Il libro

Educare i giovani alla bellezza dell’ingegno (e della fatica)

In libreria dal 25 luglio “La rivoluzione del buon senso” del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara

di Giuseppe Valditara

Il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. (ANSA/Fabio Frustaci)

2' di lettura

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La centralità del valore “lavoro”, inscindibilmente legato al darsi da fare, all’ingegnarsi, è stata messa in crisi all’indomani del Sessantotto dallo sviluppo parallelo di una politica che, complice una certa deriva sindacale, ha favorito logiche clientelari che hanno sconfinato nell’indulgenza verso forme di scarso impegno, di forte rivendicazionismo, con una sottovalutazione dell’equilibrio costituzionale fra diritti e doveri.

Il merito è sparito dalle logiche contrattuali, sostituito dall’appiattimento egualitario, dall’automatismo delle progressioni, dal rifiuto di ogni forma di valutazione, nell’indifferenza dei risultati. Siamo arrivati, in tempi più recenti, a concedere un reddito di cittadinanza che avrebbe dovuto sconfiggere per decreto la povertà, premiando in verità la rinuncia al darsi da fare per trovare un lavoro, creando la falsa aspettativa di un mantenimento, senza offrire nulla in cambio e senza limiti di tempo, a spese della collettività.

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L’elogio della fatica, dell’impegno e della responsabilità è apparso nella migliore delle ipotesi come una manifestazione retorica di altri tempi, nella peggiore come sinonimo di sfruttamento. Senza parlare poi dell’espressione «fare sacrifici» nel senso di saper rinunciare, in vista di un obiettivo da raggiungere, a vantaggi, comodità, benefici immediati: è ormai considerato un concetto disdicevole, da bandire dal linguaggio quotidiano, certamente un concetto «reazionario».

D’altro canto, se si devono creare le condizioni perché ogni occupazione sia sempre più appagante, stimolante, capace di motivare, di accendere passione ed entusiasmo, dobbiamo rimettere al centro della società proprio il valore del lavoro. E dobbiamo farlo a partire dalla scuola per dare nuovi stimoli, nuove passioni e nuovo entusiasmo a giovani che sono talvolta smarriti o annoiati. Non casualmente ritengo che compito di ogni percorso scolastico sia non solo quello di favorire l’arricchimento culturale e la maturazione dello studente, ma anche di fornire le basi per consentirgli di inserirsi efficacemente nel contesto lavorativo e realizzarsi professionalmente.

È importante educare i giovani fin dalle primarie ad ammirare la bellezza di ciò che è frutto di arte, di ingegno, di fatica e di impegno. Portiamo nelle scuole splendidi manufatti del lavoro di un artigiano, facciamo ammirare quelle opere dell’intelligenza umana narrando quanta bellezza e quanta passione ci sono dietro.

Incoraggiamo i giovani a considerare come modelli positivi il darsi da fare, il costruire con impegno e responsabilità la propria vita. In una società dove si è sempre più propensi a garantire ai figli una vita facile, dove tutto risulta dovuto, dove ogni fatica appare bandita, torniamo, partendo dalla scuola, a educare all’etica del lavoro, come modo per costruirsi un futuro capace di valorizzare appieno i propri talenti.

(Capitolo 3 – Una svolta culturale, 3.6 Il lavoro, pp. 88-89)

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