Dazi globali bocciati, ma non scattano i rimborsi automatici
di Antonino Guarino e Benedetto Santacroce
di Vittorio Carlini
5' di lettura
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Proseguire nel migliorare, anche grazie alla maggiore informatizzazione dei processi, la gestione del Capitale circolante netto. Inoltre: sfruttare l’M&A per la crescita ed integrare le società acquisite. Ancora: spingere sull’innovazione di prodotto. Sono tra le priorità di Emak a sostegno del business.
L’attività, a ben vedere, nel 2016 è stata caratterizzata da ricavi e profitti netti in crescita. Il fatturato si è assestato a 391,9 milioni in rialzo del 2,7% rispetto al 2015. L’utile netto consolidato è stato di 17,7 milioni a fronte dei 9 milioni realizzati due anni fa. Lo stesso Ebitda è salito (+9,6% a parità di area di consolidamento). Insomma: il giro d’affari e la redditività sono stati positivi. Unica eccezione: l’utile operativo. L’Ebit ha rallentato, passando dai 23,3 milioni del 2015 ai 21,9 milioni dello scorso esercizio.
La dinamica in oggetto, inevitabilmente, fa storcere il naso al risparmiatore. Il gruppo, tuttavia, non condivide la perplessità. Si tratta, è l’indicazione, soprattutto di un effetto legato allo shopping di Lemasa. Emak, infatti, ha svalutato l’avviamento della società brasiliana acquisita nel 2015. Una mossa che, giocoforza, ha impattato l’utile operativo. Tale evento però, sottolinea l’azienda italiana, è stato più che controbilanciato (oltre che dall’effetto cambi) dall’aggiustamento del prezzo da pagare per completare l’acquisizione della stessa Lemasa. Tanto che per l’appunto, conclude Emak, l’utile netto del 2016 è risultato superiore a quello del 2015.
Fin qui alcune considerazioni rispetto all’andamento del conto economico della multinazionale tascabile di Bagnolo in Piano (Reggio Emilia). Il risparmiatore, però, è interessato a conoscere le strategie di sviluppo della società. In tal senso una priorità rimane il Capitale circolante netto (Ccn). Nella precedente «Lettera al risparmiatore» Emak aveva indicato, a fine 2016, l’obiettivo del rapporto tra Ccn e ricavi tra il 35 e 36%. Il valore si è assestato al 37,2%. Si tratta di una percentuale che soddisfa la società. La quale conferma, tra due anni, il target del rapporto in oggetto attorno al 30%. Un ulteriore riduzione da concretizzarsi in che modo? Fin qui gli sforzi sono stati concentrati soprattutto sull’attività presso le strutture produttive. Ora il focus sarà anche sull’efficientamento rispetto alle scorte presso le filiali commerciali. Così, ad esempio, i due magazzini che servono i mercati di Francia e Germania saranno accorpati. Non solo. Una leva importante è costituita dal nuovo Enterprise resource planning (Erp). Il sistema informativo, lanciato qualche mese fa e che verrà via via esteso a tutto il gruppo, dovrà consentire, da un lato, la riduzione delle scorte di magazzino; e, dall’altro, il maggiore adeguamento dell’offerta alla volatilità della domanda. A fronte di un simile contesto il Ccn, nelle intenzioni di Emak, dovrà diminuire.
Ma non è solamente la gestione di scorte o magazzini. Altra priorità è quella sull’M&A. La crescita per linee esterne, si sa, è una strategia consolidata per Emak. Proprio su questo fronte il gruppo, in avvio dello scorso marzo, ha confermato l’esistenza di una trattativa finalizzata all’acquisizione di Lavorwash (gruppo attivo nella produzione e vendita di macchine per la pulizia, sia professionale che domestica). Ebbene: la firma del contratto preliminare, sempre secondo l’indicazione del mese scorso, dovrebbe concretizzarsi nel secondo trimestre dell’anno. Allo stato attuale Emak non fornisce particolari sull’operazione: il gruppo conferma solamente le trattative.