Gli effetti del conflitto

Dubai, super sconti negli hotel, ma stanze vuote

Il conflitto sta costando circa 600 milioni di dollari al giorno al settore turistico in Medio Oriente. L’offerta alberghiera, lo scorso dicembre, ha raggiunto le 158.700 camere. Quest’anno ne sono attese altre 4.600

di Laura Cavestri

Una veduta di Dubai

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Una perdita, al giorno, pari a oltre mezzo miliardo di dollari. Prezzi scontati, a camera, dal 30 all’80 per cento. Tanto che le autorità hanno esortato gli hotel di Dubai a mantenere invariate le tariffe dei soggiorni, puntando sul turismo interno. Parole d’ordine: nervi saldi per mostrarsi resilienti e non certo sconfitti di fronte agli «eventi temporanei» che stanno picconando uno degli hub turistici più frequentati , nonchè snodo di transito dei viaggiatori verso Australia ed Estremo Oriente.

Secondo le stime del World Travel & Tourism Council, il conflitto regionale tra Stati Uniti, Israele e Iran sta costando al settore turistico mediorientale l’equivalente di 600 milioni di dollari al giorno. Stime che quantificano, nel solo 2025, una spesa pari a 178 miliardi di euro da parte dei visitatori internazionali nella regione, con 526mila passeggeri al giorno negli hub aeroportuali regionali di Abu Dhabi, Dubai, Doha e Bahrain.

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A gennaio, gli 827 hotel di Dubai hanno registrato un tasso di occupazione medio dell’86%, secondo i dati del Dipartimento del Turismo dell’emirato. In attesa di dati aggiornati, l’occupazione sarebbe scesa al 20%, ma per molti hotel è a una sola cifra. E con il calo degli arrivi internazionali, gli hotel si sono riorganizzati, rivolgendosi sia al mercato interno - con pacchetti promozionali - sia a fonti di reddito accessorie come i ristoranti, pacchetti SPA e benessere con attività di miniclub per i bambini, per attutire il colpo.

I prezzi a camera sono crollati, dal 30 all’80%, ma, a Realty Today, Mohamed Alabbar, fondatore di Emaar Properties, ha spiegato che questi sconti non significano che il mercato immobiliare di Dubai stia crollando. Investitori e acquirenti continuano a considerare Dubai un luogo sicuro in cui investire. Le variazioni temporanee dei prezzi degli hotel non vanno interpretate come il segnale di un problema più ampio. I fondamentali sono solidi e non c’è una debolezza a lungo termine del mercato immobiliare. A metà del 2025, gli Emirati Arabi Uniti contavano complessivamente 100 progetti alberghieri attivi , per un totale di 25.470 camere.

Secondo il Dubai Hospitality Sector 2025 Market Performance dell’advisory immobiliare Cavendish Maxwell, nel 2025 l’offerta alberghiera di Dubai ha raggiunto le 158.700 camere in 770 strutture, per quasi il 70% in categoria lusso. Lo scorso anno la città ha aggiunto 3.400 camere, per una crescita annua del 2,2%, mentre dieci nuovi hotel sono entrati nel mercato. E guardando al futuro, è prevista la consegna di ulteriori 4.600 camere in questo 2026, per lo più nei segmenti di lusso e di fascia alta.

Il fattore tempo è dunque essenziale. Se la guerra dovesse protrarsi per mesi, oltre a rallentare i cantieri, a tenere a distanza i turisti e a incrinare l’immagine di hub turistico dell’area, l’eccesso di offerta alberghiera potrebbe mettere in fuga capitali e investitori, far saltare business plan, mettere in crisi la filiera e gli sviluppatori, che già da settimane scontano pesanti perdite in Borsa, tra titoli e bond.

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