Industria

Elettrotecnica ed elettronica trainano, ma la crisi internazionale resta l’incognita

Per le imprese Anie domanda interna in spinta, ma export sotto pressione tra crisi geopolitiche e costi in aumento.

di Andrea Biondi

 (Imagoeconomica)

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In un’industria italiana che procede con il freno tirato, elettrotecnica ed elettronica restano fra i pochi comparti capaci di marciare a una velocità superiore, in controtendenza. Mentre il manifatturiero chiude il 2025 in territorio negativo (–0,5% la produzione), i settori Anie fanno segnare un +1,8%. E non è un rimbalzo episodico: nei primi mesi del 2026 la crescita accelera al +2,4%.

La spiegazione, più che nei mercati globali, sta dentro i confini. È la domanda interna a sostenere il passo, con un +3,1% che compensa la debolezza dell’export. Le imprese investono dove possono controllare il rischio, mentre fuori si addensano le incognite. L’elettronica corre più veloce (+2,7%), l’elettrotecnica segue (+1,5%), entrambe agganciate ai grandi cantieri della trasformazione industriale.

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Ma è una corsa in equilibrio. Federazione Anie rappresenta 1.100 imprese, circa 480mila addetti, 112 miliardi di fatturato aggregato e 27 miliardi di export nelle tecnologie elettrotecniche ed elettroniche. Numeri che spiegano perché la tenuta del comparto abbia un peso non solo settoriale, ma industriale. Anche se l’orizzonte resta corto: per oltre metà delle imprese la continuità operativa non supera i sei mesi senza un miglioramento dello scenario globale.

Il mondo pesa. Il rovescio della medaglia è, appunto, lo scenario internazionale. Il 71% delle imprese del campione Anie opera sui mercati esteri e oltre la metà esporta anche verso l’area mediorientale coinvolta nelle tensioni in corso. I primi effetti si scaricano sui costi: il 62% delle aziende segnala rincari nei trasporti, il 54% nelle materie prime, il 42% nell’energia. Per il 35% cresce anche l’incertezza sugli investimenti

La logistica diventa così uno dei punti più critici, indicata da quasi il 40% delle imprese come fattore di rallentamento operativo. E il protrarsi della crisi cambia le aspettative: se una soluzione entro un mese avrebbe prodotto impatti nulli o limitati per il 73% delle aziende, ora oltre l’80% prevede effetti almeno moderati e il 39% teme ripercussioni rilevanti sull’attività.

Il nodo riguarda anche mercati importanti come i Paesi del Golfo, verso cui nel 2025 l’export italiano dei settori Anie ha raggiunto circa 2,6 miliardi di euro, in crescita di oltre il 60% rispetto al 2019. Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita restano fra le principali destinazioni.

«Il quadro che emerge dalla nostra analisi - afferma Renato Martire, vicepresidente Anie con delega al Servizio Studi - restituisce l’immagine di un sistema industriale che, pur operando in un contesto caratterizzato da forti discontinuità, continua a mostrare solidità e capacità di adattamento». Ma, aggiunge, «l’incremento dei costi e le persistenti tensioni lungo le filiere globali rendono necessario rafforzare le politiche industriali, sostenendo gli investimenti in innovazione e creando condizioni più favorevoli alla crescita e alla capacità di competere».

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