La corrente elettrica pulita come chiave della transizione ecologica
L’adozione di elettricità apporta benefici ambientali rilevanti. I trasporti sono il segmento che sta osservando il passaggio tecnologico più violento e rapido
di Jacopo Giliberto
5' di lettura
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La lotta contro la CO2 corre sui fili della corrente elettrica. Le politiche energetiche e ambientali internazionali e italiane puntano tutte verso l’elettricità intesa non come energia ma come vettore di servizi.
L’elettricità non solamente accende la luce ma da più di un secolo segna il ritmo dell’evoluzione tecnologica e della liberazione dalla schiavitù della fatica fisica: le scale mobili, le lavatrici, i semafori, le frese, la tv, i radar degli aeroporti, i compressori industriali, l’ascensore, gli autoclave degli acquedotti e lo schermo sul quale si leggono queste parole.
Noi consumatori pensiamo che l’elettricità sia pulita solamente perché non fa fumo nel luogo in cui viene usata. Però può inquinare altrove, là dove l’elettricità viene prodotta, e per questo motivo ingegneri e scienziati, come al solito, dicono «dipende».
La chiave è nella produzione dell’energia elettrica
Ma dietro questo «dipende» c’è tutta la transizione ecologica, perché la pulizia e l’efficienza della corrente elettrica è legata al modo in cui viene prodotta e viene usata. In pochissimi casi estremi, l’elettricità può essere perfino meno sostenibile della tecnologia che vuole sostituire: fra un motore a carburante alimentato con biometano (cioè metano neutrale per il clima e non fossile) e un motore elettrico in una zona dove l’elettricità è prodotta da una vecchia centrale a lignite, il bilancio ambientale potrebbe essere favorevole all’idrocarburo.
Ma in generale l’adozione di elettricità apporta benefici ambientali rilevanti.
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