Paradisi sottomarini

Ecoturismo: la nuova professione dei giardinieri di coralli

Rivitalizzare la barriera, dando linfa all’economia locale. Il naturalista Titouan Bernicot, dalla Thailandia, racconta il suo progetto di parchi subacquei.

di Marion Willingham. Foto di Noé Langronier

La sede di Coral Gardeners Thailandia sull’isola di Koh Mak.

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Ho sempre sognato di salvaguardare l’oceano da quando, nel 2017, ho lasciato la scuola per creare il progetto Coral Gardeners (Giardinieri di coralli), la mia associazione no profit di recupero della barriera corallina nella Polinesia francese. Volevo andare oltre il Pacifico, e quasi dieci anni dopo, posso dire di esserci riuscito: ora il mio team conta ottanta persone, tra cui scienziati di Berkeley che piantano coralli, sviluppano metodi di monitoraggio e sensibilizzano sul tema del cambiamento climatico, e siamo attivi anche nell’oceano indiano. Nel 2022 ci ha infatti contattati Yodchai Sudhidhanakul, un uomo d’affari di una delle cinque famiglie che possiedono l’isola di Koh Mak, nella Thailandia orientale. Era preoccupato perché aveva scoperto che la barriera corallina dell’isola, una delle più grandi della regione, era in cattive condizioni, e ci domandava un supporto.

Titouan Bernicot con un corallo Acropora nel Koh Rang Marine National Park.

Titouan Bernicot sul molo del Blue Pearl Bar sull’isola di Koh Mak.

Per prima cosa, ho fatto un’ispezione delle isole di Koh Mak e Koh Kood, che distano circa trenta minuti di navigazione una dall’altra, con alcuni dei nostri scienziati. Ho trovato stupende spiagge di sabbia bianca e coltivazioni di caoutchouc (alberi della gomma). Koh Kood è più grande e più lontana: ha una giungla rigogliosa con piccole cascate e vecchi alberi considerati sacri, mentre Koh Mak è talmente piccola che si può girare tutta in bicicletta.

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Immergermi sott’acqua mi ha lasciato senza parole, non mi aspettavo una tale diversità di specie di coralli. Il mio preferito ora è il corallo a bolle, con polipi duri a forma di palline che ricordano quasi delle caramelle. La barriera è popolata anche da piccole razze gialle con puntini blu elettrico che si nascondono, banchi di pesci variopinti, coralli morbidi, coralli piatti giganti, ricci di mare. Però ci sono anche delle zone completamente distrutte dal riscaldamento globale, dall’acidificazione degli oceani e dai metodi di pesca non conservativi, come l’uso della dinamite, che hanno danneggiato gravemente il fondale marino.

Nemmeno cinque anni dopo da quella prima visita, la Thailandia rappresenta la terza sede di Coral Gardeners ed è il nostro più grande progetto di espansione finora: abbiamo un quartier generale regionale a Koh Mak, uffici a Koh Kood, e impieghiamo un team di dieci persone del posto. Stiamo cercando di far diventare i pescatori locali anche dei giardinieri di coralli che aiutino a ripristinare la vita degli oceani, e intanto costruiamo il primo allevamento di coralli su terra a Koh Mak: questo ci permette di coltivare specie a crescita lenta a una velocità accelerata, dividendo i coralli in frammenti e facendoli crescere dentro a delle vasche: sul nostro sito è possibile adottare un corallo thailandese e seguire così il nostro lavoro.

Bernicot insieme al giardiniere Khun Yod presso il vivaio; a destra il naturalista controllai coralli Acropora.

PARADISI SOMMERSI

Il Koh Rang Marine National Park è conosciuto per le immersioni subacquee. Ha splendide rocce marroni con coralli simili a bouquet di fiori, ideali da esplorare in marzo o aprile per le buone condizioni meteo e l’ottima visibilità sott’acqua. Mi piace anche la spiaggia di Bang Bao a Koh Kood, ampia e paradisiaca. Ammetto di essere più attratto dalle immersioni che dal cibo, ma devo dire che quello thailandese è davvero un’avventura. Le noci di cocco hanno un sapore diverso a Koh Mak e Koh Kood – un po’ più salate. Suggerisco il ristorante Koh Mak Seafood per la zuppa tom yum con zenzero, lemongrass e cocco. A colazione scelgo i frullati e le açaí bowl di Food Art Hut, mentre il mio posto preferito per bere al tramonto è il Blue Pearl Bar, che si trova su un molo con una vista spettacolare sull’isola. Ordinate un Blue Lagoon, a base di curaçao, o una Leo, la birra locale. Sono cresciuto in un piccolo allevamento di perle nella Polinesia francese, quindi sono abituato alle isole tranquille. Qui i locali capiscono che il turismo è importante per l’economia e lo sviluppo, ma sanno anche che cosa tenere lontano: immondizia, inquinamento (i turisti dovrebbero usare creme solari non nocive per la barriera) e comportamenti che disturbano i coralli e le creature marine (in Thailandia toccare un corallo è contro la legge). Consiglio quindi di fare alcune esperienze green, come partecipare a missione di pulizia delle spiagge con Trash Hero Koh Mak, contribuendo al nostro progetto.

Il Blue Pearl Bar, visto dal Koh Mak Cococape Resort; a destra microframmenti nel vivaio oceanico di Coral Gardeners.

Koh Mak rientra tra le cento mete più sostenibili secondo la Green Destinations Foundation, e gli abitanti vogliono arrivare in cima alla classifica. Abbiamo alcuni bungalow presso la nostra sede, dove stiamo sviluppando l’ecoturismo: offriamo agli ospiti sia workshop formativi sia esperienze di immersioni e ripristino dei coralli, ma consiglio anche Little Moon Villa, sulla spiaggia di Ao Ta Long.

Bernicot con il team di Coral Gardeners Thailandia.

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