Covid a Bergamo, «quattromila morti evitabili». Ecco i tre filoni dell’inchiesta
Gli inquirenti approfondiscono soprattutto i ruoli di Fontana e Conte, ma anche di Brusaferro e Gallera. L’accusa di omicidio colposo
di Sara Monaci
4' di lettura
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Dalle indagini della procura di Bergamo emergono le prime ricostruzioni delle presunte responsabilità della mancata zona rossa in Val Seriana, della mancanza di un piano pandemico in Italia nel famigerato 2020 e della fretta di riaprire il pronto soccorso di Alzano nonostante ci fosse stato un numero alto di contagi. Per l’ex premier Giuseppe Conte e il suo ministro alla Salute Roberto Speranza, così come per il governatore lombardo Attilio Fontan a e l’assessore alla Sanità Giulio Gallera, l’accusa è di omicidio colposo.
Le responsabilità di Fontana in Val Seriana
Per quanto riguarda la mancata istituzione di una zona rossa, tra fine febbraio e inizio marzo, per la procura è soprattutto Attilio Fontana, governatore della Lombardia, ad aver frenato il processo. Con due «distinte mail del 27.2.20 e 28.2.20» chiese «al Presidente del Consiglio dei Ministri» Giuseppe Conte «il sostanziale mantenimento delle misure di contenimento già vigenti in Regione Lombardia, non segnalando alcuna criticità relativa alla diffusione del contagio nei comuni della Val Seriana», in particolare Alzano Lombardo e Nembro. Non richiese, dunque, «ulteriori e più stringenti misure di contenimento» nonostante, scrivono i pm, «avesse piena consapevolezza della circostanza che l’indicatore R0 avesse raggiunto valore pari a 2, e che nelle zone ad alta incidenza del contagio gli ospedali erano già in grave difficoltà per il numero dei casi registrati e per il numero dei contagi tra il personale sanitario».
La contestazione per Fontana va dal 26.2.2020 sino al 3.3.2020, data in cui «nel corso della riunione del CTS Regione Lombardia per il tramite dell’Assessore al Welfare esprimeva parere favorevole all’istituzione della zona rossa». Ci fu lentezza decisionale quindi in Lombardia, si poteva già prendere una decisione sulla zona rossa a fine febbraio, e secondo i pm quella settimana fu fatale per l’aumento dei contagi.
Anche il premier Giuseppe Conte avrebbe «sottovalutato» - a partire dalla riunione del 26 febbraio 2020 - i numeri del contagio in Val Seriana. In una riunione, come in quella del giorno dopo e fino al 2 marzo, viene negata la zona rossa «nonostante l’ulteriore incremento del contagio in Regione Lombardia registrato anche in tali date (in particolare 615 casi al 29 febbraio 2020 e 984 casi all’1 marzo 2020) e comunque l’avvenuto accertamento delle condizioni che, secondo il cosiddetto piano Covid, corrispondevano allo scenario più catastrofico».
Questa scelta avrebbe causato così «la diffusione dell’epidemia da Sars-CoV-19 in Val Seriana» (oltre 4mila morti in più nella provincia). Solo il 2 marzo 2020 «il Cts evidenziava la necessità di misure limitazione ingresso e uscita oltre che distanziamento sociale nei comuni di Alzano Lombardo e Nembro», si legge nell’atto di chiusura indagine.








