergie di costo e commerciali.
Dall’integrazione alla trasformazione
Per massimizzare il valore, gli operatori di maggiore successo adottano un approccio strutturato in tre fasi egualmente importanti - stabilizzare, integrare e trasformare – laddove invece, tradizionalmente, l’attenzione si concentra sulle prime due, rimandando o sottovalutando del tutto il processo di trasformazione complessiva che deve essere innescato dall’acquisizione, scrivono da Bain.
«Proprio la fase di trasformazione, genera infatti almeno il 50% delle sinergie complessive di un’acquisizione - continua Cadei - Sebbene sia essenziale stabilizzare per evitare interruzioni operative e integrazioni frettolose, ciò che spesso manca è la valorizzazione delle opportunità trasversali che abilitano una vera trasformazione. Gli operatori migliori, invece, pongono il focus sulla trasformazione entro il primo anno dall’operazione».
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Le principali opportunità di trasformazione si concentrano in particolare in tre ambiti chiave: commerciale, sourcing e pianificazione delle operazioni future. Sul fronte commerciale, una maggiore scala abilita l’ottimizzazione dei flussi di prodotto tra mercati con livelli di prezzo differenti e lo sviluppo di offerte integrate completamente nuove. Nel sourcing, il valore non nasce solo dalla riduzione dei prezzi, ma soprattutto dal “comprare meglio”: ripensare cosa acquistare e come farlo può generare fino al 60% dei risparmi complessivi. Infine, i leader non si fermano alla singola operazione, ma pianificano fin dall’inizio le acquisizioni che diventeranno possibili grazie alla prima.
«L’M&A nel settore non è più solo una leva di crescita o di efficienza - conclude Cadei - È uno strumento strategico per ripensare il modello di business e preparare l’organizzazione ad affrontare le sfide del futuro. Oggi il valore si sta concentrando su pochi operatori, ma la trasformazione del settore è tutt’altro che completa: saranno le aziende capaci di usare le acquisizioni come acceleratore di cambiamento — e non come semplice somma di asset — a definire i nuovi equilibri dell’industria nei prossimi anni».