Dove l’Adriatico e lo Ionio si incontrano, nel rifugio di Uli Weber
Fotografare l’Italia baciata dalla luna: è l’ultimo progetto del gentleman della luce, che, nella sua casa in Salento, a Santa Maria di Leuca, racconta gli scatti di una vita dietro l’obiettivo.
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A guardarlo, si sarebbe tentati di immaginarlo nato tra Chelsea e Belgravia, con il vizio per le giacche su misura e la naturalezza di chi passa da una sala d’aste di Christie’s a un pranzo a Mayfair senza mai allentare il nodo della cravatta. Nei modi misurati, nell’ironia asciutta, nell’understatement tipicamente british, Uli Weber incarna alla perfezione una certa idea di gentleman photographer inglese. E invece è tedesco fino in fondo: nato a Ulma, forgiato da quella disciplina mitteleuropea che ancora oggi si avverte nell’impostazione delle sue immagini.
Chiedilo al Sole
Quando ci incontriamo per la prima volta, compare a bordo di una delle sue due automobili d’epoca, una rara Mercedes-Benz 300 SE Cabrio del 1966. Indossa una camicia bianca sotto a un trench leggero. La prima cosa che nota è il mio sguardo sugli interni in pelle rosso cremisi. Accenna un sorriso vagamente compiaciuto. «È fresca di restauro. La pelle rossa è la sua firma. E probabilmente anche il mio vizio più costoso», dice.
Weber ha una passione sfrenata per l’Italia che per lui non è tanto una destinazione estiva quanto una vera e propria ossessione estetica, al punto da convincerlo a mettere radici nel Salento. In Italia ha esposto da nord a sud, da Milano a Palermo, passando per Venezia, Roma e Lecce. Il suo libro più recente, Il Mezzogiorno, è infatti interamente dedicato al nostro Paese. In una luminosa mattina, più primaverile che estiva, mi apre le porte della sua casa a Santa Maria di Leuca, l’estrema punta della Puglia dove l’Adriatico e lo Ionio si incontrano quasi senza soluzione di continuità. Qui, lontano dagli studi fotografici di Londra e dal ritmo frenetico di Milano, le due città in cui vive per il resto dell’anno, Weber si concede una versione più privata di se stesso, più rilassata, più semplice.
Superata la soglia della sua casa-studio, l’impatto è scenografico: marmo scuro lucidissimo, carte da parati color lampone, oggetti sospesi tra brio mediterraneo e rigore teutonico. Alle pareti, le sue stampe fine art dedicate all’Irezumi, l’antica arte giapponese del tatuaggio che trasforma i corpi in ampie campiture dense di simboli, colori, storie. Tutto, nella casa di Weber, sembra parlare la lingua delle sue fotografie: sofisticata, sensuale, ma sempre misurata nel dettaglio. Non sorprende, dunque, che il suo linguaggio si sia affinato dentro l’universo iper-controllato dell’editoria fashion internazionale, tra Londra e New York, lavorando per Vogue America, sotto l’egida di Anna Wintour. Il suo lavoro è stato esposto in istituzioni come il Victoria and Albert Museum, la National Gallery of Victoria di Melbourne e la Saatchi Gallery di Londra. Ma per capirlo davvero bisogna partire dall’inizio, da quei progetti che ne hanno definito la cifra stilistica.
«I primi libri che ho fatto erano molto british. Portraits era composto quasi interamente da personaggi inglesi: Jeremy Irons, Hugh Grant, Eddie Redmayne, Kate Moss, Keira Knightley, Sting, Daniel Radcliffe… Poi è arrivato GoodwoodRevival, che è probabilmente il progetto più inglese che abbia mai realizzato, e infine The Allure of Horses, nato come omaggio al mondo equestre britannico. Gli inglesi adorano questi animali, è proprio parte del loro dna». A proposito di Goodwood Revival, oggi alla sua terza riedizione, il progetto è la prova che in fotografia il tempo non è necessariamente sinonimo di qualità. Nasce infatti di getto durante gli anni in cui Weber lavora per Tatler, punto di riferimento dell’upper class inglese: tre giorni appena, una full immersion totale nel microcosmo impeccabile e teatrale di Goodwood, nella contea del West Sussex, nel sud dell’Inghilterra. La rivista lo invia a ritrarre Lord March, oggi Duca di Richmond, padrone di casa del celebre festival automobilistico Goodwood Revival per un articolo a tema.















