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ElevenLabs e l’album dei cloni: se il diritto d’autore sposa l’algoritmo

Un album con voci sintetiche generata dall’AI: siamo difronte all’innovazione o forse un preavviso spaventoso di quello che ci attende?

di Gabriele Amante

3' di lettura

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L’album, che possiamo definire di natura ibrida, non è l’ennesimo esperimento tra musica e intelligenza artificiale. Parliamo di una raccolta di brani nati dalla collaborazione consensuale di 13 artisti di fama mondiale. Come riporta il sito ufficiale, a partecipare è un gruppo eterogeneo di talenti: nell’album sono presenti, tra gli altri, Liza Minnelli — una delle poche artiste a vantare il prestigioso titolo EGOT (Emmy, Grammy, Oscar, Tony) — Art Garfunkel, KondZilla e Denzel Curry.

Eleven Music sostiene che il toolkit utilizzato (di cui anche gli utenti possono usufruire tramite il sito ufficiale) permetta a chiunque di sviluppare un brano completo partendo da una semplice descrizione testuale: dal genere funk all’elettronica, fino al pop internazionale. Questa è la visione sostenuta dall’azienda, che è stata applicata integralmente nella realizzazione di questo progetto discografico.

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Ma com’è questo album?

L’opera è composta da 13 brani, tanti quanti gli artisti coinvolti, e spazia tra generi molto diversi tra loro. Per esempio, troviamo “Prelude Fury in C Mirror” (Preludio Furia in Do Riflesso), un titolo che vuole chiaramente richiamare le composizioni di stampo classico. Demetri Lerios, autore di colonne sonore e producer, genera un brano effettivamente “specchiato” dalla struttura circolare. L’obiettivo di creare un pezzo adatto ad accompagnare le immagini è evidente: il ritmo è molto marcato, arricchito da fiati e archi, con una componente ritmica così presente da avvicinarlo più a una composizione filmica che a una puramente “colta”.

Il brano “Kids Wait Till You Hear This” di Liza Minnelli è, invece, una composizione estremamente semplice. La voce della cantante si ripete senza mai sfociare nel canto, quasi come se fosse composta da spezzoni di vecchie interviste. La base di musica elettronica, priva di una forte componente armonica, ricorda quasi quei brani d’ambiente che potremmo ascoltare in un negozio di abbigliamento.

“Authorship” di Art Garfunkel segue una struttura ancora più minimale. Troviamo il celebre cantante americano che recita un testo mentre, in sottofondo, una melodia leggera e delicata si srotola tra le sue parole, accompagnando la narrazione dell’artista senza mai sovrastarla.

L’impatto di queste produzioni sulle piattaforme di streaming

Va specificato che tutti i brani sono di piena proprietà degli artisti, i quali percepiscono il 100% dei ricavi derivanti dalle piattaforme di streaming. Questo aspetto conferma che le voci sono state sintetizzate con la piena approvazione dei diretti interessati, stabilendo un nuovo standard etico per l’industria. Anche l’apprezzamento del pubblico è stato notevole: le tracce hanno ottenuto un riscontro tutt’altro che moderato, riuscendo a scalare le principali classifiche globali.

La stessa ElevenLabs sta registrando una crescita finanziaria straordinaria, raggiungendo una valutazione di 11 miliardi di dollari a gennaio 2026. La loro forza risiede anche nella selezione strategica dei talenti coinvolti: un mix di cantanti, produttori e autori che, collettivamente, vantano oltre un miliardo di ascolti e decine di Grammy. Non a caso, Billboard ha inserito l’azienda tra le 11 realtà legate all’IA più influenti del settore, riconoscendone l’impatto rivoluzionario sul mercato musicale.

L’AI ha aggiunto valore o ha solo levigato o evidenziato i difetti umani?

ElevenLabs ha permesso a chiunque di sperimentare la propria Ai che, devo dire, produce risultati decisamente superiori alla media, specialmente se confrontata con quegli strumenti che non richiedono abbonamenti. Il pregio principale di questo lavoro è sicuramente quello di aver riportato sotto i riflettori artisti leggendari, che in passato hanno guardato le classifiche dall’alto, ma questo processo ha inevitabilmente rimosso parte dell’effetto umano.

Qualsiasi produzione tradizionale, dalle più costose alle più povere, conserva sempre l’errore umano della registrazione: il fatto, ad esempio, di non cantare un ritornello mai esattamente allo stesso modo. Questa sfumatura, purtroppo, con l’IA si perde. C’è da dire, però, che queste tecnologie permettono a chi non può permettersi produzioni elevate, o a chi non conosce la teoria musicale, di generare basi o canzoni complete di tutto rispetto, democratizzando di fatto la creazione sonora.

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