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Euro digitale, a che punto stiamo?
Dopo il via libera della commissione per gli affari economici e monetari ecco la tabella di marcia per una prima sperimentazione nel 2027
Ascoltalo oradi Davide Madeddu
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Il forno a microonde per estrarre litio, cobalto, nichel e manganese dalle batterie esauste. Il tutto attraverso un processo che «scalda le parti interne dei corpi e dura pochi minuti». E quindi con un risparmio di energia e un impatto ridotto rispetto alle procedure che prevedono l’utilizzo di alte temperature con tempi prolungati o l’impiego di acidi. Un tassello nello scenario dell’economia circolare. A brevettare questa procedura nell’ambito di un progetto costato circa 300 mila euro è l’università di Brescia in collaborazione con l’ateneo di Reggio Calabria e il consorzio Consorzio interuniversitario nazionale di ricerca in Scienze e Tecnologia dei Materiali (Instm).
Un tassello nel complesso quadro dell'economia circolare che, dopo una fase di sperimentazione si appresta a fare un ulteriore passo avanti. «L’idea nasce da un progetto europeo che riguardava il recupero delle batterie al litio - chiarisce Elza Bontempi, ingegnere docente all'università di Brescia e ideatrice del progetto - e abbiamo lavorato con aziende che avevano a disposizione il materiale denominato black mass, ossia massa nera che deriva dal trattamento meccanico delle batterie assemblate e triturate».
Da qui l’idea di trovare una soluzione alle tradizionali tecniche utilizzate per l’estrazione dei metalli strategici. «Si può intervenire con gli acidi o con trattamenti termici ad alta energia - aggiunge - ma è chiaro che si tratta di soluzioni altamente impattanti, quindi abbiamo iniziato a lavorarci per trovare una soluzione alternativa che fosse più sostenibile».
Tutto parte dalla composizione delle batterie e dalla presenza della grafite. E quindi l'idea di utilizzare un forno a microonde. «Durante la fase di studio e sperimentazione abbiamo usato un normale forno a microonde domestico - argomenta la docente - ma ora si sta già lavorando per l'utilizzo di un forno a microonde di tipo industriale».
Un passo avanti, rispetto alle metodologie tradizionali dato che, come sottolinea la docente, «questa tecnologia consente di trattare diverse tipologie di batterie al litio senza necessità di pre-selezione dei catodi».