Click Day per il Bonus Dote Famiglia: guida e scadenze per le domande
Dalle risorse per lo sport agli elettrodomestici, diversi contributi debuttano o saranno erogati entro dicembre. Fondi, requisiti e procedure tra le criticità. Ma il carrello resta vuoto
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Si apre la stagione autunnale dei bonus. Dall’aiuto per lo psicologo a quello per gli elettrodomestici, passando per la Dote Famiglia e la Carta Dedicata a te, sono sei le novità per le famiglie in arrivo questo autunno. La corsa all’attuazione (parliamo di norme per lo più introdotte lo scorso dicembre, con la legge di Bilancio) deve chiudersi entro fine anno per utilizzare i fondi stanziati per il 2025: queste sei misure, che debuttano o vengono erogate nei prossimi mesi, complessivamente valgono 1,7 miliardi di euro.
I limiti delle misure
Non mancano però le criticità. In alcuni casi sono i fondi insufficienti, come nel caso del Bonus psicologo i cui stanziamenti potranno coprire poco più di 6mila domande. In altri casi i ritardi dei decreti attuativi, come per l’incentivo sugli elettrodomestici. Ci sono poi limiti e condizioni che restringono la platea dei beneficiari, come l’obbligo di residenza in un’area ad alto pendolarismo per godere del bonus auto elettriche in arrivo a metà ottobre. O come il limite massimo di Isee (l’indicatore della situazione economica equivalente delle famiglie) a 15mila euro per la Dote Famiglia e la carta Dedicata a te. Tutte misure, come le ultime due, in capo a ministeri diversi (nello specifico il dipartimento per lo Sport e il ministero dell’Agricoltura, sovranità alimentare e foreste), che prevedono procedure differenti – spesso complesse – di accreditamento ed erogazione degli importi.
Fa discutere anche il limite di reddito da lavoro a 40mila euro per le madri lavoratrici con due figli che attendono l’una tantum di 480 euro entro dicembre (40 euro al mese nel 2025 a patto che abbiano lavorato tutto l’anno e fino ai dieci anni del figlio più piccolo). La misura, inizialmente nata come una decontribuzione, ha cambiato perimetro e forma già diverse volte, generando non poca confusione. Istituita a fine 2023, da ultimo è stata ritoccata a luglio con il Dm Economia che, per quest’anno, l’ha estesa alle lavoratrici autonome e a tempo determinato (escluse però colf e badanti) e ha affidato i fondi all’Inps per l’erogazione diretta, previa richiesta della beneficiaria (si attendono le istruzioni). Salvo ulteriori modifiche in manovra, però, nel 2026 il bonus tornerà nelle mani dei datori di lavoro e un decreto dovrà definire l’entità dello sgravio contributivo.
Per molte di queste agevolazioni, i budget limitati impongono il meccanismo del click day: i fondi vengono attribuiti in base all’ordine di presentazione delle domande, fino a esaurimento delle risorse. Esaurimento che spesso avviene in poche ore. La corsa ai bonus si accende proprio mentre il Governo sta studiando un nuovo pacchetto di aiuti per il ceto medio da introdurre con la prossima manovra. Rimodulazione dell’Irpef, detrazioni per i figli e aiuti alle giovani coppie: la nuova ricetta del Governo dovrebbe affiancare le altre misure strutturali per il sostegno al reddito, già finanziate per i prossimi anni, tra i quali l’assegno di inclusione, l’assegno unico per i figli, il bonus nido oppure i mille euro per i nuovi nati.
I tagli e la sfiducia
Gli sforzi appena descritti – pur disorganici – vanno tutti nella direzione di sostenere il portafoglio delle famiglie in difficoltà e il potere d’acquisto del ceto medio. A luglio – l’ultimo mese monitorato dall’Istat – le vendite al dettaglio hanno registrato crescita zero in valore rispetto al mese precedente e un lieve calo nei volumi (-0,2%). In particolare, rispetto allo stesso mese del 2024 le vendite dei beni alimentari sono cresciute in valore (+2,9%) a causa dell’inflazione, ma sono calate in volume (-0,8%). Proiettando con un’immagine l’indicatore Istat all’interno di un supermercato, negli ultimi anni il carrello della spesa degli italiani si è progressivamente svuotato: fatto 100 quanto si comprava in media nel 2021, oggi si compra 92,5 (-7,5%) in termini di volumi. «I consumi restano deboli – afferma Fedele De Novellis di Ref Ricerche – mentre inflazione e pressione fiscale hanno schiacciato il potere d’acquisto delle famiglie. Nuove misure di sostegno al reddito non ce ne sono state negli ultimi due anni e gli incentivi sono pochi e transitori».








