Draghi-Conte, sul piatto il reddito di cittadinanza
Verso l’incontro di lunedì a Palazzo Chigi: la misura-bandiera del M5S potrebbe ottenere l’ombrello protettivo del premier
di Emilia Patta
3' di lettura
I punti chiave
3' di lettura
Una telefonata asciutta attorno alle 16.30 semplicemente per darsi appuntamento lunedì a Palazzo Chigi. Dopo due giorni di tensione altissima il premier Mario Draghi e l’ex premier Giuseppe Conte hanno fissato l’atteso faccia a faccia che dovrebbe mettere fine alle voci di un’uscita del M5s dal governo per passare al cosiddetto appoggio esterno.
Ipotesi respinta per altro come non fattibile dallo stesso Draghi durante la conferenza stampa di giovedì pomeriggio («non sono disposto a guidare un governo con una maggioranza diversa da questa, senza i 5 Stelle si va al voto»), in asse con quanto detto ancora ieri dal leader del Pd Enrico Letta («noi non sosterremo altri governi che non siano questo, se ci sono cambiamenti per quanto ci riguarda ci confronteremo alle elezioni») e con quanto trapelato nei giorni scorsi dal Quirinale: Sergio Mattarella, che nel suo incontro con Conte di mercoledì sera ha comunque ricevuto assicurazioni sulla permanenza del M5s nella maggioranza, ha avuto modo di ricordare che con il governo di larghe intese guidato dall’ex governatore della Bce gli esperimenti di questa travagliata legislatura sono finiti.
Il nervosismo di Conte
Eppure il nervosismo in casa contiana resta elevato, né le parole pronunciate dal premier sul «contributo fondamentale dei 5 Stelle all’attività del governo» sono state ritenute sufficienti: «Ora deve essere conseguente». Conte parla esplicitamente di «disagio politico».
E da Cortona, dove in serata partecipa a un confronto pubblico con Letta e con il leader di Articolo 1 Roberto Speranza, sembra accusare Draghi di aver avuto un ruolo nella scissione del ministro degli Esteri Luigi Di Maio avvenuta il 21 giugno nelle ore in cui le Camere votavano la risoluzione sulla guerra in Ucraina: «Una scissione così non si coltiva in poche ore, c’era un’agenda personale che viene da fuori. È stato Draghi a suggerirlo? Ne parlerò con lui lunedì».
Accuse gravi, che si accompagnano alla “minaccia” di uscita dal governo nonostante le assicurazioni date al Presidente Mattarella solo due giorni fa: «La scelta di restare nel governo o meno la prenderemo dopo un confronto con i nostri organi politici. Noi le decisioni le prendiamo nell’ambito di una comunità: ci sarà un coinvolgimento degli organi politici e valuteremo. L’incontro di lunedì sarà importante per capire dove siamo arrivati».








