Economia e industria, perché l’Europa è al bivio
Vanno sostenuti gli assi portanti del progresso come la farmaceutica
di Marcello Cattani*
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L’Europa continua a perdere terreno nella competizione globale. L’ultimo report Oecd sul quadro macroeconomico Ue non lascia tranquilli, né per il presente né per il futuro. Servono una visione strategica e azioni politiche immediate, in linea con le sfide attuali. Gli obiettivi prioritari devono puntare sullo sviluppo produttivo, economico e sociale, fondato su innovazione e competitività.
Se paragonato con Stati Uniti e Cina, lo scenario europeo appare desolante, sia per l’andamento del PIL, sia per la capacità strutturale di crescita. Restano enormi i divari in termini di produttività, innovazione, demografia e dipendenze strategiche. Soprattutto ora, con la locomotiva economica tedesca entrata in crisi, altri Paesi, Italia inclusa, rischiano di essere trascinati nel baratro di una recessione ben più ampia.Come invertire questo trend? Più facile a dirsi che a farsi, ma la direzione è chiara: riforme urgenti; investimenti massivi in R&S e innovazione, come evidenziato dai Rapporti Letta e Draghi; politiche industriali nuove e coraggiose, soprattutto per i settori maggiormente innovativi e competitivi, come l’industria farmaceutica.
In primis, è necessario combinare ambizione politica con la capacità di visione strategica da parte della Commissione Ue, per affermarsi nello scacchiere globale delle negoziazioni geoeconomiche e geopolitiche con decisionismo e autorevolezza, sin qui non pervenuti.Come sottolineato dal Governatore Panetta, rilanciare la crescita è imprescindibile, non solo per il benessere dei cittadini, ma anche per contare nel mondo.Il ritmo del cambiamento indotto dal progresso scientifico e tecnologico, e quindi le esigenze di competitività delle imprese, non sono più compatibili con le risposte politiche ricevute negli ultimi 20 anni, causa i forti limiti nei sistemi di governance e decisionali tra Commissione Ue, Consiglio Europeo e Parlamento Europeo, oltre agli effetti di una ideologia antindustriale e, quindi, all’assenza di una visione strategica per lo sviluppo economico.Urgono riforme semplificatorie importanti, che valorizzino la capacità decisionale, rendendo l’Ue più efficiente, veloce e competitiva nei tempi, come evidenziato anche nel Rapporto Draghi.In secundis, è necessaria una rinnovata attenzione all’economia reale, passando da un Green Deal ideologico oltranzista – fallimentare per la crescita economica – a un Growth Deal sostenibile per le imprese.
Questo approccio deve riportare agricoltura e industria al centro dello sviluppo europeo, soprattutto i settori che fanno più innovazione e danno il maggiore valore aggiunto economico e sociale, quali assi portanti del progresso, come la farmaceutica (investimenti-ricerca-brevetti-cure-produzione).Ciò è fondamentale sia per il contributo al Pil, sia perché rappresentano il cuore dell’innovazione, della produttività e dell’attrattività. Inoltre, è indispensabile rilanciare il legame tra economia reale e democrazia, garantendo crescita dell’occupazione e dei sistemi di welfare, pilastri del benessere dei cittadini e dei sistemi democratici Ue, offrendo maggiori certezze e «programmabilità» alle imprese e ai giovani. Per sostenere quindi l’economia reale, l’Ue ha bisogno di un quadro regolatorio competitivo rispetto a Usa e Cina, che favorisca la capacità di innovazione, l’accesso semplificato al capitale, l’uso dei dati su larga scala, una reale prioritizzazione e il finanziamento pubblico e privato massivo della ricerca scientifica e tecnologica, oltre alla formazione di nuove competenze.Gli errori strategici e legislativi della prima Commissione von der Leyen hanno consumato, e continuano a consumare, energie politiche e tempo, come dimostrano i casi della direttiva sugli imballaggi, del nutriscore nell’alimentare, della transizione all’auto elettrica, della nuova legislazione farmaceutica e del Cbam.
Questi sforzi potevano essere diretti sin dall’inizio verso la definizione di strategie e politiche industriali, economiche e monetarie espansive. In particolare, per la revisione della legislazione farmaceutica, è urgente ripristinare la competitività dell’Ue, a partire dalla tutela della proprietà intellettuale, che non può essere ridotta nemmeno di un giorno. Anzi, dovrebbe essere rafforzata, per tenere testa alla concorrenza di Usa e Cina. L’industria farmaceutica rappresenta il primo settore nell’Ue per surplus con l’estero, con un saldo positivo di +158 miliardi nel 2023 e investimenti in R&S pari a 50 miliardi nello stesso anno. A livello globale, tra il 2025 e il 2030, le imprese investiranno 2.000 miliardi di dollari in R&S, ma l’Ue ne attrae sempre meno: negli ultimi 10 anni, ha dimezzato la sua quota nella ricerca clinica mondiale e approva nuovi farmaci dopo gli Usa nell’80% dei casi. Non possiamo permetterci di perdere un patrimonio così importante per la salute dei cittadini, per gli investimenti e per l’occupazione qualificata. I primi mesi del 2025, insieme al semestre di presidenza polacca saranno decisivi per la Commissione von der Leyen II e per il Consiglio Europeo. In questo contesto, la voce e il peso del Governo italiano – già rilevanti finora – assumeranno un ruolo ancora più determinante per l’industria farmaceutica italiana e dell’intera Ue, soprattutto alla luce delle crisi politiche in Francia e Germania.








