È ancora utile imparare a memoria le poesie?
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Nell’epoca dell’AI, delle risposte immediate e della velocità, vi invito a fermarvi un attimo e chiedervi se sia ancora utile, in primis per le nuove generazioni, imparare le poesie a memoria. Credo che una domanda così pratica sia allo stesso tempo una domanda centrale per chi definisce politiche educative, insegnanti, famiglie e giovani, incluso chi ora sta leggendo questo contributo. La mia risposta è sì. Non per nostalgia di un passato, quando c’erano rigore e disciplina; non solo come sviluppo cognitivo e del linguaggio, nonché come allenamento mnemonico, come già ampiamente noto.
Chiedilo al Sole
Ma anche per ragioni profondamente contemporanee. In un tempo in cui ogni informazione è disponibile in pochi secondi e l’intelligenza artificiale può recuperare dati, testi e conoscenze con un semplice prompt, ciò che diventa raro non è l’accesso alle informazioni, bensì la capacità di interiorizzarle, attribuire loro significato e trasformarle in esperienza personale. La memorizzazione di una poesia va esattamente in questa direzione: non accumulare contenuti, ma abitarli. Non consumare parole, ma lasciarsi trasformare da esse. Ed è proprio questo processo che rende la poesia una straordinaria palestra di empatia, capacità sempre più essenziale anche nella vita d’impresa contemporanea.
Una poesia, così come un pezzo di teatro o cinema, ti pone nella prospettiva di ascolto di ciò che l’autore sente e comprendere ciò che vuole comunicare. Ti fa uscire da te stesso per far spazio alla prospettiva dell’altro, che spesso è chi ti è accanto. Pensate al nostro Benigni quando, in La tigre e la neve, ci fa partecipi del suo sentire: “Se muore lei, per me tutta questa messa in scena del mondo che gira, possono anche smontare, portare via, schiodare tutto, arrotolare tutto il cielo e caricarlo su un camion col rimorchio. Possono spengere questa luce bellissima del sole che mi piace tanto, ma tanto. Lo sai perché mi piace tanto? Perché mi piace lei illuminata dalla luce del sole, tanto. Portar via tutto questo tappeto, queste colonne, questo palazzo; la sabbia, il vento, le rane, i cocomeri maturi, la grandine, le 7 del pomeriggio, maggio, giugno, luglio, il basilico, le api, il mare, le zucchine. Le zucchine.” Imparare pezzi come questi significa fermarsi in quel sentimento, in quel pensiero, così come in quelle stagioni e in quegli odori. Ci impedisce di liquidarlo con un rapido “scroll” e ci porta quasi per magia a entrare in contatto con una parte profonda di sé stessi, col proprio vissuto, emotivo anzitutto.
Fate imparare ai bambini delle elementari Goal di Umberto Saba. Troverete, e soprattutto troveranno, tutto l’universo di un gioco che amano: il dispiacere di un portiere con faccia a terra per una rete subita, così come la gioia degli abbracci per un gol realizzato, inclusi quelli del portiere della propria squadra che spesso non riesce a darli fisicamente in quel momento e si limita a far una capriola o mandar baci. Comprenderanno soprattutto che quel vissuto non è solo quello di chi osserva il poeta, ma in parte è anche il loro, così come quello di tanti altri bambini che li hanno preceduti e che hanno trovato dopo ogni rete la forza di rialzarsi da terra e lanciare la palla a centrocampo per provare di nuovo a ribaltare il risultato. Fermandosi a impararla a memoria scopriranno anzitutto di essere capaci di farlo. In un’epoca in cui l’attenzione è continuamente frammentata e tutto sembra dover essere immediato, memorizzare una poesia significa sperimentare il valore della perseveranza. È una piccola conquista personale che alimenta fiducia nelle proprie possibilità e costruisce quell’autostima che serve nella scuola, nello sport, nel lavoro e, soprattutto, nella vita.
Se sei un genitore, uno zio o una zia, un’insegnante, o semplicemente hai a cuore un bambino o un’adolescente, impara a memoria una poesia e raccontagliela, magari di fronte al mare come fossi Benigni o in un campo di gioco come fossi Saba. Ti ascolterà più delle tante parole che vorrai dirgli e soprattutto scuoterai anche la sua curiosità. Attiverai sinapsi e processi che scienziati studiano da decenni e che invece tu puoi regalare con un’azione così semplice. In un mondo che, senza sosta, ci invita a consumare parole, imparare una poesia a memoria significa invece abitarle. Ed è forse per questo che, anche nell’epoca dell’AI, le poesie continuano ad avere qualcosa di profondamente umano da insegnarci.







