Il preconsuntivo Unem

Energia: nel 2024 la bolletta italiana scende a 48,5 miliardi. Cala la spesa per petrolio e gas

I dati illustrati dal presidente dell’associazione, Gianni Murano: «Il petrolio si conferma la prima fonte con un peso di circa il 39%»

di Celestina Dominelli

5' di lettura

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Nel 2024 la bolletta energetica italiana è scesa a 48,5 miliardi (18,6 miliardi in rispetto al 2023, -28%) per via della flessione delle quotazioni internazionali sia del petrolio sia del gas che hanno avuto un impatto positivo su quanto il nostro Paese ha pagato per approvvigionarsi. La stima arriva dal preconsuntivo dell’Unem (l’Unione energie per la mobilità) che è stato illustrato oggi dal presidente Gianni Murano in un briefing stampa al quale ha partecipato anche il direttore generale del Centro Studi di Confindustria Alessandro Fontana il direttore di Quattroruote, Ruoteclassiche e Quattroruote Fleet & Business, Gian Luca Pellegrini.

Scende la spesa per le forniture di petrolio e gas

Oltre l’80% di questa riduzione è dovuto, secondo l’associazione, al minore esborso per le forniture di petrolio e gas. In calo anche la spesa per le importazioni di energia elettrica (-26%) e soprattutto quella per i combustibili solidi (-60%). Il peso sul Pil è attorno al 2,2% rispetto al 5,7% del 2022 quando superò i 144 miliardi di euro. Murano ha fornito anche uno spaccato della spesa, con la fattura petrolifera che, nel 2024, è attesa a 21,2 miliardi di euro, con un calo di 7,6 miliardi di euro (-26%) per effetto della riduzione delle importazioni di greggio e delle quotazioni internazionali.

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Il gettito fiscale

Nel preconsutivo presentato dal presidente dell’Unem, è contenuta una fotografia puntuale del gettito fiscale garantito dagli oli minerali: nel 2024 l’asticella è pari a circa 42 miliardi di euro, in aumento dello 0,9% (+400 milioni di euro) rispetto al 2023, quale risultante tra il maggiore gettito accise (+2,6%, 700 milioni di euro in più) dato dall’aumento dei consumi, in particolare di benzina, e il minore gettito Iva (-2,1%, - 300 milioni) per effetto della discesa dei prezzi.

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La domanda di energia

Secondo il check dell’Unem, che ha esaminato anche la domanda di energia italiana, nel 2024 il fabbisogno si stima sullo stesso livello del 2023, intorno ai 144,3 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio), ma inferiore dell’8,7% rispetto al 2019 (-14 Mtep), calo dovuto per oltre l’80% alla decisa flessione del gas (-11 Mtep). Nel periodo 2019-2024 le emissioni di CO2 collegate alla domanda di energia complessivamente si sono ridotte del 15%, non solo per la crescita delle rinnovabili, ma anche per una maggiore efficienza energetica.

Il mix energetico

Quanto al mix energetico, il petrolio si conferma prima fonte di energia con un peso di circa il 39%, in progresso dell’1,7% (+0,9 Mtep), dovuto in larga parte alla ripresa dei carburanti e più in generale dei prodotti per la mobilità, favoriti dalla tenuta del settore dei servizi e del turismo. In calo invece i consumi industriali e della petrolchimica. Il gas, invece, si posiziona al secondo posto tra le fonti di energia del Paese e limita la flessione ad un meno 0,7% (-0,3 Mtep). Passando alle altre fonti, le rinnovabili, che includono anche i biocarburanti, sono le fonti energetiche con la migliore dinamica dell’anno, con una crescita del 12% (+3,4 Mtep) dovuta ai risultati decisamente favorevoli della produzione di energia elettrica. L’aumento complessivo record di oltre 20 terawattora dell’idroelettrico (+35%) e del fotovoltaico (+31%) insieme, ha infatti più che compensato i modesti cali del geotermico e dell’eolico. Il carbone, con un meno 63% (-3,8 Mtep), crolla, invece, al suo minimo storico per effetto della drastica riduzione degli impieghi nella generazione di energia elettrica dove ha contribuito per circa l’1%, rispetto al 5% dello scorso anno.

Il fronte dei consumi

I consumi petroliferi nel complesso hanno evidenziato un progresso dell’1,7% rispetto al 2023, sostenuti dal buon andamento della benzina (+5,8%) e del carboturbo (+10,2%), che hanno entrambi superato i livelli pre-pandemici (+3%). Prendendo i soli prodotti per la mobilità (benzina, gasolio, gpl auto, carboturbo e bunker), che rappresentano il 72% del totale vendite, il progresso diventa del 3,7% rispetto al 2023 e dell’1,9% rispetto ai valori pre-pandemia, a conferma della centralità di questi prodotti (compresi i biofuel) nella mobilità del nostro Paese. Considerando i soli carburanti (benzina, gasolio e gpl auto, con la loro sempre più consistente componente bio), la variazione percentuale diventa del +2,6%, con la benzina che nel 2024 si è avvicinata ai 9 milioni di tonnellate. Va rilevato che l’Italia, tra i principali Paesi europei, è l’unico che ha visto un aumento nelle vendite di carburanti sia rispetto al 2019 che al 2023. Un risultato effetto della crescita degli spostamenti che vedono nell’auto privata la scelta dominante.

Il parco circolante

L’Italia è il secondo parco circolante della Ue ed è terza per le nuove immatricolazioni. È anche uno dei Paesi con il più alto tasso di motorizzazione (69 auto per 100 abitanti) dove il vettore elettrico rappresenta lo 0,5% del totale. Guardando alle dinamiche delle immatricolazioni di auto, nel 2024 si conferma la netta prevalenza del mercato dell’usato sul nuovo che rispetto al 2019 ha mostrato un calo del 18%, usato caratterizzato per il 94% da motori tradizionali: diesel (45%), benzina (39%). L’incertezza degli automobilisti rispetto alle nuove motorizzazione e i costi associati continuano infatti ad orientare la scelta verso il mercato dell’usato. La decarbonizzazione viene invece supportata dalla penetrazione dei carburanti liquidi e gassosi low carbon che nel 2024, in potere energetico hanno rappresentato il 12,5% dei carburanti consumati. E prosegue l’ibridizzazione del parco auto, tendenza che si può osservare anche nei principali Paesi europei.

L’import di greggio

Per quanto riguarda le importazioni di greggio, nel 2024 sono risultate in calo dell’8,3%, risentendo anche delle criticità nello snodo di Hormuz e nel Canale di Suez. La Libia è tornata ad essere il nostro primo fornitore con un peso del 20,3%, seguita dall’Azerbaijan (16,6%) e dal Kazakhistan (15%). Deciso progresso per gli arrivi dall’Africa che con un peso di circa il 36% risulta essere la nostra prima area di approvvigionamento. Complessivamente nel 2024 abbiamo importato 85 tipi di greggio da 27 Paesi diversi consolidando la tendenza nella diversificazione delle aree di provenienza. Ciò riflette le minori lavorazioni delle raffinerie che nel complesso sono ammontate a 66,2 milioni di tonnellate, in calo del 4,1% rispetto al 2023 e con un tasso di utilizzo degli impianti sceso al 74% dal 78% dello scorso anno. Un risultato in larga parte dovuto all’avvio della trasformazione della raffineria di Livorno in bioraffineria.

Il capitolo della raffinazione

In ripresa gli investimenti sugli asset della raffinazione sia per la loro graduale trasformazione alla produzione di low carbon fuels, sia per continuare a garantire l’efficienza e la sicurezza degli impianti tradizionali. In questo contesto si inserisce il tema della distribuzione carburanti che negli ultimi anni ha visto crescere il numero dei marchi presenti, passati dai 210 del 2019 ai 310 attuali. Una rete sempre più polverizzata e inefficiente considerato che il 20% circa ha un erogato inferiore ai 400.000 litri/anno di prodotto e solo il 3% ha erogati in linea con la media europea.

I prezzi dei carburanti

I prezzi dei carburanti alla pompa nel 2024 hanno toccato ad ottobre i minimi degli ultimi 24 mesi, con una media annua pari a 1,822 euro/litro per la benzina e 1,718 per il gasolio, pari ad un calo compreso tra i 5 e gli 8 centesimi euro/litro rispetto al 2023, in linea con le tendenze dei mercati internazionali. Il minore prezzo dei carburanti ha permesso un risparmio per gli automobilisti di circa 2,7 miliardi di euro, pari a 103 euro in media a famiglia. A livello di prezzo industriale, cioè al netto delle tasse, anche nel 2024 si conferma uno stacco negativo verso gli altri Paesi europei pari in media ponderata a 2,1 centesimi euro/litro.atur

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