I dati e i programmi

Educazione finanziaria, a che punto siamo? Il confronto tra Italia e alcuni Paesi Ue

L’Italia mostra una scarsa alfabetizzazione finanziaria rispetto ai paesi industrializzati, con forti disuguaglianze sociali e un impatto rilevante su risparmio, pianificazione e rischio truffe

di Marco lo Conte (Il Sole 24 Ore), Marina Kelava (H-Alter.org, Croazia), Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna), Kostas Zafeiropoulos (Ef.Syn., Grecia), Tsvetelina Sokolova (Mediapool, Bulgaria)

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Lentamente migliora. Ma il livello di educazione finanziaria degli italiani è ancora decisamente sotto la media dei paesi industrializzati e in ogni caso non adeguato al ruolo che il nostro paese svolge a livello economico nella scena internazionale. Lo rilevano i dati dell’Ocse, che in ripetute indagini internazionali monitora il livello di conoscenza, competenza e abilità dei risparmiatori in materia di risparmio, permettendo di fare benchmarking tra i di versi Paesi. Com’è noto, all’aumento dell’alfabetizzazione finanziaria dei cittadini corrisponde non solo una superiore di capacità di risparmio ma anche una migliore predisposizione alla pianificazione finanziaria e pensionistica, con conseguenze rilevanti per il benessere collettivo, oltre che individuale.

La percentuale di cittadini italiani che hanno mostrato nei test un livello di alfabetizzazione finanziaria considerato sufficiente dall’Ocse nella sua ultima rilevazione si è attestato al 44,3%, mentre un’indagine precedente, la Standard & Poor’s Ratings Services Global Financial Literacy Survey (Global Finlit Survey), mostra che solo il 37% degli italiani comprende correttamente i concetti finanziari di base, ossia inflazione, diversificazione e comprensione della differenza tra rendimenti semplici e composti. L’Italia si posiziona così in coda alla classifica dei paesi industrializzati e all’interno dell’Unione Europea, sopravanzata nelle classifiche internazionali anche da molti paesi africani.

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Tutti gli studi mostrano una rilevante e crescente disuguaglianza in termini di alfabetizzazione finanziaria lungo la penisola: tra Nord e Sud, tra uomini e donne, tra anziani e giovani, tra le persone più istruite e quelle che invece hanno una bassa scolarità, tra le fasce di reddito (e patrimonio) più consistenti e quelle che invece hanno entrate minori. Sul tema inflazione ad esempio il 21% delle donne mostra di non conoscere la risposta corretta, rispetto al 10% degli uomini.

Da registrare come l’educazione finanziaria sia entrata nei curriculum scolastici solo nell’anno scolastico 2024/25, con sette ore l’anno previste per le secondarie superiori all’interno dei percorsi di educazione civica: troppo poco per imprimere un impatto significativo. Il tema è nelle mani di professori volenterosi che si appoggiano ad associazioni, fondazioni, media e soggetti di mercato (banche e assicurazioni) per implementare iniziative di educazione finanziaria in classe.

In effetti, l’Italia registra una scarsa consequenzialità tra gli appelli a una maggiore e migliore comprensione dei temi finanziari da parte dei cittadini e campagne in grado di fare la differenza. Anche quest’anno il mese di novembre è stato dedicato alla materia da parte del Comitato per l’Educazione finanziaria, che da anni svolge un encomiabile lavoro di sensibilizzazione sul tema. Ma con risultati poco significativi: solo un quinto circa delle scuole italiane contattate dal Comitato ha messo in campo interventi in materia.

E se è complicato far leva sui giovani tramite le scuole, ancor più difficile è ingaggiare gli adulti, che fronteggiano quotidianamente non solo il rischio di sostenere costi troppo alti o procrastinare le scelte strategiche (solo un terzo dei lavoratori ha una pensione complementare), ma soprattutto quella che è diventata una vera e proprio emergenza nazionale: le truffe finanziarie. Lo scorso anno 900mila italiani sono stati vittime di frodi o truffe finanziarie, per un danno medio di 740 euro; al 15,4% di loro sono state sottratte somme superiori ai 900 euro. Il danno economico provocato dalle organizzazioni criminali è stimato in circa 630 milioni di euro.

Per dare l’idea del fenomeno, è rilevante il dato registrato in occasione dell’entrata in vigore delle normative anti spoofing, che bloccano le telefonate dall’estero mascherate da numeri locali: in soli due giorni sono state bloccate qualcosa come 10 milioni di telefonate. Una piaga in grado di mettere a rischio la coesione sociale, oltre che il benessere e la serenità degli individui. Avere un’educazione finanziaria adeguata per essere in grado di riconoscere i tentativi di truffa o sapere che non sono credibili offerte e promesse di guadagno fuori misura, è diventato fondamentale per fronteggiare questa emergenza.

Croazia, una strategia nazionale che cresce ma non basta

La Croazia ha adottato una cornice strategica nazionale per la cultura finanziaria per il periodo 2021–2026, con l’obiettivo di rafforzare l’educazione economica dei cittadini e adattare i programmi ai diversi gruppi d’età. Il piano si concentra su gestione del denaro, indebitamento, risparmio, investimenti e tutela dei consumatori. Sono previsti anche piani d’azione biennali che definiscono misure, soggetti attuatori, finanziamenti e indicatori.

L’educazione finanziaria è presente come materia trasversale nella scuola primaria e secondaria attraverso il curriculum di “Imprenditorialità”, pubblicato nel 2019, che integra competenze economiche e finanziarie in tutte le discipline. Nelle scuole superiori esiste anche la materia “Politica ed Economia”, che però rischia di essere eliminata negli istituti professionali, suscitando critiche da parte delle ONG.

Le indagini condotte nel 2023 da HANFA e dalla Banca nazionale mostrano un miglioramento costante: il livello di alfabetizzazione finanziaria è salito al 60% medio, con una crescita significativa rispetto a 2015 e 2019. Tuttavia, la traduzione delle conoscenze in comportamenti concreti resta bassa (59%). La Croazia figura tra i pochi Paesi senza differenze di genere nei livelli di alfabetizzazione, ma registra un ritardo nella cultura finanziaria digitale (49%).

Tra le iniziative pubblico-private più attive spicca il quiz europeo sul denaro, organizzato annualmente dall’Associazione bancaria croata nelle scuole.

Spagna, percezione bassa e risultati Ocse in calo

Più di un quarto degli spagnoli ritiene insufficiente la propria capacità di gestire il denaro, secondo l’ultima indagine di Funcas. La percezione di scarsa alfabetizzazione è più diffusa tra le donne e tra gli anziani, soprattutto nelle aree rurali. Già nel 2022, un’indagine della Banca di Spagna rivelava che l’81% della popolazione non riusciva a rispondere correttamente ai quesiti di base.

Dal 2014 l’educazione finanziaria è parte del curriculum scolastico: nella primaria attraverso i temi di “denaro e risparmio”, e nella secondaria con il corso di Economia. Nonostante ciò i risultati PISA, il Programma per la valutazione internazionale degli studenti dell’Ocse, mostrano un peggioramento della competenza finanziaria dei quindicenni: 486 punti contro una media OCSE di 498, con un calo di sei punti rispetto al 2018.

La strategia spagnola si basa in gran parte sul “Piano di Educazione Finanziaria”, promosso da CNMV, Banca di Spagna e Ministero dell’Economia, che punta a dotare i cittadini di strumenti per decisioni responsabili. Altre iniziative, sia pubbliche sia private, completano il quadro con programmi di formazione e piattaforme didattiche.

Grecia, alfabetizzazione ferma e rischio crescente di comportamenti a rischio

Nonostante l’urgenza del tema, la Grecia non dispone ancora di una strategia nazionale pienamente istituzionalizzata, anche se collabora con l’OCSE per definirne una. Il Paese registra livelli molto bassi di alfabetizzazione finanziaria, aggravati da fattori strutturali come salari ridotti, costo della vita elevato, crescita del gioco d’azzardo e assenza di una materia dedicata nella scuola secondaria. Le ricerche mostrano che solo il 19% degli studenti universitari della Generazione Z possiede competenze adeguate; la maggioranza non risparmia, non investe e teme per il proprio futuro finanziario.

I progetti più avanzati nascono spesso dalla collaborazione tra pubblico e privato. Tra questi, il programma di alfabetizzazione finanziaria promosso da ActionAid e Alpha Bank, che coinvolge docenti e studenti di tutte le regioni. Nell’anno scolastico 2024-2025 ha formato 500 insegnanti e quasi 5.000 studenti con attività esperienziali in classe.

Le indagini OCSE del 2022 sugli adulti (18–79 anni) e sugli studenti delle superiori confermano la fragilità diffusa: punteggio medio di alfabetizzazione 61/100 per gli adulti e 54/100 per gli studenti. Gli adulti comprendono poco concetti chiave come inflazione (risposta corretta al 62%) o interesse composto (44%), e solo il 30% risparmia in modo attivo. Tra gli studenti, le difficoltà maggiori riguardano la comprensione dei concetti finanziari pur avendo comportamenti relativamente più responsabili.

Bulgaria, iniziative diffuse ma popolazione ancora poco preparata

In Bulgaria l’educazione finanziaria non è obbligatoria nelle scuole, ma esiste una strategia nazionale (2021–2025) e un’ampia rete di iniziative private e ONG che propongono laboratori pratici su budget personali, prestiti, investimenti e gestione del denaro. Numerosi insegnanti seguono corsi di formazione per poi trasferire le competenze agli studenti. Il portale pubblico tvoitefinansi.bg raccoglie materiali educativi dedicati.

Nonostante ciò, la cultura finanziaria resta bassa soprattutto tra i soggetti vulnerabili che ricorrono ai prestiti “rapidi”, spesso con condizioni poco chiare. La mancanza di conoscenze favorisce, in alcuni casi, sovraindebitamento e truffe finanziarie. Le abitudini di risparmio restano molto tradizionali: i cittadini accumulano liquidità sui conti bancari a tasso zero o investono in immobili, mentre il mercato dei capitali è scarsamente utilizzato. Anche l’assicurazione è poco diffusa: la copertura degli immobili è inferiore al 10% e molte polizze vengono sottoscritte solo perché richieste dalle banche in caso di mutuo.

Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse” 

Riproduzione riservata ©
  • Marco lo Conte

    Marco lo ConteResponsabile per lo sviluppo delle attività video multimediali de Il Sole 24 Ore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Inglese, francese, spagnolo

    Argomenti: social media, digital journalism, risparmio, previdenza, finanza comportamentale, educazione finanziaria

    Premi: Premio Federchimica "Per un futuro intelligente", 2001; Premio PrevAer 2019 per l’impegno a favore della cultura Previdenziale & Finanziaria

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