Tennis

“Effetto Sinner” nei circoli in crescita, a partire dai club storici

Crescono sempre più il Bonacossa a Milano e il Ct Bari. Il Parioli a Roma spinto dal beniamino di casa Flavio Cobolli, protagonista dell’ultimo trionfo in Coppa Davis

di Eliana Di Caro

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Il momento d’oro del tennis italiano ha determinato, oltre ai record di audience in tv e presenze sugli spalti, una crescita dei circoli e in generale del pianeta tennis che solo qualche anno fa era inimmaginabile. Nei club più blasonati e di tradizione, poi, si respira un’aria particolare.

Al Bonacossa, circolo d’eccellenza milanese disegnato da Giovanni Muzio, la storia incrocia il futuro sulla terra rossa: se la palazzina in stile liberty e i vialetti si sono meritati, nel 2017, la tutela delle Belle Arti, l’efficacia del sistema di drenaggio dei campi ha richiamato l’attenzione dei tecnici del Roland Garros, giunti a Milano per prendere ispirazione. Lo racconta la presidente, Elena Buffa di Perrero, che ricorda come il fiore all’occhiello, il torneo Bonfiglio, porti al Bonacossa i campioni di domani: «Tutti i grandi sono passati di qua, anche se non sono arrivati in fondo. Alcaraz ha perso al primo turno, anche Federer non ce l’aveva fatta, Sinner si è fermato ai quarti, Tsitsipas invece aveva vinto e così Zverev. Nel 2025 il campione è stato Jacopo Vasamì», un nome familiare a chi segue questo sport, se non altro per essere stato scelto da Sinner come sparring. Una scuola tennis di 600 allievi, 1.200 iscritti con una lista d’attesa perenne, i 16 campi sempre pieni: «Se ne avessimo di più li riempiremmo tutti, è l’effetto Sinner. Per la finale di Vasamì lo stadio era esaurito, tremila persone, una cosa mai successa… certo, complice il fatto di avere un giocatore italiano in finale. Ma c’è molto entusiasmo in generale. Quando ci sono modelli virtuosi, anche chi non gioca si appassiona e segue. E’ un momento eccezionale».

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A Roma, al Parioli, si sente soprattutto “l’effetto Cobolli”, il beniamino di casa protagonista di una grande stagione nel 2025. Flavio segue dunque le orme di predecessori che lì hanno fatto la storia: l’indimenticabile Nicola Pietrangeli e naturalmente Adriano Panatta, figlio dell’allora custode Ascenzio. “Dopo la vittoria della Coppa Davis a Bologna, Cobolli stava tornando a Roma e ci ha chiamato dall’autostrada per dire che sarebbe passato dal circolo a salutarci. Immediatamente abbiamo organizzato un rinfresco per festeggiarlo”, racconta Antonello Valentini, socio storico e dirigente (già direttore generale della Federcalcio), aggiungendo che l’azzurro «spesso si affaccia sui campi e incoraggia i ragazzi che lo vedono come un mito». Anche il Parioli è ulteriormente cresciuto, con «57 nuovi soci nel 2025, per un totale di 1.120 associati. Abbiamo 18 campi in terra, due dei quali coperti, e tre veloci non coperti». Nell’agonistica il Parioli, diretto da Claudio Panatta, è super competitivo. «Nel 2025 abbiamo iscritto 11 squadre giovanili dall’under 18 all’under 10 e abbiamo vinto il titolo italiano under 14 maschile», snocciola ancora Valentini, ricordando anche la scelta di campo del circolo per l’anno appena cominciato: investire tutte le risorse nel vivaio, ricostruendo le squadre senza ricorrere a stranieri e a ingaggi esterni.

È un po’ la stessa filosofia del Ct Bari, nato nel 1936 e oggi una delle realtà più avanzate del Sud e non solo. Proprio la presidente, del resto, ne è la prova: Nicoletta Virgintino è stata numero 5 d’Italia negli anni 80 (ha giocato con Raffaella Reggi e le altre forti azzurre di allora). È cresciuta nel suo circolo, prima di andare nel college di Latina e fare la sua strada. Anche Gianluca Pozzi, che è stato numero 40 del mondo, è un prodotto del Ct Bari. Virgintino è la prima donna a guidare il club, che inizialmente aveva 13 campi, «oggi sono 18, abbiamo 360 iscritti alla scuola tennis, componiamo le squadre con ragazzi cresciuti da noi e siamo stati promossi in A2», racconta con orgoglio. Anche qui si sente l’effetto Sinner, «lo noto anche tra gli adulti. I campi sono sempre pieni, più di una volta. Sicuramente c’è stato anche un cambiamento sociale: ci sono più famiglie coinvolte e giocano più persone di un tempo. Anche Jasmine Paolini ha avuto un impatto non da poco. C’è un’attenzione diversa». L’entusiasmo per Jannik è tale che genera anche socialità e tifo collettivo: «Per la finale delle Finals abbiamo dovuto sistemare due tv: era pieno di bambini che facevano un tifo indiavolato».

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