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Dragon diffusion fa dell’artigianalità la propria bandiera

Il brand è arrivato a produrre 25mila borse al mese da quando Craig Wright ha reso moderno il cestino intrecciato

di Paola Dezza

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L’ispirazione è arrivata dalle ceste di paglia e di bambù che in molte parti del mondo le donne usano nella vita quotidiana. Prendendo spunto da una tradizione ed elaborandola in chiave moderna, il fondatore di Dragon Diffusion ha saputo far conoscere il brand per l’impegno verso l’artigianalità, ma anche per il design senza tempo. Il marchio è infatti associato a una borsa iconica dal successo trasversale, per Paesi e generazioni.

La storia del brand si intreccia con quella della famiglia di Craig Wright. Il bisnonno di Craig arrivò, infatti, in Nuova Zelanda dalla Scozia e intraprese il business della pelletteria. Anni e anni dopo Craig inizia a lavorare, sempre nel mondo del pellame (in particolare cinture) per il marchio Ralph Lauren e si trasferisce prima a Parigi e successivamente in Belgio, dove vive tuttora.

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Osservando in giro per il mondo le tecniche di intreccio delle fibre vegetali dei cestini, come quelli usati da comunità indigene delle Isole del Pacifico, ma anche in Nuova Zelanda e altre aree del mondo, Wright ha pensato di trasferire le stesse modalità di lavorazione al mondo della pelletteria, sostituendo il bambù e altre piante con strisce di pelle. Tradizioni di lavorazione simili si possono trovare nei panieri e nei cesti di vimini raffinati della Francia (ricordiamo tutti il cestino reso famoso da Jane Birkin per esempio) e del Regno Unito, così come nell’arte giapponese della cestineria in bambù. Così, nel 1985, nasce Dragon Diffusion, marchio specializzato nella creazione di borse in pelle rigorosamente intrecciate a mano. «Un brand dallo stile inconfondibile, che ha fatto dell’attenzione ai dettagli e della lavorazione artigianale la sua forza», racconta Craig al Sole 24 Ore.

«La base del nostro processo di design è stata la curiosità - afferma Craig -. Le nostre borse sono un omaggio all’arte della cestineria, che esiste da secoli in comunità di tutto il mondo».

Ogni borsa è realizzata da artigiani indiani nella fabbrica di Ranipet, nei pressi della città di Chennai. La scelta? Fin dagli anni ’60, qui esiste una tradizione nell’allevamento del bestiame e nella lavorazione delle pelli.

Nonostante la crescita del brand, Dragon Diffusion rimane fedele alle sue radici artigianali. «Ogni borsa è realizzata da una sola persona», spiega l’intervistato. L’azienda impiega attualmente 2.400 persone e organizza gruppi da 20 a 40 donne che lavorano insieme con un supervisore. Queste donne vengono spesso riunite intorno a una chiesa e qui sono formate nelle tecniche di intreccio in pelle che rendono ogni borsa un pezzo unico.

«Abbiamo anche costruito scuole per assicurare che questa arte continui a prosperare», dice. Oggi Dragon Diffusion produce tra le 23.000 e le 25.000 borse al mese, tutte fatte a mano in India.

A distinguere le borse Dragon Diffusion è anche la tecnica utilizzata per colorare la pelle. Le tinture sono unicamente vegetali e la pelle non trattata. «La pelle viene prima preparata con tinture naturali e, una volta pronte le strisce di pelle, i nostri intrecciatori usano solo le loro mani per realizzare le borse», spiega Craig. Con il tempo e con l’uso, le borse sviluppano una patina che migliora sia la sensazione sia l’aspetto di ogni pezzo realizzato a mano.

Quello che è iniziato come un progetto di passione si è lentamente trasformato in un marchio con un appeal internazionale. «Non ho mai avuto l’intenzione di costruire un brand globale. Il successo è arrivato in modo naturale», conclude Craig.

La pelle è italiana e sempre da qui arrivano anche le tinture. «Abbiamo sviluppato una formula speciale per l’utilizzo di coloranti a base vegetale (organici che derivano dall’anilina) per la colorazione per immersione delle nostre strisce di cuoio grezze - spiega -. Importiamo e utilizziamo 4-6 tonnellate al mese dall’Italia». Si tratta di coloranti che possono penetrare in profondità nelle fibre mantenendo però inalterate le venature della pelle.

Sono 15 le colorazioni che vanno dal Bruciato al Forest green, dal naturale all’orange, passando per Navy e Plum. Moltissimi i modelli disegnati negli anni. Iconica rimangono le Tote bag, Triple Jump e Nantucket.

Oggi, Dragon Diffusion è venduto in oltre 600 boutique in tutto il mondo, con una presenza importante in Paesi come Giappone, Italia, Francia e Corea del Sud. Il marchio ha visto una crescita esponenziale in Cina, con le vendite che sono aumentate in modo significativo negli ultimi tre anni.

E adesso Dragon Diffusion punta al mercato delle calzature. «Stiamo investendo molto in India per sviluppare sandali. Abbiamo già venduto sandali nel mercato saudita e vedo questo come una grande e ulteriore opportunità di crescita per l’azienda», afferma Craig.

La curiosità e l’esplorazione di nuovi percorsi non muta i principi artigianali sul quale il brand si fonda. Anche se si apre a nuove collaborazioni e alla ricerca e studio di materiali diversi, come il lino.

Riproduzione riservata ©
  • Paola DezzaCaporedattrice del Lunedì e responsabile del settore real estate per tutto il gruppo

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: mercato immobiliare, architettura, finanza immobiliare, lifestyle, turismo, hotel e ospitalità

    Premi: “Key player of the italian real estate market” di Scenari Immobiliari

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