Sbagliando si impara

Ecco i fattori che inibiscono la concentrazione sul lavoro

Le cosiddette “spinte di Berne” influenzano la capacità di entrare nel flusso di lavoro

di Giulio Xhaet* e Nicola Chighine**

 (AdobeStock)

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Chi sono i professionisti più soddisfatti del proprio lavoro attuale?

Ovviamente i fattori sono innumerevoli, ma nel post pandemia infarcito di videocall, smart working e IA generativa, uno sta letteralmente esplodendo: la possibilità di lavorare “in modalità flow”, trovando spazi per abilitare la propria concentrazione e così il coinvolgimento.

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Se avete la possibilità di mettere testa e mani su una cosa per volta, lontani da interruzioni e notifiche per almeno qualche ora, se potete mettervi alla prova su progetti che almeno un po’ vi stimolano, questa sensazione di flusso diventa accessibile.

Vi capita di potere dare il massimo, di trovarvi al limite delle vostre capacità, di essere “a focus”, e arrivare al termine della mattinata o della giornata senza più energie, ma soddisfatti? Magari avete vissuto anche una distorsione temporale (“Sono già le 18:30, come è possibile? Pensavo fossero ancora le 16!”)

Se la risposta è sì, con ogni probabilità siete entrati in un flow lavorativo. Il cui mantra non è “il massimo risultato col minimo sforzo”, bensì “un magnifico risultato col massimo sforzo”. E, nota importante, si tratta di impegno dedicato e costante su un singolo obiettivo, non disperso in mille attività che flirtano col famoso multitasking (che come ormai sappiamo, per il cervello umano non esiste).

Quando parliamo di “stato di flusso” in aula, nei webinar o durante degli eventi, molti tirano in ballo lo sport ad alto livello, in particolare la famosa “trance agonistica”: quella sensazione in cui sei un tutt’uno con la performance o la partita, e tutto il resto scompare. Di conseguenza, si pensa che il flow sia qualcosa di estremo, inaccessibile o comunque estremamente raro per un “normale” manager o professionista. In realtà, esistono sia flow estremi in modalità trance agonistica, che flow più quotidiani sul lavoro, ed entrambi hanno un impatto forte, e quasi sempre benefico su chi lo prova.

Il flow si innesca facilmente quando siamo riusciti a impegnarci al massimo in un’attività, ma anche quando stiamo imparando qualcosa di nuovo e sfidante. E ancora, quando lavoriamo su qualcosa che conosciamo, ma in un contesto diverso dal nostro abituale. Ad esempio, tenere un corso di leadership davanti a una platea britannica madrelingua in una città mai visitata prima.

Al contrario, il flusso viene inibito quando saltiamo da un’attività all’altra dedicandoci troppo poco tempo, ma anche quando non abbiamo trovato il tempo per prepararci a dare il meglio, o facciamo qualcosa pensando ad altro.

Questi sono fattori principalmente esterni, esogeni. Ma ne esistono ulteriori. Le nostre attitudini, atteggiamenti e comportamenti incidono, che possono incidere moltissimo. A riguardo, una prospettiva che abbiamo scoperto molto utile è osservarli attraverso le spinte di Berne.

Le 5 spinte di Berne

Eric Berne, psicologo canadese e autore della famosa teoria dell’Analisi Transazionale, ha teorizzato cinque spinte o driver: Sii perfetto, Compiaci, Sii forte, Sbrigati e Sforzati. Nascono come ingiunzioni che riceviamo quando siamo piccoli e diventano, quando siamo adulti, dei veri e propri piloti semi-automatici, una sorta di script comportamentali. Non esistono driver buoni o cattivi, né una gerarchia tra di essi: tutte queste spinte possono essere funzionali o disfunzionali, a seconda della consapevolezza e dell’intensità con cui vengono attuate.

Rispetto al flow e allo stato di flusso, queste spinte possono diventare dei veri e propri inibitori. Proviamo quindi a ragionare spinta per spinta.

Chi ha il Sii perfetto molto intenso, ossia la costante spinta interiore a essere perfetti in tutto ciò che si fa, potrebbe rimanere «incastrato» nella cura eccessiva dei dettagli, non riuscire mai a pensare di aver dato il massimo oppure avere la sensazione di non essere mai davvero pronto.

Il Sii forte, ossia il bisogno costante di essere forti, autosufficienti ed emotivamente indipendenti, potrebbe portare a trovarsi intrappolati in mille attività o scadenze, cercare di cavarsela sempre da soli e non sentire il bisogno di chiedere aiuto.

Il Compiaci, cioè il forte e persistente bisogno di compiacere gli altri a tutti i costi, potrebbe causare la rinuncia al proprio flow per assecondare le richieste degli altri, l’accettazione passiva dell’agenda e delle priorità imposte dagli altri e la difficoltà a dire di no.

Lo Sbrigati porta a sentire costantemente un senso di urgenza e di pressione nel portare a termine compiti e attività. Questo può tradursi nel passare continuamente da un’attività all’altra, nel non riuscire a terminare un lavoro prima di iniziarne un altro e nel cadere nella trappola dell’iperattività.

Infine, lo Sforzati, cioè il bisogno costante di impegnarsi al massimo o di fare il massimo sforzo, spesso indipendentemente dalle circostanze, potrebbe portare ad accettare situazioni troppo impegnative e, alla lunga, frustranti, e anche in questo caso ad avere difficoltà a dire no.

Voi in quali spinte vi ritrovate maggiormente, in particolare sul lavoro?

In un prossimo articolo esploreremo e condivideremo alcune strategie e possibili direzioni per gestire queste spinte in modo più funzionale e aumentare la capacità di entrare nello stato di flow.

* Partner Newton Spa 

** Consulente Senior di Newton SpA

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