Due nuovi musei per Amsterdam
Il Suriname Museum e l’Art Zoo Museum ampliano l’offerta culturale di questa città
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Amsterdam come molte tra le più belle città europee soffre di overtourism, ma come poche cerca di reagire al problema. E per di più lo fa come non ti aspetteresti, ovvero ampliando la propria offerta turistica, allontanandola però dal centro più gettonato per ricondurre i flussi di visitatori verso aree meno congestionate come il “Plantage”. E non solo. La città olandese con l’occasione guarda e ripensa anche al proprio passato coloniale, facendo, anche se forse solo in parte, mea culpa.
Suriname Museum
Nasce così il Suriname Museum, ospitato in un edificio di Zeeburgerdijk. Inaugurato dal sovrano lo scorso fine novembre, al suo interno si ripercorre la storia dell’ex colonia che - dal 1683 fino all’indipendenza nel 1975 - gravitò sotto la corona olandese.
Tassidermie
Se all’ingresso sono le colorate tassidermie con la fauna dell’ex Guyana olandese a farla da protagoniste, lungo il percorso, che si sviluppa su tre piani, antiche mappe, documenti d’archivio, video e fotografie, oltre che manichini in cera, capanne, raccolte di suppelletili varie e alberi genealogici, ricompongono il variegato e convulso passato di sofferenza, schiavitù e immigrazioni forzate che hanno caratterizzato la durissima esperienza coloniale olandese. A tutti i singoli gruppi di etnie che gli olandesi riunirono, con intenti di massimo sfruttamento in questa verdeggiante “fetta” dell’America meridionale, sono dedicati singoli slot di narrazioni diversamente “animate”: indostani, creoli, giavanesi, cinesi, indiani e schiavi “d’ogni dove” sono qui raccontati in sezioni espressamente dedicate. E ancora, altri capitoli hanno per protagonisti i colonizzatori schiavisti in uniforme, i braccianti sottopagati e malnutriti e infine, sospiro di sollievo, al terzo piano le immagini del riscatto dei combattenti per la libertà e l’indipendenza, con le foto del primo presidente, Johan Henri Eliza Ferrier, festante all’alza della bandiera stellata, a bande verdi e bianche e rosse, della nuova era.
Tra le più riuscite rappresentazioni, quella filmata di un anziano immigrato di origine indiana al suo ritorno nel villaggio di provenienza e la ricostruzione dedicata alla comunità di ebrei che si era numerosa trasferita in loco, su spinta dell’impero britannico prima e di quello olandese poi. Un capitolo a parte è rappresentato dal seminterrato in cui è stata ricostruita la “galera” nella stiva di uno dei vascelli con i quali si trasportavano gli schiavi che sarebbero stati sfruttati nelle piantagioni e fattorie del luogo: un antro caratterizzato da interno claustrofobico e lugubre che imita, anche se alla lontana, le immani sofferenze di quegli innocenti che i colonizzatori votavano al sacrificio schiavista, quando non alla morte, in nome di un profitto perpetrato alla ricerca per tutti i mari di spezie e ricchezze esotiche e che, avrebbe arricchito la madre patria, macchiando indelebilmente del peggior schiavismo - con la Compagnia delle Indie Occidentali a farla da padrone - la storia di questo paese.
New Amsterdam
Lo scambio con l’impero britannico, con la cessione agli inglesi di New Amsterdam, che poi sarà New York, e la resa della colonia olandese alle truppe inglesi, ufficializzata con il Trattato di Westminster del 1674, e quindi l’arrivo massivo degli olandesi in quella che sarà da allora la loro Guyana, è oggetto particolareggiato di un altro approfondimento in video e non solo.







