Effetto domino della guerra Dall’acciaio alla ceramica oltre 50mila posti a rischio
di Riccardo Sandre
3' di lettura
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Potrebbe superare le 50mila unità il numero dei lavoratori veneti colpiti dalle conseguenze di medio termine della guerra in Ucraina e già ora, sulle scrivanie dei sindacati, sono migliaia le domande di attivazione dell’Fsba, la cassa integrazione artigiana.
Un fenomeno allarmante le cui cause vanno anche oltre un incremento dei costi dell’energia solo aggravato dal conflitto. A mettere un’ipoteca sulle previsioni relative ai livelli produttivi ed occupazionali del Veneto sono un insieme di fattori, legati ad un aumento dei costi e ad una riduzione delle disponibilità di materie prime e semilavorati che interessano il settore agroalimentare come quello siderurgico e della metalmeccanica, quello della chimica e dei fertilizzanti, quello della moda, della calzatura, del turismo, della ceramica.
Una prospettiva che ha spinto i sindacati a chiedere l’attivazione di un ammortizzatore sociale ad hoc, simile alla Cassa Integrazione Covid.
«Iniziamo a percepire odore di crisi in molti settori strategici», spiega il segretario della Cisl del Veneto Gianfranco Refosco. «Nel turismo - continua -, per cui questo 2022 sarebbe dovuto essere quello della ripresa e invece vede evaporare le prenotazioni di Russi ma anche di Cinesi e Americani. La moda, dopo anni di crisi, vede venir meno una destinazione dell’export sempre più importante come quella russa. L’alimentare vive una riduzione dei flussi di prodotti strategici come mais, grano tenero e olio di semi di girasole. Nella lunga filiera della siderurgia e della meccanica sono in crisi le forniture di minerali rari come il palladio, ma pure di acciaio, ghisa e ferro. In quest’ultimo comparto già ora sono decine le imprese di grandi e medie dimensioni che stanno facendo richiesta di Cig a cui si aggiungono le Pmi e le imprese artigiane che, grazie al rifinanziamento della Fsba (la cassa artigiana), stanno iniziando a caricare le scrivanie dei nostri funzionari di migliaia di domande in crescita costante».
Una “tempesta perfetta” le cui conseguenze sono ancora incerte nella loro gravità.


