Green economy

Economia circolare, ecco le iniziative dei pescatori di plastica

Dal supporto di Coopservice ai pescherecci della costiera romagnola fino alla start up Ogyre che traccia con la blockchain l’attività di pesca dei rifiuti

di Davide Madeddu

(Adobe Stock)

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Da rifiuto galleggiante a materia prima per nuovi prodotti. Il tutto, grazie all’attività dei “pescatori della plastica”. È un altro tassello nel mosaico dell’economia circolare in cui la sostenibilità si sposa con la difesa la tutela dell’ambiente.

Le attività di Coopservice

Un motivo che accomuna anche i rappresentanti di Coopservice, azienda emiliana che dal 2024 ha aggiunto il progetto “Ripuliamo il mare” a una iniziativa per la tutela marina, finalizzata a ripristinare le praterie di Posidonia oceanica nel mar Mediterraneo. Attualmente l’azienda è coinvolta anche progetti Fishing for Litter e Netreborn sviluppati nelle aree della costa romagnola, in collaborazione con le organizzazioni Sea The Change e Fondazione Cetacea e la partecipazione attiva di pescatori locali.

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«Con Fishing for Litter finanziamo la raccolta di rifiuti presenti in mare attraverso uscite di pescherecci locali specificamente dedicate a questa attività - sottolinea Davide De Lucia, communication specialist di Coopservice -. Con Netreborn, invece, abbiamo dotato una cooperativa di pescatori di Cesenatico di cassette in plastica riutilizzabili in sostituzione dei contenitori in polistirene monouso che, ammalorandosi e decomponendosi, possono rilasciare microplastiche letali per la fauna e la flora acquatiche. I risultati di queste attività sono documentati annualmente in un accurato report d’impatto che riporta analiticamente tutti i dati rilevati».

Alcuni numeri: 250 metri di reti raccolte dai pescherecci (le retine in plastica costituiscono oltre il 77% dei rifiuti raccolti) e, grazie alle cassette riutilizzabili, 8.950 chili di plastica monouso evitata. «Lo scorso anno è stato coinvolto anche un gruppo di nostri dipendenti in una giornata di clean-up alla foce del fiume Marecchia a Rimini - aggiunge De Lucia -, durante la quale sono stati raccolti 15 sacchi di rifiuti per un totale di 500 chilogrammi».

Le attività di Gravity Wave e dell’olandese Ocean Cleanup

Nello specchio del Mediterraneo ci sono anche altre realtà che si occupano di recuperare plastica e altri rifiuti che diventano poi materia prima come la Gravity Wave: azienda sociale che collabora con oltre 4.000 pescatori nel Mediterraneo per recuperare plastica dai fondali, trasformandola in mobili e prodotti di design. L’azienda, come sottolinea nel suo sito, ha raccolto più di 1.179.995 chilogrammi di plastica in collaborazione con 200 aziende e 7 mila pescatori.

Nel panorama c’è anche la no-profit olandese The Ocean Cleanup: organizzazione specializzata nello sviluppo di tecnologie avanzate per rimuovere la plastica. «Miriamo a ripulire il 90% dell’inquinamento plastico fluttuante degli oceani entro il 2040», sottolinea la no profit nel sito.

La start up Ogyre

Ci sono poi anche altre aziende, anche in Italia, specializzate nella pulizia di specchi acque, porti e zone costiere da rifiuti solidi galleggianti e olii. A portare avanti una battaglia contro la plastica c’è la start up italiana Ogyre, che ha completato «un aumento di capitale da 3,8 milioni di euro per espandere la propria missione globale contro l’inquinamento da rifiuti marini». Fondata nel 2021, la società ha chiuso il 2024 a break-even con un fatturato di oltre 2 milioni di euro. Ogyre lavora «a stretto contatto con pescatori e comunità locali, al centro del proprio modello rigenerativo e, grazie alle proprie flotte operative in Italia, Indonesia, Brasile e Senegal, contribuisce a ripulire l’Oceano e le coste, salvaguardando gli ecosistemi marini».

«Grazie alla propria piattaforma, che traccia tramite tecnologia blockchain le attività di pesca dei rifiuti - sottolineano dall’azienda - Ogyre permette alle aziende che vogliono condurre campagne a sostegno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sdg), di finanziare la raccolta di rifiuti e partecipare alla missione di liberare l’Oceano dalla plastica». L’obiettivo per il 2026 è raggiungere un target di raccolta annuo di 2 milioni di chili di rifiuti, con una media di 5 tonnellate rimosse al giorno, pari a un volume cinque volte superiore rispetto al 2025, puntando a un traguardo complessivo di 20 milioni di chilogrammi raccolti entro il 2030. «L’Oceano è una risorsa vitale per il nostro futuro: dalla biodiversità marina e costiera dipende la sussistenza di 3 miliardi di persone - commenta Antonio Augeri, co-founder e ceo di Ogyre -. Grazie ai nuovi capitali potremo accelerare in modo significativo il raggiungimento dei nostri obiettivi di raccolta, con un approccio scientifico basato sul tracciamento sistematico del ciclo di vita dei rifiuti».

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