Norme green

Effetto domino, la sfida della sostenibilità è per 200mila imprese

L’obbligo europeo di rendicontazione esg coinvolgerà 50mila aziende in Europa, ma potrebbe riguardare quattro volte di più le pmi familiari italiane

di Anna Migliorati

(Adobe Stock)

3' di lettura

I punti chiave

  • • L’obbligo di rendicontazione esg parte dal bilancio 2024 per le grandi aziende quotate
  • • Il tracciamento della catena di valore coinvolgerà molte più imprese
  • • Per le piccole aziende familiari l’allarme: servono regole e aiuti per districarsi nelle nuove norme

3' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - ESG, si riassume con tre lettere, acronimo per Environmental, Social, Governance, ovvero Ambientale, Sociale e di Governance, la sfida dei prossimi anni per le imprese europee. Anche nei bilanci. Una sfida che per il tessuto delle aziende familiari italiane, in gran parte piccole e piccolissime, diventa un vero e proprio banco di prova con effetti ancora difficilmente prevedibili, ma che rischiano di far andare in tilt il sistema senza supporti adeguati.

Dalla direttiva europea sulla rendicontazione gli effetti sulla filiera

È l’allarme che arriva guardando ai numeri e agli scenari tracciati dagli studi che provano a delineare i prossimi passi. La direttiva europea sulla rendicontazione di sostenibilità prevede, infatti, che i bilanci annuali includano non solo le tradizionali informazioni di tipo economico-finanziario, ma anche informazioni sulle tematiche ESG, già dai bilanci 2024 per le imprese quotate di grandi dimensioni. Poi, a seguire, toccherà alle pmi quotate e alle non quotate di grandi dimensioni. Si stima che in Europa saranno circa 50.000 le imprese che dovranno sottostare ai nuovi parametri informativi.

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«Ma l’obbligo di fornire informazioni anche sulla catena del valore implica che di fatto siano coinvolte nella rendicontazione, direttamente o indirettamente, molte più imprese di quelle strettamente assoggettate all’obbligo», avverte Annalisa Prencipe che da anni si occupa di temi di sostenibilità in Sda Bocconi. Una sorta di effetto domino, in sostanza, visto che le aziende più grandi dovranno “garantire” anche per i loro partner e fornitori. Facile capire che tra queste ci sono la stragrande maggioranza delle imprese familiari italiane, anche le più piccole, legate da rapporti di filiera con imprese che saranno chiamate ad assolvere ai nuovi obblighi.

Fino a 200mila le pmi familiari coinvolte

Il banco di prova, quindi, è molto più esteso. Una cifra che, in Italia, si stima potrebbe arrivare fino a 200mila aziende, molte delle quali piccole e piccolissime, che, in qualche modo, dovranno rendere conto di come, e, ancor più, quanto investono nei temi ambientale, sociale e di governance. Azioni che dovranno tradursi in numeri da inserire nei bilanci.

«Molte imprese vivono tutto questo ancora come un mero esercizio di compliance. I costi per la conversione a modelli di impresa più sostenibili e quelli relativi alla reportistica sono elevati, mentre i benefici ancora poco chiari», dice Annalisa Prencipe. «Le imprese, soprattutto le più piccole, vanno aiutate e supportate in questo cammino. Sono necessari finanziamenti, modelli chiari di reportistica, nuove figure professionali e un’educazione diffusa e generalizzata alla sostenibilità che ne faccia capire il valore oltre che il costo».

Dai consumi alla formazione, i numeri da tracciare

Per una piccola impresa, spesso a conduzione familiare, significa presentare alle aziende più grandi con cui collabora parametri esg precisi e quantificati. «Tra le informazioni da riportare vi sono quelle sugli impatti derivanti dalle attività dell’impresa e della sua catena del valore, ossia fornitori e clienti, su ambiente e società. Inoltre, sono da stimare e riportare gli effetti finanziari attuali e potenziali per l’impresa derivanti da questioni ambientali e sociali. Le informazioni da riportare e le stime da effettuare sono corpose, il che sta generando non poche preoccupazioni, soprattutto tra le imprese di minori dimensioni», spiega ancora Prencipe.

Tradotto significa tracciare consumi energetici ed emissioni di gas effetto serra, sostanze inquinanti emesse nell'aria, nell'acqua e nel suolo, consumo idrico, il peso dell’economia circolare. Ma, anche, l’esposizione a rischi derivanti dal cambiamento climatico, almeno nelle aree di maggiore rilevanza. Altrettanto, e forse maggiore, sarà l’effetto sul contesto sociale. Anche piccole e medie imprese dovranno rendere conto di diversità di genere negli organi di governance e attività di formazione per dipendenti. O, ancora, fornire dati su dipendenti che hanno diritto o hanno usufruito di congedi per motivi familiari. L’obbiettivo sono effetti che si spera positivi, ma che rischiano di trasformarsi in procedure burocratiche complesse. Oltre che costose e legate a professionalità che una piccola azienda non sempre ha a disposizione.

Il mercato già premia chi sceglie la sostenibilità

D’altra parte, non è solo questione di regole. Mercato e consumatori vanno già in questa direzione. Già oggi, solo per fare un esempio, i green bond emessi dalle principali banche italiane hanno raggiunto quasi 8 miliardi di euro, il 74% in più rispetto all’anno precedente.

«Diverse sono le ricerche che confermano che la sostenibilità può essere fonte di opportunità se integrata opportunamente nella strategia, nei sistemi di governance e nella cultura aziendale. Ma le imprese e i mercati vanno aiutati in questo processo con regole chiare, trasparenza e incentivi mirati, oltre che con iniziative generalizzate volte a educare consumatori, investitori e stakeholder in generale verso una maggiore cultura della sostenibilità», conclude Annalisa Prencipe. Il rischio è non riuscire a restare al passo o essere travolti dall’effetto domino.

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