Ecco i fattori che inibiscono la concentrazione sul lavoro
Le cosiddette “spinte di Berne” influenzano la capacità di entrare nel flusso di lavoro
di Giulio Xhaet* e Nicola Chighine**
4' di lettura
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Chi sono i professionisti più soddisfatti del proprio lavoro attuale?
Ovviamente i fattori sono innumerevoli, ma nel post pandemia infarcito di videocall, smart working e IA generativa, uno sta letteralmente esplodendo: la possibilità di lavorare “in modalità flow”, trovando spazi per abilitare la propria concentrazione e così il coinvolgimento.
Se avete la possibilità di mettere testa e mani su una cosa per volta, lontani da interruzioni e notifiche per almeno qualche ora, se potete mettervi alla prova su progetti che almeno un po’ vi stimolano, questa sensazione di flusso diventa accessibile.
Vi capita di potere dare il massimo, di trovarvi al limite delle vostre capacità, di essere “a focus”, e arrivare al termine della mattinata o della giornata senza più energie, ma soddisfatti? Magari avete vissuto anche una distorsione temporale (“Sono già le 18:30, come è possibile? Pensavo fossero ancora le 16!”)
Se la risposta è sì, con ogni probabilità siete entrati in un flow lavorativo. Il cui mantra non è “il massimo risultato col minimo sforzo”, bensì “un magnifico risultato col massimo sforzo”. E, nota importante, si tratta di impegno dedicato e costante su un singolo obiettivo, non disperso in mille attività che flirtano col famoso multitasking (che come ormai sappiamo, per il cervello umano non esiste).








