Le discussioni ideologiche pubblico/privato, non servono a niente, serve solo un sistema che funziona. I servizi pubblici sono per definizione pubblici: va aumentata la spesa sanitaria, regolata bene la gestione dei servizi locali consentendo investimenti, innovazione, manutenzioni, occupazione qualificata. I servizi devono essere al centro delle politiche pubbliche, superando diffidenze e discussioni teoriche ed identitarie.
- questa crisi ci ha fatto capire quanto continuiamo incredibilmente ad essere un Paese ingessato da leggi, regolamenti, conflitti di competenze, interpretazioni. Un Paese in cui i decisori politici e burocratici sono più preoccupati di non incappare in controlli e reati assurdi, che non di fare funzionare bene le cose.
Siamo arrivati ad un tale livello di paralisi, che per gestire ogni emergenza siamo costretti a nominare commissari, ad approvare deroghe, a sospendere procedure, inutilmente complicate. Dal Ponte di Genova, all'emissario di sinistra d'Arno a Firenze, al Coronavirus: per fare le cose dobbiamo dimenticare le procedure ordinarie e usare il buon senso e il pragmatismo. Nessuna ripresa economica sarà possibile se rimarremo così ingessati alla fine di questa crisi. Per fare investimenti, rilanciare l'economia e creare occupazione serve un paese semplice, dove si possono fare le cose rapidamente, dove ci si fida delle imprese fino a prova contraria e non viceversa.
- questa crisi ci ha fatto vedere quanto siamo poco resilienti e quanto avere meccanismi di adattamento alle emergenze sia importante in un Paese maturo. Allora nelle fasi “ordinarie” della vita sociale ed economica, dobbiamo programmare le modalità di resilienza alle crisi (siano esse epidemie, economiche, attacchi terroristici, ambientali e climatiche).
Per esempio questa crisi ci insegna che abbiamo pochi impianti per i rifiuti: è saggio quindi realizzarne non solo quanto serve per la vita ordinaria, ma anche quanto può servire in fasi di crisi, avere delle riserve, una dotazione di scorta. Questo fa un Paese normale, responsabile, civile. Dobbiamo abituarci a crisi ricorrenti di diversa natura, occorre quindi rafforzare stabilmente la nostra resilienza, non pensarci quando le crisi ci sono, ma prima.
Tre idee per come gestire la ripartenza.