Ecco come e perché Cina e Corea del Sud dichiarano guerra al bitcoin
di Pierangelo Soldavini
3' di lettura
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Tra chiusura delle piattaforme di exchange e messa al bando di nuove offerte di valute digitali, per cinesi e coreani sta diventando quasi impossibile operare sui Bitcoin. Con evidenti riflessi anche sul mercato che non cercava altro che qualche pretesto per liberarsi degli eccessi del recente passato. Il Bitcoin ha lasciato sul terreno stamane il 10% in poco più di un’ora, scendendo ai livelli minimi dell’ultimo mese, finendo in altalena attorno a quota 12.000 dollari.
A innervosire i mercati, come già settimana scorsa, sono le indiscrezioni che continuano ad arrivare dall’Estremo Oriente in merito a ulteriori strette sulle criptovalute.
L’escalation cinese
In particolare è Pechino ad aver messo in atto una escalation di misure per non permettere ai cinesi di acquistare e vendere criptovalute. Le autorità locali dovrebbero vietare anche tutte le piattaforme che offrono servizi di trading centralizzato sulle criptovalute, stando a quanto affermato dal vicegovernatore della People's Bank of China, Pan Gongsheng. E ha aggiunto che saranno messi al bando tutti i siti nazionali e stranieri, le app mobili che forniscono servizi centralizzati per cinesi, piattaforme per servizi di pagamento in criptovalute e servizi che più in generale assistono gli utenti nello spostamento di fondi all’estero.
Insomma si tratta di misure per bloccare tutte le residue possibilità che i cittadini cinesi avevano di operare sulle criptovalute in un regime di inconvertibilità della valuta locale. Da settembre Pechino ha infatti dichiarato guerra a un mercato che dodici mesi fa valeva più dei tre quarti di quello globale sul Bitcoin. Le autorità locali hanno così chiuso le maggiori piattaforme per scambiare criptovalute bloccando di fatto l’operatività dei cinesi, frenati dalla impossibilità di conversione dello yuan.
Anzi la mossa di Pechino è attribuibile in prima battuta all’esigenza di mettere un freno al trading che si era trasformato in una modalità alla portata di tutti per esportare valuta. Con il risultato di accentuare la pressione anche sul cambio controllato e di mettere in difficoltà le autorità cinesi. Non è un caso che la stretta sia stata attuata alla vigilia di un delicato Congresso del Partito comunista che ha registrato gli equilibri del regime.








