Il banchiere contro il populista

Elezioni in Canada, la battaglia all’ombra di Trump

Si vota il 28 aprile. C’è molta incertezza e la competizione è condizionata dalle continue dichiarazioni del presidente Usa

di Angela Manganaro

Pierre Poilievre e Mark Carney

4' di lettura

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Le elezioni politiche in Canada, che si terranno il prossimo 28 aprile, sono state causate da Donald Trump (guerra dei dazi e minacce alla sovranità canadese) e dal trumpismo sono condizionate. Dice infatti Mark Carney, attuale primo ministro e candidato dei liberali: «C’è molto da fare per mettere il Canada in sicurezza, per investire nel Canada, per costruire il Canada, per unire il Canada. Trump vuole distruggerci affinché l’America possa controllarci. È la nostra forza che gli americani vogliono. Vogliono le nostre risorse, la nostra acqua, la nostra terra, il nostro Paese. Non permetteremo che accada. Non glielo lasceremo fare. La nostra risposta deve essere quella di costruire un’economia forte e un Canada più sicuro».

Il principale avversario di Carney, Pierre Poilievre, leader dei conservatori, già autore dello slogan Canada First, ha detto a febbraio che sugli americani non si può più fare affidamento, e da tempo, dice cose simili alla propaganda trumpiana: vuole un governo ridotto contro gli eccessi dell’era Trudeau, manda messaggi anti-élite e populisti, porta avanti un’agenda economica aggressiva sia che si tratti di costo degli alloggi, di inflazione e di immigrazione. Spinge sulla libertà personale, vuole tasse più basse, è duro sulla criminalità e più morbido degli avversari sulle normative dell’industria petrolifera canadese, ha combattuto la tassa sul carbonio voluta da Trudeau. Un governo conservatore, ha affermato Poilievre, darà priorità alla crescita economica, compreso il rapido sviluppo di progetti energetici, che aiuteranno il Canada a diventare meno dipendente dal commercio con gli Stati Uniti.

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Carney ha aperto la sua campagna con la promessa di ridurre l’aliquota fiscale sulla fascia di reddito più bassa di un punto percentuale, il che, a suo dire, farà risparmiare alle famiglie fino a 825 dollari canadesi (575 dollari) all’anno. Si stima, riporta Bloomberg, che la modifica fiscale costerà circa 6 miliardi di dollari canadesi. Alla domanda su come l’avrebbe finanziata, l’ex banchiere ha ribadito il suo impegno a migliorare l’efficienza del governo attraverso nuove tecnologie, tra cui l’intelligenza artificiale, e a ridurre la spesa. Anche Poilievre ha promesso un taglio delle tasse per le famiglie della classe media.

Per più di un anno, Poilievre è stato avanti nei sondaggi sfruttando la frustrazione di gran parte dell’opinione pubblica per il costo della vita e la carenza di alloggi e collegando con successo quei problemi alle politiche del precedente governo: fino alle dimissioni di Justin Trudeau ha potuto vantare anche un vantaggio a doppia cifra tanto che non erano pochi – anche tra i media – coloro che lo avevano già proclamato il prossimo primo ministro canadese.

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Ma l’arrivo di Trump e la successione di Carney a Trudeau hanno scombussolato il quadro politico. Con Trump alle porte che parla di Canada come 51esimo stato americano e scatena la guerra dei dazi, sono cambiati i temi della campagna: si è alimentato un nazionalismo che unisce tutti i canadesi che si sentono minacciati dal presidente statunitense. «Siamo passati da un’elezione in cui le persone volevano il cambiamento a un’elezione che non è più una questione di leadership» dice a Reuters Darrell Bricker, ceo di Ipsos Public Affairs. «Trump sta ponendo la sfida più grave che il nostro Paese abbia dovuto affrontare dalla Seconda guerra mondiale», ha affermato Chrystia Freeland, ex ministro degli esteri durante un recente dibattito tra i leader liberali.

Con la nomina di Carney a leader dei liberali e primo ministro, Poilievre ha perso molto terreno e ora i due contendenti sono appaiati con una netta prevalenza di Carney, secondo uno degli ultimi sondaggi Abacus, quando all’elettore si chiede chi è meglio che sfidi Trump. Sia Carney sia Poilievre affermano che sarebbero più bravi a negoziare con il tycoon.

Poilievre, 45 anni, cresciuto nell’Alberta, provincia ricca di petrolio, è conosciuto per lo spirito combattivo e per la dialettica al limite della correttezza. Ha definito Justin Trudeau «un pazzo» e un leader dell’opposizione di sinistra «un imbroglione e un venduto». Come altri leader populisti, Poilievre ha sfruttato le frustrazioni post-pandemia degli elettori per l’aumento del costo della vita e gli alloggi inaccessibili. Tre anni fa, è stato uno dei pochi politici a sostenere apertamente i camionisti che hanno paralizzato per settimane il centro di Ottawa per protestare contro gli obblighi vaccinali.

La formazione di Poilievre non potrebbe essere più diversa rispetto a quella di Carney, ex banchiere di Goldman Sachs ed ex governatore di due banche centrali (Canada e Gran Bretagna). Poilievre ha spesso raccontato la storia di come è nato a Calgary da una madre di 16 anni e sia stato dato in adozione. I suoi genitori adottivi erano insegnanti di scuola che si sono separati quando lui aveva 12 anni, dopodiché suo padre ha fatto coming out. Ha più volte vantato le sue origini: «Non provengo da un ambiente privilegiato o ricco. Sono stato adottato da insegnanti, sono cresciuto in un normale quartiere suburbano. Non abbiamo sempre avuto soldi. Ma sono riuscito ad arrivare fin qui». Ha due bambini piccoli e la moglie, Anaida Galindo, è nata in Venezuela ma è cresciuta con la sua famiglia a Montreal. Coinvolto nella politica conservatrice di Calgary fin dalla prima adolescenza, Poilievre è diventato il membro più giovane del Parlamento quando è stato eletto nel 2004 all’età di 25 anni.

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