L’impatto sull’istruzione

Elementi di AI in tutti gli esami e distacco incentivato dei ricercatori

Intelligenza artificiale rafforzata già a scuola: entrerà nell’educazione civica e nei programmi dei licei

di Eugenio Bruno

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L’intelligenza artificiale deve trovare posto nei programmi di scuola e università. Non solo formando i docenti, allenando gli studenti e valorizzando i ricercatori. Ma anche utilizzandola come booster nell’accompagnamento dei giovani all’utilizzo dei social. A prevederlo è il pacchetto di misure che il Dlgs sull’AI approvato mercoledì 10 giugno in Cdm dedica ai percorsi formativi.

Le misure per le scuole e gli Its

Si parte dalle scuole che devono trovarle uno spazio, innanzitutto, nelle 33 ore annuali dedicate all’educazione civica. Aggiornando, di conseguenza, le relative linee guida. E lo stesso “tagliando” deve riguardare l’orientamento e le Steam. L’ottica è prevedere rudimenti di AI in tutti i profili in uscita dalle superiori, oltre che dai centri di formazione degli adulti e dall’istruzione e formazione professionale gestita dalle Regioni. Con una norma ad hoc per le nuove Indicazioni nazionali dei programmi liceali in arrivo nel 2027/28.

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Tra le disposizioni proposte dal Mim spiccano poi, da un lato, l’attivazione di un piano nazionale di formazione rivolto a tutti i prof, per aiutare il sistema scolastico a prevenire i rischi connessi all’uso non consapevole dei social media e degli ambienti relazionali basati su sistemi di intelligenza artificiale. E, dall’altro, interventi educativi rivolti agli alunni, anche con il coinvolgimento delle famiglie, per promuovere un uso consapevole e responsabile degli strumenti digitali. A tal fine, sul piatto vengo messi 100 milioni del Programma nazionale Istruzione e competenze. Un’altra norma ancora tira in ballo gli Its Academy, specie quelli afferenti all’Area tecnologica “Tecnologie dell’informazione, della comunicazione e dei dati”, affinché allevino talenti impiegabili nei settori a elevata tecnologia.

L’impatto su università e ricerca

Proprio gli its Academy, insieme alle università e agli enti di ricerca, devono poi diventare “prestatori” di esperti in materia di AI. Per i professori universitari, i ricercatori e i tecnologi vengono anche messi sul piatto una serie di incentivi che ne favoriscano il distacco (massimo per tre anni) nelle realtà che fanno innovazione e trasferimento tecnologico. I docenti, oltre a essere esonerati dagli obblighi didattici, potranno far valere l’attività svolta ai fini della maturazione degli scatti stipendiali. Con premi ad hoc anche per istituzioni coinvolti.

Sempre le università sono altresì invitate a inserire elementi di AI literacy nei loro corsi di studio. La strategia, nel solco dell’interdisciplinarietà promossa dal Pnrr con la riforma delle classi di laurea, è quella di inserire - nei corsi universitari con prevalente profilo scientifico, tecnologico, ingegneristico o matematico, medico e biomedico - l’integrazione dei profili etici e giuridici legati all’intelligenza artificiale e, viceversa, prevedere quelli tecnici e funzionali nelle lauree con prevalente profilo economico, sociale, giuridico e umanistico e per le istituzioni Afam. Saranno gli atenei, nell’ambito della propria autonomia, a scegliere se puntare su insegnamenti dedicati o moduli integrati in insegnamenti esistenti, attività formative affini o integrative o laboratori e tirocini.

Più in generale al personale di università ed enti di ricerca il Dlgs affida il compito di svolgere «attività di alfabetizzazione, formazione e divulgazione, finalizzate alla comprensione diffusa e consapevole del funzionamento, degli impieghi e dei limiti delle tecnologie di intelligenza artificiale». D’intesa con imprese e Pa, se i destinatari sono lavoratori pubblici e privati; con gli ordini professionali, se i beneficiari sono i professionisti.

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