Ecco quanto vale il bonus mamme: con uno stipendio di 1.900 euro, in busta paga 110 euro in più. Le simulazioni
Risparmia mensilmente 110,96 euro una dipendente con un imponibile di 1.900 euro, lo sconto in busta paga sale a 250 euro con un imponibile di 3.600 euro
di Giorgio Pogliotti
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I punti chiave
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Per una madre lavoratrice con una retribuzione imponibile mensile da apprendista di 1.900 euro il risparmio mensile è di 110,96 euro. Per una madre lavoratrice con retribuzione imponibile mensile di 2.692 euro l’esonero contributivo vale 247,39 euro, Se la retribuzione imponibile è di 3.600 euro, in busta paga si risparmiano 250 euro. Le madri, in possesso dei requisiti a gennaio 2024, hanno diritto all’esonero dallo stesso mese di gennaio. Se la lavoratrice madre ha due figli il vantaggio sarà spalmato solo per i 12 mesi del 2024, se ne ha tre invece il risparmio si estende anche alle annualità 2025 e 2026.
Sono le simulazioni dell’Inps a quantificare il vantaggio economico prodotto dal Bonus Mamme, la misura contenuta nella legge di Bilancio 2024 che prevede per le lavoratrici madri un esonero della contribuzione previdenziale del 9,19%, fino a un massimo di 3mila euro annui da riparametrare su base mensile, fino ad un limite di 250 euro mensili.
Con la pubblicazione della circolare applicativa da parte dell’Inps la misura è diventata operativa.
Per il triennio 2024-2026 lo sgravio riguarda le madri lavoratrici con almeno tre figli, ma per il solo 2024, in via sperimentale, il bonus è attribuito anche in presenza di due figli a carico.
Sgravio anche per le stabilizzazioni di contratti a termine e somministrazione
A beneficiare dell'agevolazione sono tutte le dipendenti del settore pubblico e privato (anche agricolo, in somministrazione e in apprendistato) assunte con contratto a tempo indeterminato, anche se in part time. Se un rapporto di lavoro a tempo determinato viene convertito a tempo indeterminato, l’esonero viene applicato a decorrere dal mese di trasformazione a tempo indeterminato. La riduzione contributiva spetta anche alle lavoratrici che hanno bambini in adozione o in affidamento. Sono escluse le lavoratrici domestiche.
Esonero totale per una lavoratrice con imponibile mensile di 3.600 euro
Vediamo le simulazioni dell’Inps, con l’avvertenza cje l’ammontare massimo dell’esonero contributivo a vantaggio delle lavoratrici è analogo sia per le madri di tre figli che per le madri di due figli, per le due categorie di esonero varia solo la durata dell’esonero ( fino al 31 dicembre 2026 per le madri di tre figli e fino al 31 dicembre 2024 per le madri di due figli). Una lavoratrice con retribuzione imponibile pari a 3.600 euro, ha un’aliquota contributiva Ivs (acronimo che sta per Invalidità, Vecchiaia e Superstiti) a suo carico pari al 9,19%: l’esonero contributivo spettante per questa lavoratrice ammonta a 250 euro, in quanto la contribuzione a suo carico è pari a 330,84 euro e, pertanto, trova applicazione il tetto massimo mensile di esonero pari a 250 euro.
Sgravio parziale per un’apprendista con imponibile di 1.900 euro
Per una lavoratrice con retribuzione imponibile mensile da apprendista pari a 1.900 euro; l’aliquota contributiva Ivs a carico della lavoratrice è pari al 5,84%: e l’esonero spettante è pari a 110,96 euro, in quanto l’ammontare della contribuzione a carico della lavoratrice è inferiore rispetto al tetto massimo mensile di esonero fruibile, che è pari a 250 euro.








