Mappa dei marketplace 2024

E-commerce, in Europa il fast fashion corre più veloce dell’usato. Boom in Italia per Amazon

Ecco cosa rivela la “Mappa dei marketplace 2024” elaborata da Yocabè, piattaforma digitale che aiuta i brand a vendere in Rete raggiungendo oltre 300 milioni di clienti

di Gianni Rusconi

4' di lettura

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Siamo nel bel mezzo del Black Friday, occasione ghiotta (facendo molta attenzione a cosa e dove si compra) per completare qualche buon acquisto online. E all’e-commerce e alla comprensione delle sue dinamiche su scala globale è dedicata la “Mappa dei marketplace 2024” elaborata da Yocabè, piattaforma digitale che aiuta i brand a vendere in Rete raggiungendo oltre 300 milioni di clienti. Ebbene, fra i tanti indicatori che emergono da questo studio ne spicca uno relativo all’Italia, unico mercato dell’Europa centrale a segnare una crescita delle vendite di Amazon, che invece risulta in calo quasi ovunque nel Vecchio Continente per la concorrenza degli e-shop locali (assenti totalmente nel nostro Paese), e cioè realtà come El Corte Inglés in Spagna, Otto e AboutYou in Germania, Leroy Merlin e Decathlon in Francia, Argos in UK, Bol nei Paesi Bassi e Blocket in quelli scandinavi.

Temu continua a crescere

In linea generale, il commercio elettronico B2C in Europa continua a crescere anche se in modo disomogeneo, toccando quest’anno quota 887 miliardi di euro, ma con un aumento disomogeneo tra le varie regioni e con operatori che perdono appeal come eBay (in discesa un po’ ovunque) e altri come Vinted che invece continuano a correre a braccetto con la crescente attenzione per la sostenibilità e i modelli di economia circolare da parte di molte aziende. I beni di seconda mano risultano però meno attrattivi per gli e-shopper di quelli del fast fashion e lo confermano i risultati di Temu (che entra di diritto nella top 5 di molti Paes) e Shein. Sullo sfondo, infine, una delle tendenze più rilevanti è legata all’intelligenza artificiale e alla realtà aumentata, tecnologie che stanno rivoluzionando il settore retail, impattando significativamente sulla gestione della supply chain, sull’esperienza di acquisto (aumentando il livello di personalizzazione) e sulle attività di assistenza al cliente.

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Italia roccaforte Amazon, in UK si fa sentire la Brexit

Che il gigante dell’e-commerce nordamericano abbia un rapporto “speciale” con il nostro Paese non è novità dell’ultimo minuto, proprio per l’impronta che il marketplace pensato da Jeff Bezos ha saputo dare allo sviluppo dell’e-commerce in Italia agli inizi degli anni 2000. E questa corsa in avanti non si è fermata: Amazon cresce infatti del 6% rispetto al 2023, toccando un valore di transato online di 58,8 miliardi di euro. Fra i numeri che ne caratterizzano la supremazia fra i grandi negozi virtuali segnaliamo i più interessanti: il 47% degli utenti del sito tra i 16 e 64 anni ha completato acquisti ogni settimana, il fashion comanda la classifica del venduto con oltre 15 miliardi di dollari e un incremento di circa il 26% (segue l’elettronica con 10,7 miliardi e una crescita dell’11%) e 188 milioni di visite mensili medie nel 2024, con un salto in avanti del 18%. Alle spalle di Amazon, per numero di visite, inseguono nettamente staccati nomi assai noti agli amanti dello shopping online, vale a dire eBay (con 39 milioni di visite), Temu e Zalando. Guadando oltre i nostri confini, fra i Paesi del nord e centro Europa è emblematico il caso del Regno Unito, dove il calo delle visite sui marketplace generalizzato e massiccio. Amazon ed eBay lamentano cali di affezione nell’ordine del 50% e sono in discesa anche gli altri marketplace della top 5, e cioè Argos, Etsy e Temu.

La colpa è probabilmente imputabile, come spiega Vito Perrone, Ceo e co-founder di Yocabè, “alla Brexit, che ha accentuato le difficoltà nella gestione delle operazioni doganali e comportato un aumento dei costi di spedizione sia dall’Europa al Regno Unito che viceversa, riducendo il numero di prodotti disponibili sui marketplace e inducendo diversi operatori internazionali a rinunciare a lavorare in questo mercato”.

Cosa succede nel mondo

Detto dell’Europa, e spiegato come l’area meridionale e orientale del continente registri tassi di crescita a doppia cifra riflettendo l’evoluzione post-pandemia dei comportamenti di consumo, quali sono i comportamenti delle altre regioni del mondo? La risposta non può che partire dagli Stati Uniti, patria per eccellenza dell’e-commerce: quello a stelle e strisce si conferma il terzo mercato online al mondo, dopo Cina e India (i dati sono di Statista) e premia nell’ordine, in termini di categorie merceologiche, fashion, elettronica e bevande (che superano i 90 miliardi di dollari in virtù di un incremento anno su anno di quasi il 30%). Molto interessante, a detta degli esperti di Yocabè, è quanto sta accadendo in Russia, dove Ozon ha superato in classifica Wildberries e dove, soprattutto, ha registrato un vero e proprio boom di visite mensili il marketplace dedicato al fashion Farfetch.

Dall’India, invece, arriva un’indicazione molto chiara sul prodotto più venduto online, e si tratta nello specifico dei generi alimentari, e la conferma della dimensione globale di Amazon, la piazza virtuale a più elevata crescita (sempre in fatto di audience online) del Paese davanti alla piattaforme generaliste Flipkart e Myntra e al portale Ajio dedicato alla moda femminile. Per Medio Oriente e Nord Africa, infine, lo studio ha registrato notevoli progressi nello sviluppo delle rispettive economie digitali (la più alta percentuale di utenti tra 16 e 64 anni che ha acquistato online ogni settimana è quella degli Emirati Arabi Uniti) mentre in America Latina, dove a dominare la scena dei marketplace è Mercado Libre (seguono Amazon e Temu), risulta ancora evidente la difficoltà a creare un ambiente digitale inclusivo omogeneo per tutta la popolazione (il tasso medio di penetrazione di Internet si ferma al 74%).

La partita dei marketplace: parola d’ordine “differenziare”

Scrutando la sfera di cristallo dell’e-commerce, le sfide che dovranno affrontare nel breve e medie termine i grandi merchant hanno contorni conosciuti: l’adozione dell’ AI per migliorare efficienza e targeting dei clienti, la crescente tassazione e regolamentazione in Europa, la complessità delle piattaforme, il problema dei resi nel mondo della moda che sta mettendo in crisi le marginalità di molti venditori. “Nei prossimi anni – dice convinto Perrone - questi driver continueranno a modificare il panorama dei marketplace globali e ci aspettiamo una distribuzione delle vendite tra più player, con gli specialisti locali e verticali che si contenderanno i consumatori dei portali generalisti globali attraverso una user experience più mirata”. Come nel mondo della finanza, anche nella vendite online la parola d’ordine per retailer e brand sarà una sopra le altre: differenziare.

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