Arte

Due nuovi musei per Amsterdam

Il Suriname Museum e l’Art Zoo Museum ampliano l’offerta culturale di questa città

di Stefano Biolchini

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Amsterdam come molte tra le più belle città europee soffre di overtourism, ma come poche cerca di reagire al problema. E per di più lo fa come non ti aspetteresti, ovvero ampliando la propria offerta turistica, allontanandola però dal centro più gettonato per ricondurre i flussi di visitatori verso aree meno congestionate come il “Plantage”. E non solo. La città olandese con l’occasione guarda e ripensa anche al proprio passato coloniale, facendo, anche se forse solo in parte, mea culpa.

Suriname Museum

Nasce così il Suriname Museum, ospitato in un edificio di Zeeburgerdijk. Inaugurato dal sovrano lo scorso fine novembre, al suo interno si ripercorre la storia dell’ex colonia che - dal 1683 fino all’indipendenza nel 1975 - gravitò sotto la corona olandese.

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Amsterdam, due nuovi musei al via

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Tassidermie

Se all’ingresso sono le colorate tassidermie con la fauna dell’ex Guyana olandese a farla da protagoniste, lungo il percorso, che si sviluppa su tre piani, antiche mappe, documenti d’archivio, video e fotografie, oltre che manichini in cera, capanne, raccolte di suppelletili varie e alberi genealogici, ricompongono il variegato e convulso passato di sofferenza, schiavitù e immigrazioni forzate che hanno caratterizzato la durissima esperienza coloniale olandese. A tutti i singoli gruppi di etnie che gli olandesi riunirono, con intenti di massimo sfruttamento in questa verdeggiante “fetta” dell’America meridionale, sono dedicati singoli slot di narrazioni diversamente “animate”: indostani, creoli, giavanesi, cinesi, indiani e schiavi “d’ogni dove” sono qui raccontati in sezioni espressamente dedicate. E ancora, altri capitoli hanno per protagonisti i colonizzatori schiavisti in uniforme, i braccianti sottopagati e malnutriti e infine, sospiro di sollievo, al terzo piano le immagini del riscatto dei combattenti per la libertà e l’indipendenza, con le foto del primo presidente, Johan Henri Eliza Ferrier, festante all’alza della bandiera stellata, a bande verdi e bianche e rosse, della nuova era.

Tra le più riuscite rappresentazioni, quella filmata di un anziano immigrato di origine indiana al suo ritorno nel villaggio di provenienza e la ricostruzione dedicata alla comunità di ebrei che si era numerosa trasferita in loco, su spinta dell’impero britannico prima e di quello olandese poi. Un capitolo a parte è rappresentato dal seminterrato in cui è stata ricostruita la “galera” nella stiva di uno dei vascelli con i quali si trasportavano gli schiavi che sarebbero stati sfruttati nelle piantagioni e fattorie del luogo: un antro caratterizzato da interno claustrofobico e lugubre che imita, anche se alla lontana, le immani sofferenze di quegli innocenti che i colonizzatori votavano al sacrificio schiavista, quando non alla morte, in nome di un profitto perpetrato alla ricerca per tutti i mari di spezie e ricchezze esotiche e che, avrebbe arricchito la madre patria, macchiando indelebilmente del peggior schiavismo - con la Compagnia delle Indie Occidentali a farla da padrone - la storia di questo paese.

New Amsterdam

Lo scambio con l’impero britannico, con la cessione agli inglesi di New Amsterdam, che poi sarà New York, e la resa della colonia olandese alle truppe inglesi, ufficializzata con il Trattato di Westminster del 1674, e quindi l’arrivo massivo degli olandesi in quella che sarà da allora la loro Guyana, è oggetto particolareggiato di un altro approfondimento in video e non solo.

Anima dell’istituzione è la Fondazione Suriname Museum, nata dall’iniziativa volontaria dei suoi membri del consiglio, in risposta alla forte richiesta di un luogo centrale che offrisse conoscenza sul passato, il presente e il futuro della diaspora residente nei Paesi Bassi. L’obiettivo della fondazione è conservare la storia, l’arte e la cultura surinamese-olandese in modo innovativo e renderle accessibili a un vasto pubblico. Qui davvero, attraverso attività diverse e vivaci, la storia dimenticata torna visibile e nuove forme d’arte e cultura vengono create a vantaggio delle generazioni future. Un luogo che ogni olandese, giovane o anziano (e non soltanto...), dovrebbe visitare per conoscere e affrontare i dolorosissimi capitoli di una storia, troppo spesso ancora trascurata, se non rimossa.

Art Zoo Museum

Tutt’altra atmosfera all’Art Zoo Museum. Qui il tributo alla natura selvaggia assume tutt’altra connotazione e atmosfere, con le tassidermie ancora protagoniste, anche se in tutt’altra forma. Gli artisti dell’impaglio Jaap Sinke e Ferry van Tongeren, con buona dose di istrionismo creativo e ironia non comunissima a queste latitudini, hanno reso questa forma espressiva d’arte la protagonista delle meravigliose sale affrescate all’italiana di questo raffinato museo.

Charles Darwin

Fermati in pose anche insolite, tutti questi animali selvatici, rigorosamente salvati post mortem dalla marcescenza in discarica, sono stati ripuliti e “vivificati” per la gioia dei visitatori. Di più: con grande dose di autoironia i due artisti (che, detto per inciso, tra i loro passati committenti annoverano anche l’artista britannico Damien Hirst), e i curatori del Museo hanno inserito - a evidente buon titolo, anche se inconsapevole - lo stesso biologo, geologo e naturalista, nonché padre dell’evoluzionismo, Charles Darwin, fra i “cofondatori” dell’istituzione. Attingendo poi come fonte di ispirazione per le loro pose alla maestria dei pittori olandesi del seicento olandese, le “gabbie” trasparenti di questo museo danno vita ad una sinuosa e leggera danza in cui questi animali esprimono al meglio tutta la loro fierezza e selvaggia possanza. Il tutto attraverso ricercate pose inusuali, sensuali e conturbanti. Coloratissimi ara, cacatua, primati, anaconde, formichieri, salamandre, leopardi, leoni, apie molti altri brillantissimi insetti: nessuna delle grandi “famiglie” naturali è stata trascurata in questa caleidoscopica wunderkammer “naturalistica”, in grado di rendere gioiosamente, ma anche con un monito ben assestato, l’immagine di un mondo sempre più messo in pericolo dalla specie più distruttiva e devastante: l’uomo.

L’uomo come causa di estinzione di plurime specie

L’estinzione delle specie a causa dell’uomo è infatti la costante, pur non invitata, dea Eris di questo luogo, che è anche uno splendido esempio di dimora seicentesca in Herengracht, affrescata da Jakob de Wit; a lui si devono le mirabili rappresentazioni di altri numerosi miti in affresco nelle sale superiori. Al seminterrato poi, una deliziosa caffetteria con grazioso affaccio su un giardino d’interno, e che presenta stucchi dedicati ad Arianna, è impreziosita da decori e incrostazioni di conchiglie e coralli che le fanno assumere l’aspetto di un elegante ninfeo, in cui degustare il miglior caffé all’italiana di Amsterdam.

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