Palantir e i fondi scardinano la Difesa. Serve un modello di mercato alternativo
di Claudio Antonelli
di Barbara Fiammeri e Carmine Fotina
5' di lettura
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Per molti resta ancora soltanto una sigla. Nei programmi elettorali dei partiti lo spazio dedicato al Piano nazionale di ripresa e resilienza, meglio noto con l’acronimo Pnrr è assai parco.
Eppure le risorse, circa 200 miliardi, messe a disposizione del piano italiano da Bruxelles (a cui si aggiunge il cofinanziamento nazionale) rappresentano il più importante e decisivo volano per il rilancio del Paese. L’ultimo rapporto del Cresme sulle opere pubbliche conferma che nei primi sette mesi di quest’anno c’è stato un incremento di circa il 21% rispetto allo stesso periodo del 2021, determinato quasi interamente dai bandi Pnrr per internet veloce.
Tant’è che Mario Draghi con il sostegno di Sergio Mattarella nella direttiva per il disbrigo degli affari correnti ha stabilito che il Governo rimane impegnato «nell’attuazione legislativa, regolamentare e amministrativa» del Pnrr proprio per rendere il meno traumatico possibile il passaggio di consegne con il nuovo esecutivo ed evitare che si perdano i fondi della rata di dicembre. Resta però da capire in che direzione il futuro esecutivo si muoverà, tenendo presente che le erogazioni sono legate al raggiungimento di volta in volta degli obiettivi nei tempi stabiliti. Qualcuno parla di modificare il Piano, anzi per usare le parole di Giorgia Meloni, che al momento risulta avanti a tutti nei sondaggi, «la revisione del Pnrr sarà una delle priorità del prossimo Governo».
«Non può essere altrimenti - conferma Raffaele Fitto che per Fratelli d’Italia ha curato direttamente il dossier Pnrr ed è vicepresidente dell’Ecr a Strasburgo - perché il Pnrr nasce e viene finanziato come risposta alla crisi provocata dalla pandemia. Nel frattempo però l’inflazione è cresciuta e la guerra ha fatto schizzare i prezzi non solo del gas e dell’energia in generale ma di tutte le materie prime: come si può pensare di non tener conto di un cambiamento di questa portata!».
Per Fitto non esiste il rischio di perdere le risorse europee. «Noi ci muoviamo nel pieno rispetto dei regolamenti europei. L’articolo 21 parla esplicitamente di “modificare o sostituire” qualora ricorrano situazioni oggettive e credo che gli effetti della guerra rientrino abbondantemente in questa categoria». Fitto cita anche l’articolo 24 che «consente una proroga di 6 mesi, quindi non ci sono in questo momento rischi di perdere risorse, questo non è vero - scandisce -. È vero però che siamo finanziariamente il Paese più impegnato e dunque non possiamo permetterci di sbagliare».
Una posizione su cui si ritrova pienamente anche Antonio Tajani. Il numero due di Forza Italia e del Ppe, il gruppo a cui fa riferimento anche la presidente della Commissione Ursula Von der Leyen, ci tiene però a sottolineare che «tutti gli impregni presi con Bruxelles «saranno onorati, a partire dalle riforme incluse nel Pnrr». Tajani, che con il suo partito ha sostenuto la scelta di Next generation Ue poi tradotta nel Pnrr fin dall’inizio, conferma la necessità di «aggiornare» il Piano per tener conto dell’incremento dei costi dell’energia: «È un dato oggettivo di cui è ben consapevole anche la Commissione».