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Ecco come cambia l’accesso ai social per gli adolescenti

Da Meta a TikTok le Big tech hanno introdotto nuovi funzioni per rendere le piattaforme più sicure. In arrivo in Europa l’app obbligatoria per verificare l’età: siti vietati ai minori blindati

di Alessandro Longo

3' di lettura

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Per i minori i social sono cambiati: più tutele e limiti. E, di conseguenza, lo sono anche per i loro genitori. Tutte le principali piattaforme, Instagram e Tiktok in primis (preferiti dai minori), limitano gli account dei minorenni e si impegnano per capire se l’utente sta mentendo sulla propria età. Tiktok e Instagram mettono “privato” l’account di un utente tra i 17 e i 13 anni. Sotto i 13, lo bloccano.

Tiktok avvisa i genitori quando il minore segnala un contenuto come inappropriato e, da poco, anche se pubblica una storia o un video visibile ad altri. Ha strumenti molto fini di parental control, come anche Instagram, che anche limita le interazioni possibili per un minore sulla piattaforma. Ha affinato gli algoritmi per non mostrare ai minori contenuti per loro pericolosi (tipo su diete). Tiktok e Instagram filtrano inoltre parole e contenuti offensivi agli account dei minori.

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Non sfuggirà che se il minore riesce a mentire sull’età tutto questo castello crolla. Tiktok e Meta usano l’AI per beccare chi mente: analizzano i dati dell’account, i comportamenti, la foto profilo eccetera. I minori beccati subiscono limitazioni o (se minori di 13 anni) blocco dell’account. In caso di errori, l’utente può certificare la propria età mandando documenti o video selfie. Youtube a luglio ha cominciato a fare una cosa simile, ma solo in via sperimentale negli Usa.

Presto per noi europei questi sistemi a tutela dei minori potrebbero applicarsi a tutte le piattaforme e siti con contenuti pericolosi per i minori, porno, scommesse, con in genere contenuti inadatti a giovane età, quindi anche su alcuni social molto “liberi” come X e Discord. Lo vuole l’Europa e l’Italia è in prima fila per attuarlo, con un’app che arriverà entro fine estate in via sperimentale. Regno Unito e Francia hanno già attuato filtri simili. Ma la Commissione europea dice che si può regolare anche su età inferiori, per esempio per impedire ai minori di 13 anni di accedere ai social.

Ma come funzionerà in Ue? I dettagli dell’app - un po’ nascosti sul sito della Commissione europea, in una pagina per sviluppatori – ci fanno capire alcuni punti importanti.

Dopo il download dell’app smartphone, l’utente deve selezionare il tipo di metodologia preferita per la verifica dell’età: sistemi di identità digitale, un provider di identità, conto corrente bancario e, in futuro, anche la lettura del passaporto.

Attenzione, Agcom ha già specificato che Spid (strumento che abbiamo solo in Italia) non va bene.

Dopo la scelta dello strumento di verifica, gli utenti possono poi accedere ai contenuti soggetti ai limiti di età, se li rispettano. Da pc, devono condividere le loro credenziali di età scansionando con l’app il codice QR visualizzato sul sito web (o altro sistema scelto dal regolatore nazionale). Se l’utente accede a un servizio online sullo smartphone, l’operazione di accesso è diretta.

Tutto questo dovrebbe scattare per norma entro fine anno in Italia. L’anno prossimo la verifica avverrà invece tramite i wallet europei digitali.

Bisogna vedere se ci saranno problemi, come quelli in Regno Unito e Francia.

Il Regno Unito permette l’accesso tramite molti metodi, come documenti d’identità, carta di credito, codice che arriva su smartphone (sono banca e operatore telefonico a controllare che l’età è giusta, in questi due casi). Ma anche con un selfie. Il sito con un riconoscimento facciale dovrebbe rilevare l’età. Il sistema è però fallato e già ci sono casi di utenti che sono riusciti ad aggirarlo con immagini tratte da videogame al posto del proprio volto. Nel Regno Unito, anche piattaforme come Reddit, Discord, Grindr, Bluesky e X hanno attivato il sistema

In Francia aziende come Aylo (proprietaria di Pornhub, Redtube, YouPorn) hanno oscurato temporaneamente i propri siti nel Paese in segno di protesta. Sostengono che l’attuale quadro normativo è inefficace, frammentario e mette a rischio la privacy.

Il sistema Ue (diverso da quello francese) nasce privacy-by-design. Ma resta il dubbio su una sua effettiva adozione da parte dei siti. In ogni caso, presto o tardi, la strada sembra tracciata: il web diventerà più regolato a livello infrastrutturale per filtrare l’accesso dei minori. Lo vuole l’Europa e almeno i grandi social hanno dimostrato di essere d’accordo.

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