Pmi ad alto potenziale

Egm ai raggi X: Porto Aviation ha raddoppiato l’ebitda nel 2025

Registrati buoni margini reddituali. La versione militare di un suo ultraleggero usata nelle esercitazioni per la caccia ai droni iraniani Shahed-136

di Valeria Novellini

Piazza Affari. Imagoeconomica

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Sarebbe fin troppo facile affermare che “volano” i margini reddituali di Porto Aviation Group nell’esercizio 2025: ma è proprio quello che è accaduto. D’altra parte lo scorso 16 ottobre il velivolo Risen Atlantico Superveloce 916 ha battuto ben tre record di velocità: nei 15 km. Andata e ritorno (435,2 km/h) e nei triangoli Fai (Federazione Aeronautica Internazionale) da 50 e 100 km. (si tratta di percorsi chiusi di volo con tre punti di virata che soddisfano specifici requisiti geometrici), rispettivamente con 432,69 km/h e 431,14 km/h.

I numeri

Nel 2025 la società ha raggiunto anche record economico-finanziari. I ricavi sono saliti del 10,8% a 4,2 milioni (e il valore della produzione del 22,3% a circa 6 milioni per effetto di una variazione positiva delle rimanenze di prodotti finiti/semilavorati balzata da 383.200 euro a quasi 1,1 milioni). Soprattutto però l’ebitda è più che raddoppiato da 504.000 euro a 1,14 milioni, l’ebit è più che triplicato da 244.300 a 814.200 euro e l’utile netto è anch’esso più che raddoppiato da 238.500 a 530.000 euro.

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Questo nonostante costi per materie prime saliti del 26,4% a 2,67 milioni e costi del personale in aumento del 23,7% a 1,5 milioni. I costi per servizi invece sono lievemente diminuiti (-2,8% a 969.000 euro) e sono scesi del 48,1% a 40.200 euro gli altri oneri di gestione. Inoltre vi è stato un effetto positivo da storno variazione rimanenze di materie prime passato da 94.500 a 429.300 euro.

Il saldo della gestione finanziaria (peraltro poco rilevante) è passato da un valore positivo per 30.200 euro a uno negativo per 35.500 euro. La società dispone di liquidità netta per 1,05 milioni, sebbene in lieve riduzione rispetto agli 1,06 milioni di fine 2024; nel frattempo è stato pagato un monte dividendi a valere sull’esercizio 2024 pari a 113.300 euro ed inoltre è stato effettuato un buy-back su complessive 35.000 azioni. Il tax rate è poi balzato dal 13,1% a un più fisiologico 31,9%.

Quasi raddoppio anche per il dividendo ma pay-out prudenziale

Tali risultati consentono a Porto Aviation Group di distribuire agli azionisti un dividendo di 0,085 euro per azione (0,048249 euro a valere sull’esercizio 2024), per un monte dividendi complessivo di 202.575 euro che corrisponde a un pay-out del 38%, quindi del tutto prudenziale.

Come aveva annunciato, nel 2025 Porto Aviation Group ha completato il programma pluriennale per lo sviluppo del nuovo velivolo Risen 4 posti (che consente l’ingresso della società nel segmento dei velivoli leggeri certificati secondo gli standard europei Easa), e a fine giugno è stata erogata l’ultima tranche di finanziamento pubblico pari a 606.800 euro. Complessivamente per questo progetto sono stati investiti 4,1 milioni a fronte dei quali è stato concesso un finanziamento agevolato da 3,5 milioni (di cui 2,85 effettivamente liquidati, che dovranno essere restituiti per il 61% del totale, cioè 1,74 milioni, a partire dal 31/10/2026 in quote annuali per 7 anni, vale a dire circa 248.600 euro all’anno). Il che, data la buona situazione di liquidità, ovviamente non rappresenta un problema.

I traguardi raggiunti da Porto Aviation Group nel 2025 (11 velivoli consegnati e un backlog di 20 velivoli a fine anno) sono frutto anche della partecipazione alle più importanti fiere di settore, tra cui Aero 2025 a Friedrichshafen in Germania (la città dell’aviazione, nota per il suo Museo Zeppelin), dove sono stati presentati i velivoli Risen 912iS e 916 Turbo, l’Experimental Aircraft Association Air Venture Oshkosh negli Usa (Wisconsin), che ha registrato 704.000 visitatori, e, per la prima volta, l’Airshow Sand & Fun a Riyadh in Arabia Saudita. Anche questa fiera ha registrato un eccezionale successo di pubblico (oltre 60.000 visitatori al giorno) e nel corso dell’evento sono stati siglati 20 accordi per un controvalore complessivo di 66,7 milioni di $. È stato stabilito anche un record entrato nel Guinness dei primati (maggior numero di fuochi d’artificio lanciati da un elicottero, nella fattispecie un Messerschmitt-Bolkow-Blohm Bo 105 P1M).

Completato lo sviluppo del Risen 4 posti e opportunità nella Difesa

Al di là però della partecipazione agli eventi e dei record di velocità, Porto Aviation Group dispone ora di un nuovo prodotto di fascia più alta (il Risen 4 posti), che può essere proposto per la formazione avanzata in ambito aeronautico e l’impiego utility-commerciale, oltre naturalmente all’aviazione personale privata. Inoltre, tramite la controllata Aerotec Composites Doo, ha acquistato un terreno da 6.000 mq. nei pressi di Vrsac (Serbia), su cui è in fase di progettazione un nuovo capannone industriale da 1.000 mq., con possibilità di estensione fino a 3.000 mq.

Non solo. Ci sono anche le potenziali applicazioni militari. Il velivolo ultraleggero Kx-2, versione “militare” del Risen, è stato impiegato nell’esercitazione Sentry South 26.1 in Georgia per simulare la caccia ai droni Shahed-136; si tratta di una soluzione molto più economica e meno visibile ai radar (dati i materiali con cui è costruito) rispetto al tradizionale impiego di jet militari. I droni Shahed 136, rispettivamente progettati e costruiti dalle aziende aeronautiche iraniane Shahed (il nome significa “testimone”) e Hesa, vengono impiegati dalle forze armate iraniane sin dal 2021 e sono progettati per colpire bersagli terrestri in un raggio massimo di circa 2.500 km dal sito di lancio, seguendo una rotta prestabilita. Per ora, per Porto Aviation il comparto Difesa rappresenta solo un’opportunità, che però non è da trascurare visti gli scenari geopolitici attuali e prevedibili e l’elevato livello di spesa militare statunitense.

Possibile acquisizione di un hangar negli Usa

Intanto, sempre negli Usa, a inizio 2026 è stata individuata la possibilità di acquisizione (tramite un promotore specializzato) di un hangar aeronautico presso il Boulder City Airport nello Stato del Nevada, il che consentirebbe a Porto Aviation Group di incrementare la presenza operativa e strategica nel mercato del Nord America, che storicamente è il più importante per la società anche data la notevole diffusione di velivoli ultraleggeri impiegati per coprire le notevoli distanze del continente americano.

 

Il mercato ha apprezzato l’evoluzione positiva dei risultati di Porto Aviation Group e, difatti, le quotazioni del titolo da un anno a questa parte sono quasi triplicate. Rimangono, purtroppo, le criticità legate al flottante molto ridotto (15,16% del capitale sociale; tra gli azionisti vi è fra l’altro il colosso dell’automazione industriale Camozzi Group con il 5,59%), e questo naturalmente limita molto il potenziale interesse da parte di analisti e investitori nonché il volume di scambi, decisamente irrisorio. Finora inoltre le comunicazioni a livello corporate sono state poco numerose e si limitano agli obblighi di legge. Più assidue le notizie riguardanti le performance degli aerei destinate agli appassionati di volo, per lo più però veicolate tramite i social media e non mediante comunicati stampa (ad esempio, a novembre 2025 una giovane pilota diciottenne ha compiuto la traversata atlantica Capo Verde – Brasile in sole 9 ore con un velivolo Risen 916 Sv standard, il che ovviamente è una preziosa testimonianza sull’affidabilità dell’aereo). Porto Aviation Group è un titolo “di nicchia” in tutti i sensi. Ed è un peccato.

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