Energia, 1,7 miliardi di cedole nel mirino dell’anticipo fiscale
Gettito aggiuntivo di 130,3 milioni assicurato dalla manovra contro le big del settore. Dalla proroga del taglio dell’aliquota sul gasolio un minor incasso per lo Stato di 100 milioni
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ROMA
È un operazione di finanza pubblica a incastro perfetto che intreccia le pieghe del fisco energetico con la stretta sulle sponsorizzazione del gioco legale e il rifinanziamento dei fondi di politica economica. È questa la radiografia contenuta nella relazione tecnica allegata al nuovo decreto legge accise che si prepara al vaglio parlamentare con un pacchetto articolato di misure e saldi contabili da calibrare con precisione millimetrica nel triennio 2026-2028.
Faro su 1,7 miliardi di cedole
La copertura finanziaria del nuovo taglio dell’accisa sul diesel poggia principalmente sull’articolo 2 che punta i riflettori sui giganti dell’energia, ai quali viene richiesta un’anticipazione del 39% su ritenute e imposte sostitutive relative agli utili deliberati nell’esercizio precedente a quello di corresponsione.
La misura scatta per il periodo d’imposta successivo al 31 dicembre 2025 e assicurerà, stima la relazione visionata da Il Sole 24 Ore, un gettito aggiuntivo di 130,3 milioni, garantendo a fronte del versamento un credito d’imposta di pari importo fruibile all’atto dell’effettiva erogazione.
L’incasso, chiarisce il documento che accompagna il Dl, è stato calcolato esaminando i calendari pubblicati in relazione alla distribuzione dei dividendi degli ultimi dieci anni delle principali imprese del settore energetico - la misura, come noto, riguarda imprese con ricavi, da bilancio 2025, superiori ai 20 miliardi di euro e presenza operativa lungo la filiera energetica (dall’estrazione alla vendita di petrolio, gas ed energia elettrica) - dai quali si evince che le politiche di distribuzione delle cedole sono costanti nel tempo.








