È il fisco il principale nemico dell’auto
Deducibilità limitata, Iva non detraibile e pressione fiscale elevata frenano la diffusione e tengono l’Italia lontana dai principali mercati europei
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L’Unrae (rappresentati di auto estere in Italia) ha rilasciato i dati sulle immatricolazioni di auto a società nei principali mercati europei nel 2025. In Germania la quota di queste auto è stata pari al 64,4% del totale delle immatricolazioni. Nel Regno Unito la percentuale corrispondete è stata del 61,4% e in Francia del 54,3%, ma in Italia il dato crolla al 45,8%. Il ritardo dell’Italia nell’allinearsi agli standard europei nella dotazione di autovetture delle aziende si verifica da molto tempo e dipende essenzialmente dalla deducibilità dei costi e dalla detraibilità dell’Iva che in genere in Europa sono integrali, mentre in Italia vi sono forti limitazioni.
Questa situazione pone le aziende italiane in condizione di inferiorità rispetto alle loro concorrenti europee e dipende da un orientamento fortemente penalizzante nei confronti dell’auto aziendale, che ha origini antiche che riguardano l’auto in generale vista ancora dal Fisco, come uno status symbol da castigare. Tra l’altro di questo orientamento ha risentito e risente l’intero mercato italiano, che ha sempre visto, per fare un esempio che riguarda non solo le auto aziendali ma tutte le auto, i nostri prezzi dei carburanti alla pompa sempre al top nelle classifiche europee per la forte incidenza della componente fiscale. Cambiano i governi, le maggioranze che li sostengono e anche gli interessi che rappresentano, ma la persecuzione dell’auto rimane. Anche se il possesso dell’auto era uno status symbol nella prima metà del secolo scorso e forse anche all’inizio degli anni ’60, ma proprio in quegli anni l’industria italiana mise sul mercato vetture, come la Fiat Seicento e la Fiat Cinquecento, che hanno dato l’avvia alla motorizzazione di massa anche nel nostro Paese. Ne consegue che il possesso di un’automobile non è più da moltissimo tempo uno status symbol e oggi per la quasi totalità degli italiani l’automobile è un mezzo indispensabile di trasporto e questo è tanto vero che il nostro Paese, anche per colpa di un trasporto pubblico locale spesso costoso e inefficiente, ha oggi un tasso di motorizzazione tra i più elevati del mondo. Il tasso di motorizzazione è il rapporto tra le auto circolanti e la popolazione residente. Oggi questo rapporto in Italia è di 70 auto per ogni 100 abitanti. E se poi consideriamo il tasso di motorizzazione per nucleo famigliare, dato che i nuclei famigliari, secondo l’ultimo dato dell’lstat, sono 26,4 milioni, il tasso di motorizzazione è di 1,6 auto per nucleo famigliare. Dati questi numeri ha senso considerare ancora l’automobile uno status symbol da perseguitare con la politica fiscale? Certamente no e chi governa, se ne deve rendere conto.


