Prevenzione

Educazione sessuale, il 90% degli studenti ne chiede l’insegnamento a scuola

L’Italia è tra i pochi Paesi in Europa a non prevedere ancora una forma di regolamentazione per i programmi di educazione sessuale a scuola.

di Greta Ubbiali

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L’Italia è tra i pochi Paesi in Europa a non prevedere ancora una forma di regolamentazione per i programmi di educazione sessuale a scuola. Il governo sta cercando di intervenire con nuove linee guida ma con il Ddl Valditara l’insegnamento rischia di diventare, di fatto, facoltativo. Dalla società civile arriva invece la richiesta opposta: più impegno e formazione da parte delle istituzioni scolastiche, anche per mettere un argine alla funzione “pedagogica” sempre più ingombrante del web.

Poiché la rete è già la fonte d’informazione preferita dei nativi digitali su questi temi, un disimpegno della scuola rischia di lasciare Internet e i siti pornografici come unico riferimento. «Parlare di sessualità non vuol dire, come a volte si teme, anticipare esperienze non adeguate all’età, ma fornire strumenti per uno sviluppo consapevole a bambini, che poi diventeranno adolescenti e giovani informati», commenta Maria Antonietta Gulino, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi.

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A che punto siamo

Attualmente, l’educazione alla sessualità e alle relazioni è contenuta nelle ore di Educazione Civica. Tuttavia, la mancanza di programmi ministeriali definiti rende le attività disomogenee. Il governo sta lavorando all’introduzione della materia come obbligatoria. Il provvedimento è all’esame del parlamento, che lo sta discutendo e può modificarlo, ma il suo iter è rallentato. La nuova cornice normativa prevede il divieto d’insegnamento all’infanzia e alla primaria e il consenso informato delle famiglie per le scuole secondarie di primo e secondo grado.

Le risposte cercate in rete

La sfera affettiva e il rapporto col corpo rivestono grande importanza nello sviluppo della persona, soprattutto nel passaggio dalla pubertà all’adolescenza. Per questo è importante «dare indicazioni corrette, con competenza scientifica nell’ambiente formativo di riferimento», sottolinea la presidente del Cnop. Il rischio altrimenti è che «i ragazzi, che hanno accesso a strumenti digitali a un’età sempre più bassa, colmino da soli i silenzi degli adulti». E in rete le risposte sono, sì, facilmente reperibili ma non sempre esatte. Talvolta persino fuorvianti o dannose, mette in guardia Gulino.

L’esigenza degli studenti

Dal canto loro studenti e famiglie credono fermamente nel ruolo della scuola come antidoto alle discriminazioni. Oltre il 90% degli under26 ritiene che l’educazione sessuale sia utile a limitare la violenza di genere, fotografa l’Osservatorio indifesa di Terre des Hommes. Tra i genitori, il 91% vorrebbe introdurre obbligatoriamente la materia (dati Coop-Nomisma).

C’è poi da sottolineare che quando l’educazione alle relazioni entra in classe, i benefici ci sono. Un’indagine del Mim ha rilevato che quasi il 90% delle scuole secondarie di secondo grado a maggio 2025 aveva attivato corsi, registrando nel 68,5% dei casi un impatto positivo.

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