Le priorità

Emergenza giovani: via dalla professione legale soprattutto le donne

In tre anni perso il 14% dei professionisti con meno anzianità. Redditi bassi e monocommittenza i nodi che restano da sciogliere

di Valeria Uva

3' di lettura

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Grandi o piccole realtà, il problema tocca in modo trasversale tutto il settore legale con numeri che hanno raggiunto livelli allarmanti: in soli tre anni dal 2021 al 2023 la Cassa forense ha perso il 14% degli iscritti più giovani, quelli con meno di nove anni di anzianità. Ad allontanarsi per cercare altre strade, sono in maggioranza le donne: delle oltre 8mila cancellazioni solo dell’ultimo anno (cinque volte in più di dieci anni fa), quasi due su tre sono donne. Con un picco di fuoriuscite in concomitanza con i concorsi pubblici, soprattutto quello maxi legato al Pnrr per l’ufficio del processo.

Ma al di là dei dati, conta anche la percezione del problema che gli stessi avvocati vivono ogni giorno.  «Solo pochi anni fa nel mio studio c’erano 14 praticanti ed era persino difficile seguirli tutti - oggi, a fatica, ne abbiamo uno soltanto», ha raccontato il presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco, analizzando il Rapporto Censis 2024 sull’avvocatura.

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Le ragioni sono tante e non tutte riconducibili al calo demografico. Anche perché la disaffezione dei giovani verso questa professione viaggia più veloce della denatalità che, peraltro, non ha ancora investito appieno le aule universitarie. Ai ragazzi poi arriva da anni la narrazione secondo cui «in Italia ci sono troppi avvocati». Gli avvocati in effetti sono oltre 236mila, ma stanno anche invecchiando: l’età media è salita oltre i 48 anni (era a 46,6 solo tre anni fa). 

I guadagni

Iscriversi a Giurisprudenza non è un buon affare: questa facoltà è la peggiore, insieme con psicologia, per tasso di occupazione a un anno dal titolo: 56,7% nel 2022 (fonte Almalaurea). Sempre a quella data chi è uscito da Giurisprudenza guadagna in media 1.011 euro, 600 in meno di un neo ingegnere elettronico. Solo uno su tre punta sulla libera professione. E infatti all’esame di abilitazione del 2022 si sono presentati in 14.375, il 38% in meno rispetto al 2018. Peraltro solo meno di uno su due lo ha passato, nonostante lo svolgimento con modalità semplificate, post pandemia. In più una volta intrapresa la libera professione le prospettive non sono certo rosee: 14mila euro il reddito medio di chi ha meno di 30 anni, 20mila fino a 34 anni. Senza contare i ritmi stressanti e la difficoltà di conciliare vita-lavoro.

Ma dal Rapporto 2024 del Censis sull’avvocatura sono emersi anche timidi segnali di cambiamento: cresce tra gli avvocati la consapevolezza della necessità di aggregarsi e di integrare in studio anche altre professionalità, e, al contrario, è in declino la figura dello studio individuale. «I giovani stanno cogliendo meglio le opportunità che il mercato offre - ha sottolineato il presidente di Cassa forense, Valter Militi - puntando ad esempio sull’attività stragiudiziale». Alternative dispute resolutions, quindi, al posto del classico contenzioso ma anche consulenza e affiancamento alle aziende: se oltre i 50 anni l’attività giudiziale rappresenta ancora quasi il 68% del fatturato di studio, sotto i 40 anni questa percentuale scende al 52 per cento.

Gli studi strutturati

Sono, come al solito, i grandi studi d’affari a potersi permettere di sperimentare nuove strade per attrarre i giovani. Alcuni già da tempo si affidano ai cacciatori di teste anche per selezionare praticanti, altri inventano nuovi strumenti: dal talent modello X Factor, alla borsa di studio per gli studenti di Giurisprudenza disposti ad affacciarsi in studio prima della laurea, sono tanti gli investimenti di tempo e risorse per attrarre e trattenere i giovani. I settori che affascinano sono quelli legati all’innovazione e alle tecnologie.

Per tutti, però, resta il grande nodo della monocommittenza: sono soprattutto i giovani a lavorare esclusivamente per conto di altri colleghi, senza poter contare sulle garanzie riconosciute ai dipendenti. In Parlamento giacciono varie proposte per regolamentare questi rapporti con varie formule. Intervistati dal Censis i giovani under 40 chiedono soluzioni radicali: nove su dieci vogliono abolire l’incompatibilità tra pratica legale e lavoro retribuito. E in molti (il 28%) vorrebbero le garanzie di un contratto collettivo di lavoro.

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