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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - ESG, si riassume con tre lettere, acronimo per Environmental, Social, Governance, ovvero Ambientale, Sociale e di Governance, la sfida dei prossimi anni per le imprese europee. Anche nei bilanci. Una sfida che per il tessuto delle aziende familiari italiane, in gran parte piccole e piccolissime, diventa un vero e proprio banco di prova con effetti ancora difficilmente prevedibili, ma che rischiano di far andare in tilt il sistema senza supporti adeguati.
È l’allarme che arriva guardando ai numeri e agli scenari tracciati dagli studi che provano a delineare i prossimi passi. La direttiva europea sulla rendicontazione di sostenibilità prevede, infatti, che i bilanci annuali includano non solo le tradizionali informazioni di tipo economico-finanziario, ma anche informazioni sulle tematiche ESG, già dai bilanci 2024 per le imprese quotate di grandi dimensioni. Poi, a seguire, toccherà alle pmi quotate e alle non quotate di grandi dimensioni. Si stima che in Europa saranno circa 50.000 le imprese che dovranno sottostare ai nuovi parametri informativi.
«Ma l’obbligo di fornire informazioni anche sulla catena del valore implica che di fatto siano coinvolte nella rendicontazione, direttamente o indirettamente, molte più imprese di quelle strettamente assoggettate all’obbligo», avverte Annalisa Prencipe che da anni si occupa di temi di sostenibilità in Sda Bocconi. Una sorta di effetto domino, in sostanza, visto che le aziende più grandi dovranno “garantire” anche per i loro partner e fornitori. Facile capire che tra queste ci sono la stragrande maggioranza delle imprese familiari italiane, anche le più piccole, legate da rapporti di filiera con imprese che saranno chiamate ad assolvere ai nuovi obblighi.
Il banco di prova, quindi, è molto più esteso. Una cifra che, in Italia, si stima potrebbe arrivare fino a 200mila aziende, molte delle quali piccole e piccolissime, che, in qualche modo, dovranno rendere conto di come, e, ancor più, quanto investono nei temi ambientale, sociale e di governance. Azioni che dovranno tradursi in numeri da inserire nei bilanci.
«Molte imprese vivono tutto questo ancora come un mero esercizio di compliance. I costi per la conversione a modelli di impresa più sostenibili e quelli relativi alla reportistica sono elevati, mentre i benefici ancora poco chiari», dice Annalisa Prencipe. «Le imprese, soprattutto le più piccole, vanno aiutate e supportate in questo cammino. Sono necessari finanziamenti, modelli chiari di reportistica, nuove figure professionali e un’educazione diffusa e generalizzata alla sostenibilità che ne faccia capire il valore oltre che il costo».