Stati Uniti

«Drill baby drill», ma Big Oil ha dubbi sull’uscita da Parigi

Le grandi società petrolifere americane hanno investito miliardi nella diversificazione in energie pulite

di Luca Veronese

Un lavoratore in un oledotto.  REUTERS/Stringer/File Photo

2' di lettura

2' di lettura

Le grandi compagnie petrolifere americane hanno mostrato tutto il loro entusiasmo per Donald Trump, ma stanno sollevando qualche dubbio sul ritiro degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi. Big Oil è tra i grandi sostenitori del leader repubblicano e si prepara a incassare i dividendi dello sviluppo dei giacimenti fossili statunitensi: «Drill baby drill», ha promesso Trump e le trivellazioni «a più non posso» sono una priorità nella sua agenda, per sviluppare la produzione nazionale e per seppellire il Green Deal di Joe Biden.

L’uscita degli Stati Uniti dal trattato sui cambiamenti climatici potrebbe essere una mossa controproducente per le grandi società petrolifere: non partecipare alla cooperazione internazionale sul clima - spiegano - ostacolerà i loro piani di investimento nella transizione globale verso un’energia più pulita. Una contraddizione per i grandi dell’energia fossile, che si spiega con la necessità di potere contare su regole definite, oltre che condivise, a garanzia degli investimenti miliardari - già effettuati e pianificati - in tecnologie per contenere il climate change, come l’idrogeno verde o la cattura del carbonio.

Loading...

«Avremmo preferito che gli Stati Uniti rimanessero coinvolti nel processo climatico delle Nazioni Unite: il settore privato è impegnato a sviluppare le soluzioni necessarie per soddisfare le esigenze energetiche di un’economia globale in crescita, affrontando al contempo la sfida climatica», ha affermato Marty Durbin, presidente del Global Energy Institute della Camera di Commercio Usa.

Bethany Williams, portavoce dell’American Petroleum Institute, i cui membri includono Exxon Mobil e Chevron, ha affermato che l’associazione «sostiene da tempo le ambizioni dell’Accordo di Parigi».

Il ceo di Exxon, Darren Woods, già a novembre, aveva chiesto che il nuovo presidente mantenesse gli Stati Uniti dentro al trattato internazionale spiegando che l’uscita avrebbe creato incertezza per le aziende. E anche le società indipendenti dell’American Exploration and Production Council hanno manifestato perplessità.

«È fondamentale - ha spiegato il ceo Anne Bradbury - che la discussione sul cambiamento climatico sia globale e riconosca che l’America è il leader mondiale sia nella produzione di energia che nella riduzione delle emissioni».

Nel mezzo della transizione energetica, le società americane potrebbero in definitiva essere costrette a muoversi in un ambiente normativo non uniforme che Washington non potrà influenzare.

«Il ritiro degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi sul clima aumenterà l’ambiguità normativa, creando una maggiore complessità», ha sottolineato Wynne Lawrence, specialista in rischi di responsabilità climatica dello studio legale assicurativo Clyde & Co. «Potrebbe portare - ha aggiunto - a una serie di controversie legali mentre le aziende affrontano l’incertezza sulle strategie di transizione tra gruppi multinazionali e catene di fornitura».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti